Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Sul senso della vita di Viktor Frankl Recensione di Giorgia Greco
Testata: Informazione Corretta Data: 31 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Giorgia Greco Titolo: «Sul senso della vita di Viktor Frankl»
Sul senso della vita Viktor E. Frankl
Traduzione di Elena Sciarra
Mondadori euro 13
“Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come”
Nietzsche
Considerato il padre della logoterapia i cui insegnamenti avevano dato origine alla cosiddetta terza scuola viennese di psicoterapia dopo quelle di Sigmund Freud e di Alfred Adler, Viktor Emil Frankl fin da giovane si era impegnato nella psichiatria, accompagnando questo interesse a una militanza politico socialista. Nel 1938 era stato nominato dai nazisti direttore del reparto di neurochirurgia dell’ospedale Rothschild, l’unico nosocomio ebreo che continuò a funzionare negli anni del regime hitleriano. Ma nel 1942 venne arrestato e deportato con i familiari di cui non saprà più nulla.
Tornato a Vienna nel 1945 dopo aver passato tre anni ad Auschwitz, Dachau e in altri campi di concentramento “si getta a capofitto nel lavoro” come scrive Franz Vesely; professore di fisica, nella Postfazione e dedica la sua vita all’insegnamento di neurologia e psichiatria all’Università di Vienna e poi dal 1961 anche negli Stati Uniti nelle università di Harvard e Standford. Inoltre, attraverso numerosi articoli e interventi pubblici prende posizione su questioni attuali di natura politica, sociale e culturale.
“I suoi argomenti erano la colpa e la responsabilità – davvero un tema dell’epoca – riflette Vesely, l’angoscia esistenziale, l’etica del quotidiano e, sempre, la riflessione sulle ideologie disumane del recente passato”.
Autore di oltre trenta pubblicazioni e insignito di 29 lauree ad honorem da atenei di tutto il mondo ha continuato a tenere lezioni e a dedicarsi alla passione per le escursioni in montagna fin quasi alla fine della sua vita nel 1997.
Come scrive lo psicologo statunitense Daniel Goleman nell’introduzione di “Sul senso della vita” (Mondadori, 2022), l’esistenza di questo libro è un piccolo miracolo. Solo nove mesi dopo la liberazione dal lager di Turkheim in cui aveva corso il rischio di morire tenne nel 1946 le conferenze che sono alla base di questo volume.
Tra le vittime della Shoah che aveva visto morire nei lager milioni di persone c’erano anche i genitori di Frankl e la moglie. Eppure nonostante queste tragedie personali, Frankl riesce a porre le sue sofferenze in una prospettiva che ha ispirato i tanti lettori di uno dei suoi libri più conosciuti anche in Italia “Uno psicologo nei lager” i cui temi di fondo sono già accennati nelle conferenze tenute nel marzo-aprile 1946, dunque nel periodo intercorso fra la stesura e la pubblicazione proprio di “Uno psicologo nei lager”. Un libro, questo, che non è solo un resoconto sulle atrocità dei Lager o uno squarcio di luce su una pagina drammatica della Storia ma l’occasione per ripercorrere l’esperienza che condusse lo psichiatra alla scoperta della logoterapia, il trattamento psicoterapeutico che l’ha reso famoso in tutto il mondo.
Dalle tre conferenze tenute all’università popolare di Ottakring (Vienna), Frankl trae il volume che ora è tradotto in italiano nella splendida versione di Elena Sciarra col titolo “Sul senso della vita”: gli interventi del grande psichiatra che attengono al suicidio e all’eliminazione forzata vi sono contenuti con il titolo, rispettivamente, di “Significato e valore della vita 1” e “Significato e valore della vita 2”, mentre la parte in cui viene descritta la realtà dei campi di sterminio si chiama “Experimentum crucis”.
