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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
27.03.2026 La lezione ucraina che Trump ignora
Commento di Paola Peduzzi

Testata: Il Foglio
Data: 27 marzo 2026
Pagina: 1/III
Autore: Paola Peduzzi
Titolo: «La lezione ucraina che Trump ignora»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 27/03/2026, a pag. 1/III, con il titolo "La lezione ucraina che Trump ignora", l'analisi di Paola Peduzzi.

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Paola Peduzzi

Droni iraniani Shahed. Gli iraniani hanno imparato molto dalla guerra in Ucraina e sanno usare bene l'arma dei droni. Gli americani non hanno imparato nulla, e spendono milioni per abbattere ordigni da poche migliaia di euro. Non hanno imparato nulla per arroganza, per senso di superiorità, per il solito pregiudizio anti-ucraino di Trump.

Le milizie irachene sostenute dall’Iran hanno pubblicato alcuni video in cui si vedono dei droni pilotati tramite un sottile cavo in fibra, che trasmette immagini e comandi in tempo reale, eliminando la necessità di segnali radio rendendo il drone “più invisibile”, cioè immune al jamming e ad altre interferenze elettroniche. Nelle clip si vedono questi droni che sorvolano una base americana in Iraq e poi altri droni Fpv – i droni in fibra ottica sono un’evoluzione dei droni first-person-view – che colpiscono gli obiettivi, nella fattispecie un elicottero Black Hawk e un sistema radar di difesa aerea. Yaroslav Trofimov scrive sul Wall Street Journal che questi video “risultano familiari in modo inquietante per chi ha seguito la guerra in Ucraina”, perché i russi sono stati pionieri nell’utilizzo dei droni in fibra ottica (con cui avevano riconquistato, alla fine del 2024, la parte della regione russa del Kursk conquistata dagli ucraini nell’agosto di quell’anno) e dal momento che, come ha confermato il portavoce del Cremlino

Dmitri Peskov, c’è un intenso dialogo “con la leadership di Teheran”, significa che gli iraniani stanno assorbendo le lezioni russe su come si fa la guerra oggi. La collaborazione tra Russia e Iran viene dettagliata ogni giorno da fonti e da riscontri nuovi: il Financial Times ieri ha citato fonti e documenti di intelligence occidentali che dicono che Mosca ha fatto una consegna di droni, medicine e cibo a Teheran, assieme alle immagini satellitari degli obiettivi americani in medio oriente e altri dati di intelligence che erano già stati forniti nelle settimane scorse. Secondo queste fonti, “la consegna” sarà completata alla fine di questo mese, ma non bisogna fermarsi ai mezzi o alle informazioni per comprendere la portata di questa collaborazione: gli iraniani imparano dai russi cose che gli americani si ostinano a non voler imparare dagli ucraini.

Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, è stato il primo e a oggi ancora il più esplicito a offrire il proprio aiuto agli Stati Uniti quando è iniziata l’operazione americana e israeliana contro il regime iraniano. Lo aveva già fatto in passato perché, da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, l’Ucraina ha dovuto adottare la logica dello scambio: Trump non fa niente per niente – e infatti oggi gli europei acquistano le armi americane da consegnare all’Ucraina che prima erano fornite in nome della solidarietà a un alleato sotto attacco – e l’unica cosa che gli ucraini hanno tragicamente da offrire è la loro competenza in materia di guerra, unita a una straordinaria capacità di innovazione. E poiché il modo di fare la guerra è cambiato in modo irreversibile proprio in Ucraina e proprio per via dei droni, la competenza ucraina è la più sofisticata che ci sia in occidente. Pari alla sua, purtroppo, c’è quella della Russia ed è qui che la sufficienza e il disprezzo con cui i trumpiani hanno liquidato “il mendicante” ucraino possono diventare un errore strategico madornale che si concretizza proprio in medio oriente. Gli Stati Uniti hanno dispiegato migliaia di soldati nella regione e valutano la possibilità di operazioni di mare e di terra per liberare lo Stretto di Hormuz e per costringere il regime iraniano a un cessate il fuoco – mentre va in scena anche il balletto negoziale. Se questi soldati dovessero davvero intervenire si ritroverebbero di fronte a una guerra molto diversa da quelle che hanno combattuto nel recente passato in Afghanistan e in Iraq: ora ci sono i droni che vedono tutto e che possono facilmente colpire tutto, soprattutto se, come sembra, i mezzi americani che sono nella regione o che stanno arrivando non hanno un equipaggiamento antidroni. Secondo gli analisti intervistati da Trofimov, le forze americane di mare e di terra sono soltanto all’inizio nel comprendere e utilizzare la tecnologia Fpv, e anche i manuali strategici non sono ancora stati aggiornati. Gli iraniani, al contrario, che avevano fornito inizialmente il know how dei droni Shahed ai russi, ora si ritrovano a disposizione quegli stessi mezzi ma molto più potenti e sofisticati, perché anche i russi hanno naturalmente sviluppato nuove competenze, spesso copiando e poi replicando su una scala molto più grande le innovazioni ucraine, ma a volte anche con tecnologia propria, come appunto i droni in fibra ottica. Così Teheran si ritrova a saper fare la guerra come si fa oggi: ha imparato la lezione dalla Russia.

Ieri Zelensky era in Arabia Saudita, ha incontrato il principe Mohammad bin Salman che, a differenza dei trumpiani, ha accettato subito la sua offerta di aiuto. Negli americani invece prevale la supponenza: Trump ha ripetuto di recente di non aver bisogno dei droni ucraini e che l’America non ha bisogno di lezioni da nessuno, men che meno da Kyiv. Di più: l’America deve rifarsi dell’aiuto dato a Kyiv, dicono i trumpiani (il più esplicito è il capo del Pentagono, Pete Hegseth), perché ha svuotato i propri arsenali per gli ucraini e ora patisce questa scarsità. Secondo un’esclusiva del Washington Post, l’Amministrazione americana sta valutando di dirottare aiuti militari previsti per l’Ucraina sul medio oriente, in particolare, dicono le fonti del quotidiano, intercettori di missili che sarebbero stati ordinati dai partner europei della Nato all’interno del progetto Purl (quello dell’acquisto di armi americane per inviare agli ucraini). Il Pentagono avrebbe notificato al Congresso che intende dirottare circa 750 milioni di dollari in fondi del Purl per riempire i propri arsenali invece che per inviare assistenza all’Ucraina. Non è chiaro come questo possa avvenire, visto che ci sono dei vincoli negli acquisti tramite il Purl, e lo stesso Zelensky ha affermato, ringraziando, che le forniture di sistemi Patriot non si sono fermate. Ma l’ostilità trumpiana nei confronti di Kyiv si è già espressa in molti modi: la guerra ucraina non è un affare di Trump, il quale però non vuole nemmeno imparare le lezioni dell’Ucraina, a rischio e pericolo dei soldati americani in medio oriente.

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