Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Le armi di Zelensky alla corte saudita Analisi di Andrea Riccardi
Testata: Il Tempo Data: 28 marzo 2026 Pagina: 11 Autore: Andrea Riccardi Titolo: «Le armi di Zelensky alla corte di bin Salman»
Riprendiamo da IL TEMPO del 28/03/2026, a pag. 11, con il titolo "Le armi di Zelensky alla corte di bin Salman", l'analisi di Andrea Riccardi.
L’incontro avvenuto a Riad tra Zelensky e bin Salman apre un nuovo corso nei rapporti mediorientali. L’Ucraina, dal 2022, fronteggia una serie di droni iraniani al servizio del Cremlino, maturando così un’esperienza che può essere messa al servizio degli alleati dell’Occidente
Dal dramma della guerra all’opportunità storica dell’Ucraina di porsi sul gradino più alto in termini di tecnica e difesa militare. L’accordo siglato ieri a Riad dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il principe ereditario saudita Mohamed bin Salman Al Saud rappresenta di fatto la prima schiacciante vittoria del Paese aggredito ormai cinque anni fa dalla Russia di Vladimir Putin. «Siamo pronti a condividere le nostre competenze e i nostri sistemi con l’Arabia Saudita e a collaborare per rafforzare la protezione delle vite umane», ha scritto Zelensky su X in merito all’intesa firmata. «Ormai da cinque anni, gli ucraini resistono allo stesso tipo di attacchi terroristici – missili balistici e droni – che il regime iraniano sta attualmente perpetrando in Medio Oriente e nella regione del Golfo. Anche l’Arabia Saudita possiede capacità di interesse per l’Ucraina e questa cooperazione può essere reciprocamente vantaggiosa. Abbiamo inoltre discusso della situazione in Medio Oriente e nella regione del Golfo nel suo complesso, dell’assistenza russa al regime iraniano, degli sviluppi nei mercati dei carburanti e della potenziale cooperazione energetica», ha concluso. Al centro di una negoziazione che ricorda sin troppo la “trump maniera”, il drone killer iraniano Shahed. Lungo circa 3,5 metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, pesa meno di 200 kg. Viaggia a una velocità di circa 200 km/h e può colpire obiettivi fino a 2.000 km di distanza, trasportando una testata esplosiva tra i 40 e i 50 kg. Il loro punto di forza è il costo: ogni velivolo costa tra i 20 e i 50 mila euro. Prima della guerra in Ucraina, per abbattere il micidiale drone occorreva utilizzare principalmente missili intercettori Patriot, dal costo di circa tre milioni di dollari ciascuno. Probabilmente era questa la chiave di volta di una guerra “rapida e schiacciante” del Cremlino contro Kiev. Ma così non è stato. A corto di armi e risorse, l’unica via per la sopravvivenza ucraina è stata quella di sviluppare una tecnologia a basso costo e convertire sistemi di difesa più economici ma efficaci. In quattro anni di guerra in Ucraina sono nate numerose aziende che hanno sviluppato droni in grado di intercettare gli Shahed con un sistema proporzionato, più efficace dei missili e più sostenibile a livello economico. Da un’analisi del New York Times, nei primi giorni della guerra i Paesi del Golfo hanno usato più di 800 missili Patriot per contrastare oltre duemila droni e più di 500 missili balistici iraniani. Nell’arco dei quattro anni di guerra contro la Russia, l’Ucraina ha ricevuto solamente circa 600 missili Patriot. Dal 2022 Kiev ha sviluppato un complesso sistema di difesa aerea a più livelli contro i droni russi, che comprende gruppi di fuoco mobili, spesso basati su camioncini armati di mitragliatrici pesanti, vari sistemi di guerra elettronica e intercettori sviluppati internamente. Sono proprio questi ultimi, oggi, i più ricercati nella guerra in corso nel Golfo Persico e, più in generale, nel concetto di guerra moderna. Gli intercettori ucraini sono in grado di abbattere oltre l’80 per cento dei bersagli nemici e costano tra i 1.000 e i 4.000 euro, considerando che alcune delle loro parti sono stampate in 3D e guidate con l’intelligenza artificiale. Due dettagli che, oltre ad abbassare i costi, riducono notevolmente i tempi di produzione. Secondo fonti del Ministero della Difesa di Kiev, l’esercito ucraino ne riceve 1.500 al giorno. Esportarli, dunque, non rappresenta un pericolo per la difesa di un Paese che continua, giorno e notte, a subire i bombardamenti russi.
Per inviare la propria opinione al Tempo, telefonare 06/675881, oppure cliccare sulla e-mail sottostante