Riprendiamo da LIBERO di oggi, 02/04/2026, a pag. 19, con il titolo "Con la sconfitta di Teheran tornerà anche il petrolio" l'intervista di Maurizio Stefanini a Amir Aviv, Ceo del Forum di sicurezza e difesa israeliano

Maurizio Stefanini
Generale di Brigata a riposo dal 2017 dopo oltre 30 anni nelle Forze Armate israeliane, Amir Avivi è oggi il Ceo del Forum di difesa e sicurezza israeliano: un movimento di base e think tank cui fanno riferimento più di 30.000 ufficiali, comandanti e operatori israeliani in riserva e in pensione, che lui stesso ha fondato. Gli chiediamo: come sta andando la guerra in Iran?
«In realtà questa guerra sta andando avanti da due anni e mezzo, e si è articolata in tre fasi diverse. La prima è consistita nell’indebolire ogni singolo fronte che stavamo affrontando e creare una realtà in cui tutti questi fronti non rappresentino più una minaccia strategica. Non significa distruggerli completamente, ma indebolirli drasticamente. Abbiamo iniziato con Gaza. Dopo un anno, abbiamo attaccato in Libano, poi in Siria e poi in Yemen. E nella guerra dei dodici giorni contro l’Iran, siamo tornati a Gaza per liberare gli ostaggi. Abbiamo così concluso questa prima fase, che è durata circa due anni».
E questa fase come si può descrivere?
«Quella a cui stiamo assistendo ora, dopo un certo periodo di preparazione e pianificazione, è una guerra decisiva. Una guerra per vincere in modo decisivo contro l’asse sciita dell’Iran. La guerra che Israele e gli Stati Uniti stanno conducendo insieme ha lo scopo di annientare e distruggere completamente le capacità iraniane, tutte quante: le loro capacità missilistiche balistiche, nucleari, la loro capacità di supportare i gruppi per procura, la loro marina, l’aeronautica, la difesa aerea, il loro comando e controllo e la loro leadership. E anche di indebolire drasticamente tutte le forze oppressive che hanno, le guardie rivoluzionarie, per portarli al punto in cui dovranno arrendersi incondizionatamente e accettare tutte le condizioni degli Stati Uniti e cambiare alleanze da un’alleanza con la Cina e la Russia a un’alleanza con l’America, incluso il passaggio del loro commercio petrolifero ai petrodollari e sotto il controllo americano. Quindi stiamo parlando di un obiettivo molto ambizioso. Ed è per questo che vediamo Israele e gli Stati Uniti attaccare più di 11.000 obiettivi diversi in Iran, distruggendo tutte le loro industrie e capacità. La fase successiva, mentre questi attacchi continuano, sarà quella di occuparsi della loro energia, delle centrali elettriche, dello Stretto di Hormuz e possibilmente dell’isola di Kharg, per creare una realtà in cui non solo non abbiano capacità militari, ma anche l’economia sia loro sottratta, creando una realtà in cui nessuna loro velleità aggressiva sia più sostenibile».
L’immagine prevalente nell’opinione pubblica è che l’Iran stia reagendo con forza. Più che di una sconfitta del regime di Teheran, l’immagine è quasi quella di un pareggio...
«C’è una grande differenza tra quello che dicono i media e la realtà sul campo. La realtà è che l'intera industria missilistica iraniana è stata completamente distrutta. Non riescono più a produrre nulla. La cosa che gli Stati Uniti devono fare è mostrare tenacia nel continuare a perseguire gli obiettivi della guerra finché non si arrenderanno incondizionatamente. E non credo che abbiano altra scelta. Non importa se ci vorrà una settimana o un mese. Quando dimostreremo questa completa superiorità militare, non dovrebbe essere troppo difficile raggiungere questi obiettivi alla fine. E non importa cosa si stia dicendo».
C’è davvero il rischio di una crisi economica globale a causa del blocco di Hormuz?
«Alla fine cambierà. Ci sarà un momento in cui il flusso di petrolio tornerà. Dobbiamo anche ricordare che non c’è scarsità di petrolio nel mondo. Sia la Russia, sia gli Stati Uniti, sia il Venezuela, sia altri Paesi possono aumentare la produzione di petrolio. Non dovrebbe esserci un problema di petrolio. Ma qualcosa probabilmente cambierà nelle prossime settimane, dato che gli Stati Uniti si muoveranno verso il controllo dello Stretto di Hormuz ».
Il fatto che i Paesi arabi, insieme a Israele, siano stati colpiti tutti assieme dall'Iran, potrebbe favorire l’estensione degli Accordi di Abramo anche a altri Stati?
«Credo che tutti i Paesi arabi sunniti del Golfo si stiano rendendo conto di aver bisogno di un’alleanza con Israele. Infatti, sanno cercando l'aiuto di Israele proprio ora. Penso che alla fine di questa guerra, non solo probabilmente ci sarà la pace con l’Iran, ma anche, naturalmente, un’estensione degli Accordi di Abramo, nella regione e oltre. L’avevo già detto a dicembre e a gennaio che la prima metà dell’anno sarà una guerra su tutti i fronti per vincere in modo decisivo. Nella seconda metà dell'anno, vedremo l’inizio di accordi di pace e la normalizzazione dei rapporti tra Israele e molti altri Paesi».
I più ostili a questa prospettiva sembrano essere gli europei...
«Abbiamo visto l’Iran lanciare un missile balistico con una gittata di 4.000 chilometri. Quindi può raggiungere Roma e tutta l’Italia. Penso che si debba capire che costruire a questa capacità non serve a colpire Israele, ma a colpire l’Europa. E stanno sviluppando capacità nucleari per terrorizzare l’Europa.Penso che il fatto che l’Europa non risponda, quando riceve una chiamata per andare in aiuto degli Stati Uniti, che hanno combattuto in due guerre mondiali per l’Europa, hanno finanziato e difeso l’Europa per così tanto tempo nella Nato e hanno aiutato l’Ucraina negli ultimi anni, mi sembra moralmente vergognoso. Non è un bene per il futuro dell'Europa, perché se gli Stati Uniti decidessero di lasciare la Nato, questo avrebbe gravi ripercussioni sulla sicurezza europea in futuro».
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