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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
02.04.2026 Impreparati in tutto, tranne che nella tortura. I metodi di Kataib Hezbollah raccontati da Tsurkov
Cronaca di Priscilla Ruggiero

Testata: Il Foglio
Data: 02 aprile 2026
Pagina: 1/VII
Autore: Priscilla Ruggiero
Titolo: «Impreparati in tutto, tranne che nella tortura. I metodi di Kataib Hezbollah raccontati da Tsurkov»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 02/04/2026, a pag. 1/VII, con il titolo "Impreparati in tutto, tranne che nella tortura. I metodi di Kataib Hezbollah raccontati da Tsurkov", la cronaca di Priscilla Ruggiero

Priscilla Ruggiero - Premio Roberto Morrione per il giornalismo  investigativo

Priscilla Ruggiero

Roma. Il 21 marzo 2023 la ricercatrice russo-israeliana dell’Università di Princeton, Elizabeth Tsurkov, entrò in un bar nel centro di Baghdad per incontrare una donna che l’aveva contattata su WhatsApp per aiutarla su alcune ricerche sullo Stato islamico. La donna non si presentò, e mentre Elizabeth tornava a casa a piedi, alcuni uomini uscirono da una Suv nero, costringendola a salire sul sedile posteriore. Dopo la sua liberazione, la dottoranda ha raccontato la violenza di quel primo giorno di prigionia, quando venne presa in ostaggio non per ragioni politiche ma per ottenere un riscatto, quando iniziarono le percosse e gli abusi fisici: ne seguirono altri novecentodue. A gennaio Tsurkov ha scritto sull’Atlantic che in quei primi giorni ancora “non sapevano, e non desideravo che scoprissero, che pur essendo nata in Russia, possiedo anche la cittadinanza israeliana”. 

A Baghdad Tsurkov, esperta di medio oriente, stava svolgendo ricerca sul campo per il suo dottorato in scienze politiche sul movimento sciita guidato da Muqtada al-Sadr, e gli uomini di Kataib Hezbollah, una milizia irachena sostenuta dall’Iran, sapevano che fosse una cittadina russa affiliata a un’università americana. Il primo mese di prigionia a pane e riso fu dedicato alla preparazione dell’indebolimento di Elizabeth per gli interrogatori, che si basavano sull’idea che “legioni di spie straniere si aggirassero per le strade dell’Iraq e che tutti gli stranieri in Iraq fossero spie”. Gli inquirenti continuavano a minacciarmi di tortura, ha scritto la ricercatrice in un racconto sull’Atlantic dal titolo: “Sono stata rapita da degli idioti”, ma “nelle prime settimane si astennero dal mettere in atto le minacce. Poiché erano chiaramente impreparati a condurre interrogatori che non prevedessero la tortura, ricorsero a metodi che probabilmente avevano visto nei film. Per intimidirmi, Maher mi soffiava del fumo in faccia, ma siccome usava una sigaretta elettronica, tutto ciò che ricevevo era una folata di vapore al profumo di fragola. Non era proprio l’atteggiamento da duro che voleva dimostrare. Poi provò con me la tattica del ‘poliziotto buono e poliziotto cattivo’, ma ne vanificò l’effetto interpretando entrambi i ruoli a giorni alterni, il che lo faceva sembrare semplicemente squilibrato”. L’aspetto comico di tutta la vicenda svanì quando un mese dopo il rapimento i miliziani accesero il telefono e scoprirono la sua cittadinanza israeliana: “Non avevano più bisogno di chiedermi di ammettere di essere una spia; potevano torturarmi per farmi confessare”.

Nella prima intervista rilasciata al New York Times tre mesi dopo la sua liberazione, a settembre dell’anno scorso, Elizabeth ha deciso di raccontare i due anni e mezzo di violenza e isolamento “per dare voce agli iracheni che sono stati torturati dal gruppo”, la “maratona di tormenti psicologici” e fisici che secondo l’ospedale che l’ha presa in cura le ha causato danni neurologici potenzialmente permanenti. “La mancanza di professionalità dei miei rapitori nel lavoro di intelligence contrastava con una conoscenza quasi medica delle tecniche di tortura”, ha raccontato Tsurkov, “un’esperienza, presumo, acquisita infliggendo orrori a innumerevoli cittadini iracheni. Sapevano come colpirmi in faccia senza lasciare segni, fracassandomi la mascella dal basso. Maher mi ha parlato dei diversi metodi di tortura che usavano su di me, classificando con precisione il dolore inflitto da ciascuno”. Quando si rifiutò di confessare venne “appesa e torturata”, ripetutamente minacciata di stupro dal capo delle guardie “ossessionato dal sesso” che sull’Atlantic soprannominerà “il pervertito basso”, per “le sue continue palpate e il suo linguaggio volgare”. Fu così che Elizabeth iniziò a confessare tutto ciò che i miliziani volevano sentirsi dire, “non avevo alcun interesse a resistere sotto tortura perché non avevo nulla di reale da nascondere”, ammisi che lavoravo per la Cia ed ero una spia del Mossad. “Essere entrambe le cose, ovviamente, era quasi impossibile, ma mentre questi uomini mi picchiavano ripetutamente nelle successive 14 settimane, imparai le loro bizzarre teorie del complotto e cercai di far coincidere le mie favole con le loro”. Iniziò a inventare storie credibili che non mettessero in pericolo gli iracheni e giochi di parole in ebraico, inglese e russo per far arrivare messaggi in codice sulle violenze nei video che era costretta a girare, “mi dava qualcosa su cui pensare mentre giacevo prostrata nella mia cella tra una sessione di tortura e l’altra”. Due anni dopo, in una seconda prigione dove non subiva abusi fisici e si sentiva sicura di non essere più torturata, ha raccontato di aver osato dire la verità a un ufficiale iraniano: tutte le sue confessioni erano bugie estorte sotto tortura. L’ufficiale le chiese incredulo: “Ma come facevi a sapere che l’addestramento del Mossad dura due settimane?”. Tsurkov rispose: sapevo di potermi inventare qualsiasi cosa, visto che il Mossad è riuscito a infiltrarsi tra voi, ma voi non siete riusciti a infiltrarvi nel Mossad.

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