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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
25.03.2026 L’inviato iraniano vola in Pakistan. Trump: l’Iran mi ha mandato un regalo
Cronaca di Carlo Nicolato

Testata: Libero
Data: 25 marzo 2026
Pagina: 15
Autore: Carlo Nicolato
Titolo: «L’inviato iraniano vola in Pakistan. Trump: l’Iran mi ha mandato un regalo»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 25/03/2026, pag. 15, con il titolo "L’inviato iraniano vola in Pakistan. Trump: l’Iran mi ha mandato un regalo", la cronaca di Carlo Nicolato. 

Carlo Nicolato
Carlo Nicolato

Steve Witkoff e Jared Kushner, la coppia di negoziatori americani nel Medio Oriente, riprende l'iniziativa e inizia a parlare di un successo nelle trattative con l'Iran condotte in Pakistan (paese mediatore). Sarà vero? Con il regime islamico iraniano, finora, ogni trattativa si è dimostrata impossibile.

L’Iran vuole un accordo, ha ribadito Donald Trump, «lo desidera fortemente. Ha accettato di non dotarsi mai di armi nucleari» e ha fatto agli Stati Uniti «un regalo di enorme valore» legato allo Stretto di Hormuz. «E questo per me significa che abbiamo a che fare con le persone giuste», ha aggiunto. Insomma, «la guerra è vinta». Quello che doveva essere l’inizio di una trattativa molto complicata è diventato, secondo le parole di Trump, un vero trionfo: la fine del conflitto con grandi vantaggi per gli Usa su petrolio e gas. L’artefice di tale mediazione sarebbe stato il Pakistan, con un tentativo che nasce da una inusuale conversazione telefonica avvenuta domenica tra lo stesso presidente americano e il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, che vanta una certa influenza con gli iraniani. Ed è stato confermato dal primo ministro Shehbaz Sharif che a sua volta ha avuto una conversazione telefonica con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, con cui ha concordato «sull’urgente necessità di una de-escalation, del dialogo e della diplomazia». «Previo consenso di Stati Uniti e Iran, il Pakistan è pronto e onorato di ospitare colloqui significativi e conclusivi per una soluzione globale del conflitto in corso», ha dichiarato Sharif su X. Nessuna conferma per il momento è arrivata da Teheran ma secondo le fonti più ottimiste, un approccio preliminare potrebbe tenersi già domani.
In serata, è arrivata la notizia che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf avrebbe preso un volo per Islamabad in vista di colloqui «molto intensi», con l’approvazione di Trump e anche del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha contribuito a garantire la sicurezza del transito della delegazione iraniana.
Da parte americana i contatti saranno tenuti dall’inviato speciale del presidente Steve Witkoff e da Jared Kushner, ex consigliere speciale di Trump e suo genero. Secondo Channel 12, i due stanno lavorando a un cessate il fuoco di un mese durante il quale le parti discuteranno l’accordo in 15 punti proposto da Washington. Un’operazione molto simile a quella adottata a Gaza e in Libano. Un ruolo fondamentale lo avranno il vicepresidente J.D. Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio, che saranno i garanti dell’operazione.
Oltre al Pakistan anche Turchia, Oman ed Egitto hanno lavorato per una mediazione.
Per ultima si è proposta anche la Russia: «Mosca sta comunicando questioni e valutazioni a Teheran», ha dichiarato il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Gli eventuali colloqui, però, si preannunciano tutt’altro che facili con la posizione di Teheran che si è appiattita sulla linea delle Guardie Rivoluzionarie, veri leader politici del Paese. In questo senso va la nomina a capo del consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Mohammad Bagher Zolghadr, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie e amico della guida suprema Mojtaba Khamenei. E anche le parole di ieri del generale Ali Abdollahi Aliabadi, uno dei massimi comandanti militari del Paese, che ha detto che l’Iran continuerà a combattere «fino alla vittoria completa». Secondo la Cnn, Teheran sarebbe disposta ad ascoltare proposte a patto che siano «sostenibili», nel senso che qualsiasi trattativa dovrebbe includere quantomeno la revoca delle sanzioni imposte al Paese.
Si è parlato anche di risarcimenti per le distruzioni e le vittime, una posizione che ben difficilmente troverebbe Washington favorevole.
È proprio per tale motivo, per la prevalenza della linea delle Guardie Rivoluzionarie, che secondo i giornali statunitensi gli alleati arabi degli Stati Uniti nel Golfo si stanno convincendo ad unirsi alla lotta contro l’Iran anche se, ha spiegato il Wall Street Journal, per il momento non abbastanza per dispiegare le proprie forze militari nel conflitto. Secondo il New York Times il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman si starebbe personalmente spendendo con il presidente Trump affinché continui la guerra fino alla distruzione completa del governo iraniano, sostenendo che la campagna militare israelo-americana «rappresenta un’opportunità storica per rimodellare il Medio Oriente». Una posizione che di fatto rappresenta un coronamento definitivo degli accordi di Abramo, le intese di normalizzazione diplomatica tra Israele e diversi Paesi arabi, ma che si differenzia in termini strategici da quella di Netanyahu. Per quest’ultimo infatti uno Stato iraniano allo sbando potrebbe già rappresentare una vittoria, in quanto troppo coinvolto in disordini interni per minacciare Israele, mentre per Riad un Iran destabilizzato sarebbe una grave e diretta minaccia alla propria sicurezza.

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