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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
25.03.2026 Doppio successo di Netanyahu. Israele avanza nel sud del Libano e Beirut rompe con gli ayatollah
Analisi di Francesca Musacchio

Testata: Il Tempo
Data: 25 marzo 2026
Pagina: 10
Autore: Francesca Musacchio
Titolo: «Israele avanza nel sud del Libano e Beirut rompe con gli ayatollah»

Riprendiamo da IL TEMPO del 25/03/2026, a pag. 10, con il titolo "Israele avanza nel sud del Libano e Beirut rompe con gli ayatollah ", l'analisi di Francesca Musacchio.

Iran: Libano vieta attività pasdaran, visto ingresso per iraniani - SWI  swissinfo.ch
Il Libano caccia l'ambasciatore iraniano, mentre Israele avanza fino al fiume Litani, il tentativo di entrambi le parti è porre fine alle azioni militari di Hezbollah

Diventa rovente il fronte libanese. Israele avanza e annuncia una zona di controllo nel sud del Paese fino al fiume Litani, mentre Beirut rompe con Teheran espellendo l'ambasciatore. Due mosse che si incastrano nello schema della guerra contro l'Iran, dopo l'annuncio dei negoziati in corso da parte di Donald Trump e la notizia di un possibile invio da parte del Pentagono di 3.000 soldati in Medio Oriente a supporto delle attività contro il regime. Il Libano rappresenta un tassello importante di questa guerra. Non è più solo un teatro secondario, ma uno snodo diretto della guerra tra Israele e gli ayatollah. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato che le Idf controlleranno una «zona di sicurezza» fino al Litani, con distruzione sistematica delle infrastrutture e dei collegamenti usati da Hezbollah. I ponti strategici sono stati colpiti e le operazioni proseguono «con tutta la loro forza», mentre le aree civili del sud vengono di fatto svuotate. Il rientro dei residenti, infatti, è subordinato alla sicurezza del nord di Israele. Sul terreno la pressione si estende anche all'economia del gruppo sciita. Le forze israeliane hanno colpito le stazioni di rifornimento della rete Al-Amana, definita «una significativa infrastruttura finanziaria a supporto delle sue attività terroristiche», capace di generare «milioni di dollari di entrate» e utilizzata per alimentare il trasporto di armi e militanti. La risposta di Hezbollah non si è fatta attendere. Il movimento ha dichiarato che si batterà per impedire l'occupazione, definita una «minaccia esistenziale», mentre sul piano politico ha reagito duramente all'espulsione dell'ambasciatore iraniano Mohammad Reza Raouf Sheibani. «Hezbollah invita il presidente della Repubblica e il primo ministro a chiedere al ministro degli Esteri di revocare immediatamente questa decisione a causa delle sue pericolose ripercussioni», ha dichiarato il gruppo, definendo la misura un «peccato nazionale e strategico». Ma Beirut non arretra. Il governo libanese ha dichiarato l'ambasciatore persona non grata, ordinandogli di lasciare il Paese entro pochi giorni. La decisione, spiegano fonti diplomatiche, non interrompe le relazioni con Teheran ma nasce da una violazione diretta delle regole: interferenze nella politica interna, incontri non autorizzati e pressione sulle scelte governative. Una linea che segna una discontinuità profonda rispetto al passato e che viene letta come un tentativo di sganciarsi dall'influenza iraniana, così come la decisione di vietare le attività militari dei miliziani sul territorio libanese. La mossa è stata accolta con favore da Israele, che la definisce «il passo legittimo e necessario contro lo Stato responsabile per la violazione della sovranità del Libano», e sostenuta apertamente dalla Francia, che parla di «decisione coraggiosa». Il presidente libanese Joseph Aoun, del resto, ha chiarito: «Il Libano non può combattere guerre altrui sul proprio territorio». Le azioni militari hanno segnato la giornata di ieri. Un missile iraniano è stato intercettato per la prima volta nello spazio aereo libanese, con frammenti caduti a nord di Beirut e feriti lievi. Secondo le prime valutazioni, il missile era diretto contro l'ambasciata statunitense ad Aqr o contro la base aerea di Hama, in Siria. Israele, intanto, rivendica l'uccisione a Beirut di un membro della Forza Quds, impegnato in operazioni coordinate dall'intelligence iraniana.

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