Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Trump avverte Teheran: ‘Riaprite Hormuz o colpiremo le centrali’ Analisi di Andrea Riccardi
Testata: Il Tempo Data: 23 marzo 2026 Pagina: 9 Autore: Andrea Riccardi Titolo: «Trump avverte: «Riaprite Hormuz o colpiremo le centrali elettriche»»
Riprendiamo da IL TEMPO del 23/03/2026, a pag. 9, con il titolo "Trump avverte: «Riaprite Hormuz o colpiremo le centrali elettriche»", l'analisi di Andrea Riccardi.
L’ultimatum su Hormuz segna un salto di qualità nello scontro: dalla guerra indiretta si passa a una pressione strategica globale. Teheran risponde alzando la posta, legando energia, sicurezza regionale e conflitto militare in un’unica partita
Ultimatum su Hormuz, minacce incrociate e primi movimenti diplomatici delineano una nuova fase della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, mentre sul terreno si intensificano gli attacchi che coinvolgono anche Libano e l’area del Golfo. Sullo sfondo restano i timori per l’escalation, dopo il caso dei missili verso la base sull’isola Diego Garcia e le tensioni sulle rotte energetiche. L’altra notte il presidente americano Donald Trump ha intimato a Teheran di riaprire «completamente e senza minacce» lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, minacciando in caso contrario attacchi contro le centrali elettriche iraniane. La risposta iraniana è stata immediata: le forze armate hanno avvertito che qualsiasi attacco alle infrastrutture energetiche del Paese porterà a colpire risorse, impianti e sistemi legati a Stati Uniti e Israele in tutta la regione. I Pasdaran hanno inoltre minacciato la chiusura totale dello stretto, cruciale per il traffico petrolifero globale. Teheran ha anche delineato sei condizioni per la fine del conflitto: garanzie contro nuovi attacchi, chiusura delle basi Usa nella regione, risarcimenti, cessazione delle ostilità su tutti i fronti, un nuovo assetto giuridico per Hormuz e l’estradizione di soggetti legati a media ostili. Al momento, però, esclude un cessate il fuoco imminente. Sul fronte negoziale si registrano i primi movimenti. Secondo Axios, l’amministrazione Trump sta preparando una squadra per eventuali colloqui, con il coinvolgimento degli inviati Usa Jared Kushner e Steve Witkoff. Non ci sono contatti diretti recenti, ma Qatar, Egitto e Regno Unito stanno facendo da intermediari. Anche Turchia e Unione europea sono attive sul piano diplomatico: il ministro iraniano Abbas Araghchi ha parlato con l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, mentre Ankara ha avviato una serie di contatti con tutte le parti. Coinvolto anche l’Egitto. Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha espresso l’auspicio di riaprire i negoziati sul nucleare, sottolineando che «finché c’è dialogo, c’è possibilità di accordo». Resta però ampia la distanza: Washington punta a limiti stringenti su nucleare e missili, mentre Trump esclude concessioni su cessate il fuoco e risarcimenti. Sul terreno, l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili contro Israele. Gli attacchi dei giorni scorsi su Dimona e Arad hanno causato circa 200 feriti, tra cui bambini, mentre Israele accusa Teheran di colpire deliberatamente obiettivi civili e minaccia una risposta «capace di far regredire l’Iran di decenni». L’esercito israeliano ha intensificato le operazioni anche in Libano, colpendo il ponte di Qasmiya sul fiume Litani e annunciando la distruzione di tutti i collegamenti utilizzati da Hezbollah in preparazione all’intensificarsi dell’offensiva di terra nel sud del Paese. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato inoltre di accelerare la demolizione di abitazioni nei villaggi lungo la linea di contatto, seguendo un «modello Gaza» per impedire il movimento di miliziani e armi. Raid nel sud del Libano hanno causato vittime, mentre Hezbollah ha rivendicato attacchi contro posizioni israeliane. Resta alta l’attenzione anche sul caso dei missili lanciati verso la base angloamericana di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Israele parla di capacità iraniane in espansione, ma Teheran nega il coinvolgimento. Londra ha ridimensionato l’episodio: uno dei missili è stato intercettato e l’altro è caduto senza causare danni, escludendo minacce dirette per l’Europa.
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