Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Le due “Bosnie”: applausi all’inno italiano, niente stretta di mano agli israeliani Commento di Moked
Testata: Pagine Ebraiche Data: 02 aprile 2026 Pagina: 1 Autore: Commento di Moked Titolo: «Le due “Bosnie”: applausi all’inno italiano, niente stretta di mano agli israeliani»
Da MOKED, il sito internet dell'Ucei (Unione delle Comunità ebraiche italiane), riprendiamo il commento "Le due “Bosnie”: applausi all’inno italiano, niente stretta di mano agli israeliani"
Nell’ennesima notte da incubo del calcio italiano da salvare c’è poco o niente. Eccezione fatta, forse, per una pagina di sportività di cui l’undici azzurro è stato in qualche modo compartecipe prima del fischio d’inizio della gara-spareggio per i Mondiali di Usa, Canada e Messico. Si tratta dei copiosi applausi del pubblico bosniaco al momento dell’esecuzione dell’Inno di Mameli: un gesto emblema non solo di sportività ma anche di qualcosa di più profondo con radici nella storia e nel vissuto locale. «Bisogna applaudire l’inno italiano», aveva chiesto alla vigilia il leader della squadra di casa Edin Dzeko, cresciuto a Sarajevo negli anni dell’assedio e vecchia conoscenza del nostro campionato. Dzeko aveva dieci anni quando nel novembre del 1996 l’Italia scrisse un piccolo pezzo di storia balcanica, diventando la prima nazionale a disputare una partita amichevole in Bosnia dalla fine del sanguinoso conflitto degli anni Novanta. L’ex calciatore di Roma, Inter e Fiorentina non ha dimenticato quella mano tesa e neanche, a quanto pare, i suoi tifosi.
E se nel “catino” di Zenica è stata scritta una bella pagina di fratellanza, meno edificante è quanto avvenuto nelle stesse ore in un campo neutro ungherese dove si sfidavano la rappresentativa Under 21 della Bosnia e quella israeliana, in un match valevole per le qualificazioni agli Europei del 2027. Prima della partita è tradizione che i calciatori delle squadre rivali si diano la mano. E se una parte dei giocatori bosniaci ha “onorato” l’impegno, un’altra si è tirata indietro in modo plateale, suscitando inevitabili polemiche. La partita è finita 0 a 0. Potrebbe però non essere finita, a livello disciplinare, per i “protagonisti” del rifiuto.