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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
29.03.2026 Cercare il voto dei giovani pro-Pal e anti-Occidente non diventi un’ossessione
Commento di Annalina Grasso

Testata: Il Riformista
Data: 29 marzo 2026
Pagina: 6
Autore: Annalina Grasso
Titolo: «Cercare il voto dei giovani pro-Pal e anti-Occidente non diventi un’ossessione»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del, 29/03/2026, a pagina 6, il commento di Annalina Grasso dal titolo: "Cercare il voto dei giovani pro-Pal e anti-Occidente non diventi un’ossessione".

Annalina Grasso

Manifestazioni pro Pal e riconoscimento della Palestina, da M5s a Fdi: le  posizioni dei partiti italiani - Il Sole 24 ORE
Un’Italia confusa e senza una vera identità comune, dove anche il voto diventa sfogo e protesta più che scelta consapevole

Nel libro del 2007 *L’italiano*, l’autore Sebastiano Vassalli immaginava il giorno del Giudizio Universale in cui Dio convoca un uomo in rappresentanza di ogni nazionalità. Si legge: “Dio chiamò l’Italiano, ma non ebbe risposta. […] Tornò a chiamarlo. Allora l’Italiano, vedendo che tutti si erano voltati verso di lui e lo stavano guardando, spalancò gli occhi e si mise una mano sul petto. Domandò: «Chi, io?»”. Vassalli, ponendo l’attenzione su uno dei luoghi comuni che più spesso sentiamo sugli italiani, ovvero che l’unica caratteristica comune a tutti gli italiani è che essi non hanno un carattere nazionale che li unisce, ricorda la massima di Massimo d’Azeglio: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. Siamo un popolo volubile e confuso, umorale, di pancia, lamentoso e soprattutto, purtroppo, ignaro, stando ai recenti dati OCSE. Ne ha dato ulteriore conferma l’esito del referendum sulla magistratura di qualche giorno fa. Non si tratta di snobismo o di rosicamento. Il risultato democratico si accetta ma è altrettanto democratico, oltreché interessante, analizzare il voto, capire chi ha votato No e perché. Innanzitutto è stato un voto politico, non nel merito della riforma. Secondo la sondaggista Alessandra Ghisleri, per il No il fattore aggregante – anche al di là dei perimetri – è stata proprio la manifestazione del dissenso. A votare No sono stati soprattutto giovani e tradizionali astenuti. E una fetta di questi milioni di voti non è ascrivibile al centrosinistra: pro-Pal, centri sociali, movimenti studenteschi, maranza, islamici. Hanno votato No e si sono astenuti anche scontenti del centrodestra per motivi economici, per la paura della guerra, nonché Lega e FdI. Bisogna davvero seguire questi giovani? Cercare il loro consenso? Assecondare chi chiama il terrorismo di Hamas resistenza? E gli islamici che vorrebbero la Sharia in Italia? Inseguire gli anti-Israele, anti-USA e anti-occidentali? Sarebbero questi i progressisti? Hanno gettato ancora di più l’Italia nella paralisi in nome della difesa della Costituzione, sospinti da una finta paura della deriva fascista che il Sì avrebbe comportato, grazie alla disinformazione dei sostenitori del No, da risultare reazionari. In Italia tutto si trasforma in voto politico, ogni riforma in campo di battaglia ideologico, ogni questione strategica in propaganda. In un Paese che ha fatto di tutto politica, il dibattito pubblico si è ridotto a macchietta. Il nemico va sconfitto. Solo di questo si tratta. E la Costituzione non si tocca. I magistrati che sbagliano neppure, perché tanto sono i politici a non pagare quando sbagliano, secondo la vulgata populista. Una generazione incapace di dialogare se non per slogan, che protegge i militanti dei centri sociali e le loro violenze così come la resistenza a tutto quello che anche solo lontanamente odora di progresso in questo Paese, ma desiderosi solo della lotta partigiana, non va intercettata elettoralmente, anche perché ama l’anarchia, l’esibizione in piazza che necessita sempre di un nemico cui si “resiste”. Ci si sente importanti, fieri, dalla parte giusta mentre il Sì segue il gregge. Dopo gli anni in cui l’ideologia e la dicotomia comunisti-fascisti avevano dilaniato l’Italia, siamo ancora a parlare di lotta fuori dalle logiche democratiche, alimentata da certe forze politiche, dai media, dai cattivi maestri. Ai giovani indottrinati andrebbe spiegato che nessun governo italiano ha la forza di troncare il proprio rapporto con l’Alleanza Atlantica, con gli Stati Uniti o con Israele. E, se anche fosse, ciò dovrebbe avvenire stante alcune condizioni molto complesse: dotarsi di un sistema di Difesa autonomo o coadiuvato dai soci europei, tra quelli disposti a dismettere la protezione statunitense; costruire una filiera tecnologica e di alta manifattura sufficientemente avanzata da poter dismettere gli importanti appalti che, volenti o nolenti, abbiamo con gli alleati.

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