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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
30.03.2026 No all’ingresso per Pizzaballa al Santo Sepolcro. Ma era vietato a causa dei missili iraniani. E lo sapeva
Analisi di Susanna Novelli

Testata: Il Tempo
Data: 30 marzo 2026
Pagina: 8
Autore: Susanna Novelli
Titolo: «Le Palme della discordia. Vietato l'ingresso al Santo Sepolcro Bufera Pizzaballa»

Riprendiamo da IL TEMPO del 30/03/2026, a pag. 9, con il titolo "Le Palme della discordia. Vietato l'ingresso al Santo Sepolcro Bufera Pizzaballa", l'analisi di Susanna Novelli.

Israele ha impedito al cardinale Pizzaballa di celebrare la Domenica delle  Palme nella chiesa del Santo Sepolcro
Pizzaballa non potrà recarsi al Santo Sepolcro per motivi di sicurezza legati ai missili iraniani e non per impedimenti religiosi. I media attaccano Israele ma la realtà è ben diversa

Una Domenica delle Palme all'insegna dell'alta tensione quella di ieri. Il divieto imposto da giorni di avvicinarsi ai luoghi di culto emanato da Israele in tutto il suo territorio è stato minuziosamente applicato anche al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare proprio nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. La notizia è stata data alla stampa dallo stesso Patriarcato in mattinata scatenando una incredibile serie di reazioni soprattutto in Italia e in Israele. A cominciare dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che ha telefonato al cardinale Pizzaballa per esprimere e rinnovare la propria vicinanza personale e quella del Governo italiano. Vicinanza e solidarietà che tuttavia devono essere sfuggite di mano. Non solo il richiamo per oggi dell'ambasciatore d'Israele in Italia alla Farnesina, laddove formalmente la vicenda riguarda lo Stato Vaticano e non quello italiano, non tanto il post del ministro Antonio Tajani, in cui la parola «sdegno» è stata frettolosamente sostituita con «protesta», quanto piuttosto al solito circo del centrosinistra che ha trasformato l'episodio in un attacco a batteria contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Strumentalmente dimenticando che piaccia o no, questo è stato legittimamente eletto dal suo popolo, a differenza di chi lancia bombe (e proprio a una paio di metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro). L'episodio, appunto. Per comprenderlo occorre fare un piccolo passo indietro. Dieci giorni fa, il 18 marzo, dei frammenti di missile iraniano sono caduti proprio nei pressi del Santo Sepolcro danneggiando alcune parti degli edifici religiosi; martedì scorso un altro missile è esploso sopra la Città Vecchia e frammenti sono caduti vicino al Patriarcato armeno, al Quartiere ebraico, al Monte del Tempio e vicino alla Moschea di Al Aqsa. Per questo già da svariati giorni le autorità israeliane avevano ordinato la chiusura dei luoghi di culto e la tradizionale processione delle Palme a Gerusalemme era stata cancellata proprio per motivi di sicurezza. Fatti ribaditi ieri dall'ufficio di Netanyahu. «Negli ultimi giorni, l'Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme. Oggi (ieri ndr), per particolare preoccupazione per la sua incolumità - spiega la nota -, la polizia di Gerusalemme ha impedito al Patriarca latino Cardinale Pizzaballa di celebrare la messa questa mattina nella Chiesa del Santo Sepolcro. Anche in questo caso, non vi era alcuna intenzione malevola, solo preoccupazione per la sua sicurezza e quella del suo seguito. Tuttavia, data la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani di tutto il mondo, le forze di sicurezza israeliane stanno elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nel luogo sacro nei prossimi giorni», ha concluso. Concetto poi ribadito dall'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled: «Noi capiamo che oggi è un giorno significativo per il mondo cattolico. Non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo, ma si deve comprendere che siamo sotto attacchi missilistici. Il patriarca - ha detto - era stato informato, ma nonostante ciò ha deciso di non rispettare la nostra richiesta e di recarsi lì. Purtroppo è stata un'azione necessaria, cercheremo di capire come trovare una soluzione alternativa. La sicurezza delle vite umane viene prima della libertà di culto». Dal governo italiano «avremmo preferito una risposta differente però ritengo che tutti comprendiamo le sensibilità del mondo cattolico cristiano e la situazione politica in Medio Oriente e in Italia» ha aggiunto, concludendo poi sulla convocazione per oggi alla Farnesina: «Siamo tra amici e tra amici si possono avere divergenze di vedute. Parlerò con il ministro Tajani e avremo una discussione aperta, sincera». In un'intervista esclusiva a Tg2000 poi è lo stesso Pizzaballa a chiarire: «Ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto. È vero che la polizia - spiega - aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi dove non c'è un rifugio però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l'idea della celebrazione nel Santo Sepolcro. Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera». Nella Domenica che apre la Settimana Santa, folla di gente in Vaticano. «È in corso un conflitto atroce, si aprano cammini di pace», le parole di papa Leone XIV. E qui in Italia, per fortuna lontani dalle bombe, lavorare per la pace dovrebbe implicare anche un po' di silenzio, laddove necessario proprio a quel cammino.

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