Qui si ritrovano molti degli elementi del pensiero e del destino dell’autore e soprattutto emerge l’incondizionato “dire di sì alla vita” che lo stesso Frankl menziona in una lettera del settembre 1945 agli amici Wilhelm e Stepha Borner: “…se non avessi questa saldissima concezione della vita, cosa ne sarebbe stato di me in queste settimane, anzi già nei mesi del lager? …Mi rendo conto sempre più che la vita è così infinitamente piena di significato che anche nella sofferenza, e addirittura nel fallimento, dev’esserci un senso”.
In queste conferenze postbelliche, con una visione della vita ancora intatta malgrado le brutalità subite nel lager, Frankl invita il pubblico a tendere verso “una nuova umanità”, pur di fronte a perdite, sofferenze e disillusioni perché “ciò che è umano ha un valore”.
Fra le tante riflessioni che arricchiscono il volume c’è l’assunto che la felicità non può costituire un obiettivo perché non sono i piaceri a dare significato alla vita e, ribadisce Frankl, persino i momenti bui e tristi della nostra esistenza possono costituire fasi nelle quali maturiamo e troviamo un significato arrivando ad affermare che più le sfide sono ardue più possono diventare significative. E se non possiamo cambiare il nostro destino, possiamo almeno accettarlo, adattarci ad esso e trovare una strada per crescere anche in mezzo alle difficoltà.
Per Frankl esistono tre modi principali per realizzare il significato della propria esistenza. In primo luogo c’è l’azione, ad esempio la creazione di un’opera che può essere anche un lavoro svolto per il puro piacere di farlo, qualcosa che ci sopravviva e continui ad avere un impatto. Poi è possibile trovare un significato nell’apprezzamento della natura, dell’arte o nell’amore per le persone. E, infine, c’è il modo in cui una persona si adatta e reagisce ai limiti delle proprie possibilità esistenziali, ad esempio di fronte alla morte o nel sopportare un destino drammatico come quello vissuto dai deportati nei campi di sterminio.
Molto interessante è la riflessione sulla nostra mortalità per la quale secondo l’autore è proprio la consapevolezza di essere mortali e di sapere che la nostra vita, come peraltro le nostre possibilità, hanno un tempo limitato a costituire un aspetto che dona significato all’esistenza. La certezza di morire è una spinta a sfruttare il tempo a nostra disposizione e a realizzare le opportunità che la vita ci offre.
Un intero capitolo è dedicato alla testimonianza diretta del suo vissuto nei lager nazisti e qui Frankl pone l’accento sui vari stadi dell’atteggiamento del prigioniero che dopo un iniziale trauma all’arrivo nel campo si passa a una lenta “morte interiore” che genera apatia rispetto alle proprie emozioni per arrivare – se fortunati – all’ultima fase del prigioniero che viene liberato ma che necessita di molto tempo per reimparare a vivere nella società ed essere felice per la ritrovata libertà.
Eppure, argomenta Frankl, nonostante le violenze dei carcerieri e la costante minaccia di essere uccisi esiste per i prigionieri nel campo un luogo che resta libero: la mente, la più importante rappresentazione della libertà umana. Perché l’immaginazione dei prigionieri che può oscillare fra il desiderio di ritrovare i propri cari ai progetti futuri o al cibo di cui si potrà godere una volta fuori dal lager, appartengono soltanto a loro e nessuno può invadere, nonostante le drammatiche circostanze in cui vivono, quell’angolo di libertà o prenderne il controllo. Citando l’aforisma di Nietzsche: “Chi ha un perché per vivere, sopporta quasi ogni come” Frankl ci ricorda che ciò che induce l’internato a scegliere di lasciarsi morire oppure decidere di non darsi per vinto è la sua capacità di scorgere ancora uno scopo che dia valore alla sua esistenza.
In questo volume Viktor Frankl ci insegna a vincere il male di questo secolo, la perdita di senso nella vita, difendendo la libertà umana contro ogni cieco determinismo scientifico-naturale e ci consegna un messaggio prezioso: la vita vale la pena di essere vissuta in qualsiasi circostanza e l’essere umano può riuscire, anche in condizioni nefaste, a “mutare una tragedia personale in trionfo”.