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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Setteottobre Rassegna Stampa
29.03.2026 Medico del servizio sanitario britannico, arrestata per sostegno a Hamas
Cronaca di Rosa Davanzo

Testata: Setteottobre
Data: 29 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: «UK. Medico NHS arrestata per sostegno a Hamas e odio antisemita»

Riprendiamo dal giornale di SETTEOTTOBRE online, l'analisi di Rosa Davanzo dal titolo: "UK. Medico NHS arrestata per sostegno a Hamas e odio antisemita"

Rahma al Adwan, medico chirurgo ortopedico del servizio sanitario nazionale britannico: arrestata per sostegno a Hamas e istigazione all'odio antisemita. In che mani sono i feriti e i malati nel Regno Unito? Cosa accadrebbe a un paziente ebreo?

Un medico del sistema sanitario britannico arrestato per sostegno a Hamas e incitamento all’odio razziale è il segno chiaro e drammatico delle crepe più profonde all’interno di istituzioni che dovrebbero reggersi sulla fiducia e sulla neutralità professionale. Il caso di Rahma Al-Adwan, chirurgo ortopedico di 31 anni, finita sotto accusa per una serie di dichiarazioni pubbliche violente e reiterate, costringe il Regno Unito a fare i conti con una domanda che da mesi attraversa il dibattito pubblico senza trovare una risposta chiara, e riguarda il confine tra libertà di espressione, responsabilità professionale e sicurezza dei pazienti.

L’arresto è arrivato dopo la violazione delle condizioni imposte in precedenti procedimenti e ha portato a sei capi d’accusa, quattro legati al sostegno a un’organizzazione classificata come terroristica e due per incitamento all’odio. I contenuti contestati non sono marginali né ambigui, perché comprendono l’esaltazione del 7 ottobre, la definizione dei terroristi come “martiri” e dichiarazioni in cui gli israeliani vengono equiparati ai nazisti o descritti come il popolo più disprezzato al mondo. In più occasioni la dottoressa ha messo in discussione la realtà storica della Shoah, arrivando a definirla una costruzione artificiale, e ha attaccato figure religiose e istituzioni ebraiche britanniche con un linguaggio apertamente ostile.

Il procedimento giudiziario si innesta su una vicenda già segnata da interventi disciplinari. Il Medical Practitioners Tribunal Service aveva sospeso Al-Adwan per quindici mesi, rilevando che le sue pubblicazioni avrebbero potuto compromettere la fiducia dei pazienti, anche in assenza di danni clinici diretti. Proprio questo passaggio è diventato centrale, perché mette in evidenza una tensione crescente tra la valutazione tecnica delle competenze mediche e l’impatto pubblico delle opinioni espresse fuori dall’ambulatorio. Un medico può essere clinicamente competente e allo stesso tempo percepito come inaffidabile da una parte dei pazienti, e nel caso specifico il rischio riguarda soprattutto i cittadini ebrei, che potrebbero esitare a farsi curare da chi ha manifestato un tale livello di ostilità.

Il governo britannico osserva la vicenda con attenzione, anche perché si inserisce in un contesto più ampio. Negli ultimi mesi il ministero della Salute ha avviato una revisione delle regole disciplinari per i professionisti sanitari, riconoscendo che il sistema attuale fatica a intervenire con tempestività nei casi di discorsi d’odio online. Lord John Mann, incaricato di monitorare l’antisemitismo nel Paese, ha parlato apertamente di un meccanismo lento e poco efficace, mentre il General Medical Council ha ricevuto centinaia di segnalazioni relative al caso Al-Adwan, segno di una sensibilità pubblica in forte crescita.

La dimensione politica resta sullo sfondo, ma incide in modo evidente. Le tensioni legate alla guerra in Medio Oriente hanno amplificato il tono del dibattito anche in Europa, e il Regno Unito non fa eccezione. Manifestazioni, campagne social e prese di posizione sempre più radicali hanno creato un clima in cui il linguaggio si è fatto più estremo e le istituzioni si trovano a dover stabilire fino a che punto sia tollerabile quando proviene da figure investite di responsabilità pubbliche.

La sanità, per sua natura, richiede un patto implicito tra medico e paziente che si fonda sull’idea che chi cura non discrimini, non giudichi, non selezioni. Quando questo patto viene incrinato, anche solo sul piano simbolico, l’intero sistema rischia di perdere credibilità. Il caso Al-Adwan obbliga quindi a spostare lo sguardo oltre la singola vicenda giudiziaria e a interrogarsi su come preservare quel patto in un’epoca in cui ogni professionista è anche un soggetto pubblico permanente, esposto e spesso coinvolto in conflitti politici globali.

Le prossime settimane diranno se si tratta di un episodio destinato a rimanere circoscritto o dell’inizio di una stagione in cui le istituzioni britanniche saranno costrette a intervenire con maggiore decisione. Intanto una linea è già stata superata, e il fatto che a farlo sia stata una figura interna al sistema sanitario rende la questione più urgente e più difficile da ignorare.


info@setteottobre.com

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