Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 01/04/2026, a pag. 2, con il titolo "Per criticare Israele si deve smettere di finanziare il terrorismo", il commento di Giulio Meotti.

Giulio Meotti
Roma. Israele ha salvato la vita a Yahya Sinwar. Prima che venisse scambiato con il caporale israeliano Gilad Shalit assieme ad altri mille terroristi palestinesi, il futuro leader di Hamas venne curato da un tumore maligno al cervello nelle carceri dello stato ebraico. Clemenza che non ha impedito a Sinwar di togliere la vita a milleduecento israeliani né a mezzo occidente di accusare Israele di essersela cercata. Se Sinwar fosse stato giustiziato, come prevede la nuova legge che introduce la pena di morte per i terroristi “che causano intenzionalmente la morte di una persona con lo scopo di negare l’esistenza di Israele”, il 7 ottobre non ci sarebbe stato. Fino a oggi funzionava così: uccidi israeliani, vai in prigione e attendi pazientemente di essere rilasciato quando i tuoi amici rapiscono civili o soldati israeliani.
Oggi cambia: uccidi gli israeliani, vai in prigione e se nel caso siano riconosciute le aggravanti di legge, ci muori (con tutto quello che questo significa naturalmente per una democrazia come Israele: vedi l’editoriale a pagina tre). Hamas ha perso il suo più grande potere contrattuale. Ma al di là del giudizio di merito sulla liceità della pena capitale, sulla legge israeliana si è organizzato un ballo delle ipocrite debuttanti. Iraq, Arabia Saudita, Giordania, Egitto e altri paesi della regione prevedono la pena di morte per i terroristi, ma solo Israele è sanzionato dall’Europa. Il doppio standard di chi chiede a Israele di ritirare la legge quando non lo ha mai fatto con Iran, Arabia Saudita, Russia e Cina, si basa sul fatto che Israele è migliore di tutti questi paesi, unica democrazia in un arco che va da Casablanca a Mumbai, e ora simile a Giappone, Taiwan e Stati Uniti, che in numerosi casi hanno applicato la pena capitale federale (come per i bombaroli fascisti di Oklahoma City elogiati da Gore Vidal e corifei).
Ma le dichiarazioni congiunte europee contro la pena di morte per i terroristi sarebbero credibili se gli stessi europei non elargissero mezzo miliardo di euro all’anno per finanziare i capi terroristi di Hamas, come Suhail al Hindi e Fateh al Sharif, affinché gestiscano le scuole dell’Unrwa, che per loro stessa natura insegnano ai bambini a diventare terroristi e a uccidere gli ebrei. Unrwa che dopo il 7 ottobre è stata scoperta ad arruolare decine di capi delle cellule responsabili del pogrom (tutti i paesi europei sono tornati a finanziare Unrwa come se il 7 ottobre non fosse mai avvenuto).
Sarebbero più convincenti, i paesi europei, se avessero imposto all’Autorità palestinese di cancellare subito le pensioni ai terroristi nelle carceri israeliane (più ebrei hai ucciso, più soldi percepisci da Ramallah), pena la revoca degli stessi fondi europei (1,6 miliardi di euro in tre anni). E’ il famigerato “pay-for-slay” che assorbe l’otto per cento del budget totale dell’Autorità palestinese, con un costo annuo di trecento milioni di dollari: un sistema di stipendi che finanzia i tremila terroristi in carcere in Israele e le loro famiglie di “martiri” in base al numero di ebrei che hanno ucciso. Più sangue versato, più denaro incassato. L’omicidio antisemita come un mestiere redditizio nelle carceri israeliane dove si ricevono tre pasti al giorno, tv via cavo, tavoli da ping pong, campetti da basket e istruzione a distanza.
Ma per i nostri media, quei terroristi palestinesi sono “torturati” da Israele, che per decenni ha preferito la clemenza ottenendo in cambio solo nuove ondate di terrore. Israele che vede i suoi cittadini sgozzati, bruciati vivi, stuprati in diretta streaming, mentre mezza opinione pubblica occidentale si affanna a trovare “le ragioni” del carnefice.
Il vero scandalo non è solo che Israele voglia impiccare i nuovi Adolf Eichmann palestinesi (il gerarca nazista è stato l’unico che Israele abbia mai impiccato in 78 anni). L’altro scandalo è che si continui a foraggiare la macchina che li produce, li addestra e li celebra. Israele ieri ha anche deciso di interrompere tutti gli acquisti di materiale di sicurezza dalla Francia in risposta all’esclusione del padiglione ebraico dalla fiera militare di Parigi. Qualcuno si è domandato dove Israele potrà comprare le bandiere bianche della resa.
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