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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
18.03.2026 Uccisi i boia iraniani, a Teheran si fa festa
Cronaca di Daniel Mosseri

Testata: Libero
Data: 18 marzo 2026
Pagina: 14
Autore: Daniel Mosseri
Titolo: «Uccisi Larijani e Soleimani grazie a soffiate La gente esulta nelle case. Ora è caccia a Khamenei»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 15/03/2026, pag. 6, con il titolo "Uccisi Larijani e Soleimani grazie a soffiate La gente esulta nelle case. Ora è caccia a Khamenei", la cronaca di Daniel Mosseri. 

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Daniel Mosseri

Ucciso Alì Larijani, in un raid israeliano. Era il maggior responsabile delle stragi del suo popolo e della politica estera terrorista iraniana contro Israele. Assieme a lui sono stati eliminati anche Gholamreza Soleimani, comandante dei Basij, la forza paramilitare agli ordini dei pasdaran. Uccisi anche il vice di Larijani, Ali Bateni, e il numero due dei Basij, Qassem Qoreishi, nonché il figlio di Larijani.

Il diciottesimo giorno di guerra come il primo: il 28 febbraio gli israelo-americani hanno aperto le ostilità con la Repubblica islamica eliminando la Guida suprema, Ali Khamenei. Ieri, vittima di un attacco israeliano su Teheran è rimasto Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ossia il massimo responsabile del più alto organo decisionale iraniano in materia di difesa, intelligence e politica estera. Pesce molto grosso del regime, già presidente del Parlamento, già capo negoziatore con il gruppo 3+3 per il programma nucleare iraniano, già fidato consigliere di Khamenei, il 67enne Larijani non è morto da solo. Assieme a lui è stato ucciso anche Gholamreza Soleimani, comandante dei Basij, la forza paramilitare agli ordini dei pasdaran. Uccisi anche il vice di Larijani, Ali Bateni, e il numero due dei Basij, Qassem Qoreishi, nonché il figlio di Larijani. Teheran, dopo ore di silenzio, ha infine confermato la morte del capo del Consiglio supremo della sicurezza. «Ha ricevuto la dolce grazia del martirio», ha dichiarato il Consiglio. Mentre le Israeli Defense Forces hanno osservato che dallo scorso 28 febbraio Larijani «è stato il leader de facto del regime terroristico iraniano». Per dare la misura dell’importanza di Larijani all’interno del regime khomeinista basti ricordare, scrive il New York Times, che quando il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha pensato di allentare il blocco totale dell’Internet perché deleterio per l’e-commerce, ha dovuto chiedere prima il permesso al capo del Consiglio supremo di Difesa. Un funzionario israeliano ha dichiarato a Iran International che «l’assassinio di Larijani è stato reso possibile grazie alle informazioni che i servizi israeliani hanno ricevuto dai residenti di Teheran nelle ultime 24 ore. Negli ultimi giorni Larijani si era comportato in modo arrogante, apparendo di frequente in pubblico, e alla fine è stato localizzato». Secondo il funzionario, l’intelligence israeliana continua a ricevere numerosi rapporti che «l’aiutano a individuare i posti di blocco di Basij e dei pasdaran, aiutando in modo significativo i suoi sforzi». L’assassinio di Larijani del capo dei Basij, ha commentato a caldo il giornalista israelo-persiano di Iran International, Babk Yitzhaki, «non rovescerà il regime» perché «l’Iran è governato dalle Guardie Rivoluzionarie e non si intravedono ancora crepe al loro interno». Il che non significa che l’uscita di scena di Larijani e Soleimani sia priva di effetti: i due sono i principali esecutori della repressione con cui lo scorso gennaio il regime ha massacrato in pochi giorni oltre 30mila civili fra i manifestanti scesi in strada a reclamare più libertà. Larijani è l’uomo che ha dato l’ordine di reprimere le proteste nel sangue, e i Basij di Soleimani sono la forza che ha eseguito l’ordine. Ieri il ministro degli Esteri di Gerusalemme, Gideon Sa’ar, ha affermato che le azioni di Israele mirano a consentire agli iraniani di plasmare il proprio futuro. «Alla fine la decisione spetta al popolo iraniano... ma questo regime brutale e repressivo deve essere indebolito il più possibile». E poi: «Non vogliamo ritrovarci in una nuova guerra ogni anno, ma per evitare che ciò accada dobbiamo fare ciò che stiamo facendo oggi». Infine ha tirato una stoccata alla nuova Guida suprema: «Non abbiamo ancora visto Mojtaba Khamenei: può continuare a nascondersi, ma non farsi vedere sta diventando imbarazzante per questo regime».
A dare una mano agli israelo-americani potrebbero intanto intervenire gli emiratini: ieri il ministero della Difesa di Abu Dhabi ha affermato che il numero totale di missili e droni lanciati dall'Iran verso il Paese dall'inizio del conflitto ha superato i 2.000 (tra questi, quasi 1.700 droni). E in serata Anwar Gargash, consigliere diplomatico del Presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha dichiarato che gli EAU, che al momento non hanno rapporti attivi con l’Iran, potrebbero unirsi a un'iniziativa internazionale guidata dagli Stati Uniti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Sullo sfondo di una guerra allargata a gran parte del Medio Oriente – ieri altri tre droni hanno colpito l’ambasciata degli Usa a Bagdad – continua la vasta operazione militare israeliana per estirpare dal sud del Libano Hezbollah, la milizia sciita alleata e armata dall’Iran. Dal Paese dei Cedri ieri sono state lanciate decine di razzi contro il nord di Israele. Le Idf hanno spiegato che, mentre sono continuati i tentativi di intercettazione, l'aeronautica militare ha colpito lanciatori e la rete di Hezbollah in tutto il Libano. Decine di migliaia di libanesi sono sfollati dal sud del Paese per sfuggire all’operazione militare israeliana casa per casa alla ricerca delle infrastrutture della milizia.
Secondo il ministero della Salute di Beirut 912 persone sono state uccise e 2.221 ferite nel Paese da quando Hezbollah si è unito alla campagna tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 2 marzo.
Ieri l'ex ministro israeliano per gli Affari strategici Ron Dermer ha confermato di essere in contatto con il governo libanese e di vedere progressi verso un accordo politico, «ma affinché un’intesa possa essere attuata, Hezbollah deve essere disarmato». Lunedì il governo libanese ha istruito i media pubblici di non chiamare più la milizia il «partito della Resistenza».

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