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Setteottobre Rassegna Stampa
02.04.2026 Sofia rafforza il suo ruolo nella NATO e nei Balcani mentre costruisce relazioni sempre più strette con Israele
Alessandro Carmi

Testata: Setteottobre
Data: 02 aprile 2026
Pagina: 1
Autore: Alessandro Carmi
Titolo: «Sofia rafforza il suo ruolo nella NATO e nei Balcani mentre costruisce relazioni sempre più strette con Israele»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE, l'analisi di Alessandro Carmi dal titolo: "Sofia rafforza il suo ruolo nella NATO e nei Balcani mentre costruisce relazioni sempre più strette con Israele"

ALESSANDRO CARMI - Candidato per il comune di Trieste

Alessandro Carmi

Pur non essendo un paese che occupi il centro del dibattito europeo, la Bulgaria è uno di quei nodi silenziosi in cui si incrociano interessi energetici, sicurezza regionale e nuovi equilibri geopolitici, con una posizione che negli ultimi anni è diventata più rilevante di quanto appaia a prima vista, soprattutto per chi guarda ai rapporti tra Europa, Medio Oriente e Israele.

Collocata sulla frontiera sud-orientale dell’Unione europea, Sofia rappresenta una porta d’accesso strategica tra il continente e un’area instabile che va dai Balcani alla Turchia fino al Mar Nero. Questa posizione geografica non è neutra: la Bulgaria si trova esposta alle tensioni generate dalla guerra in Ucraina, ai movimenti energetici che attraversano la regione e alle dinamiche di sicurezza che coinvolgono la NATO. Negli ultimi anni ha rafforzato il proprio allineamento occidentale, pur mantenendo una certa prudenza dovuta a legami storici e culturali con la Russia che continuano a influenzare parte dell’opinione pubblica.

Il tema energetico è centrale. Tradizionalmente dipendente dal gas russo, la Bulgaria ha avviato un processo di diversificazione che punta a ridurre questa vulnerabilità attraverso nuovi collegamenti regionali e accordi con altri fornitori. Questo percorso non è soltanto economico, è politico, perché segna una scelta di campo più netta all’interno del sistema euro-atlantico e contribuisce a ridefinire gli equilibri energetici nei Balcani.

Sul piano politico interno, il paese attraversa una fase di instabilità che si riflette in governi fragili e cicli elettorali ravvicinati. Questa instabilità non ha però compromesso l’orientamento strategico generale, che resta ancorato all’Unione europea e alla NATO. Al contrario, proprio la pressione esterna ha spinto Sofia a rafforzare il proprio ruolo all’interno delle strutture occidentali, in particolare sul fronte della sicurezza e del controllo delle frontiere.

Il rapporto con Israele rappresenta uno degli aspetti più interessanti della politica estera bulgara. Negli ultimi anni, i due paesi hanno sviluppato una cooperazione crescente in ambiti che vanno dalla sicurezza alla tecnologia, passando per il turismo e gli scambi economici. La memoria storica, segnata dal salvataggio della comunità ebraica bulgara durante la Seconda guerra mondiale, continua a essere un elemento simbolico importante, ma oggi il rapporto si fonda soprattutto su interessi concreti.

Israele vede nella Bulgaria un partner affidabile all’interno dell’Unione europea, capace di offrire un canale di dialogo pragmatico e meno ideologizzato rispetto ad altri paesi europei. Sofia, dal canto suo, guarda a Israele come a un interlocutore avanzato sul piano tecnologico e come a un alleato utile in un contesto regionale complesso. Questa relazione si inserisce anche in un quadro più ampio che coinvolge altri paesi del Mediterraneo orientale, contribuendo a costruire una rete di cooperazione che va oltre i confini tradizionali.

Nei Balcani, la Bulgaria mantiene un ruolo attivo, pur non sempre visibile. I rapporti con i paesi vicini, a cominciare dalla Macedonia del Nord, sono segnati da tensioni storiche e questioni identitarie che emergono periodicamente, ma che si inseriscono in un contesto più ampio di integrazione europea. Sofia cerca di bilanciare queste dinamiche senza compromettere il proprio posizionamento internazionale.
Il rapporto con la Turchia aggiunge un ulteriore livello di complessità. Da un lato esiste una cooperazione necessaria, soprattutto sul piano migratorio e commerciale, dall’altro permangono diffidenze legate a fattori storici e politici. Anche in questo caso, la Bulgaria si muove con cautela, consapevole della propria posizione di frontiera.

Guardare alla Bulgaria oggi significa osservare un paese che, pur senza proclamazioni, sta ridefinendo il proprio ruolo all’interno di un contesto europeo e regionale sempre più instabile. Non è una potenza, ma è un attore che conta più di quanto si pensi, proprio perché si trova in un punto di passaggio obbligato per flussi energetici, rotte commerciali e strategie di sicurezza.

Il punto, in fondo, è che la Bulgaria rappresenta un esempio di come anche paesi considerati periferici possano acquisire centralità in un sistema internazionale in trasformazione. La sua capacità di rafforzare i legami con l’Occidente, di gestire relazioni complesse con Russia e Turchia e di costruire un rapporto solido con Israele sarà decisiva per definire il suo peso nei prossimi anni. In un’Europa che cerca nuovi equilibri, Sofia potrebbe rivelarsi molto meno marginale di quanto si sia abituati a pensare.

 

 

 


info@setteottobre.com

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