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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
15.03.2026 Autobomba contro una sinagoga: l’odio ha radici profonde
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 15 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «Autobomba contro una sinagoga: l’odio ha radici profonde»

Autobomba contro una sinagoga: l'odio ha radici profonde
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/03/voiture-belier-contre-synagogue-la-haine-chevillee-au-corps-326069.html

 
Michelle Mazel

Officials name suspect killed after ramming vehicle into Michigan synagogue  | Michigan | The Guardian
Un’autobomba si è schiantata contro la sinagoga Temple Israel nel Michigan mentre nell’edificio erano presenti molti bambini; l’attentatore si è suicidato prima di far esplodere il veicolo e decine di soccorritori sono stati ricoverati per inalazione di fumo

Venerdì 13 marzo, un'autobomba carica di esplosivo si è schiantata contro la sinagoga riformata Temple Israel di Bloomfield, nel Michigan. È una delle più grandi degli Stati Uniti. Fondata nel 1941, comprende sia un asilo sia una scuola religiosa per i bambini dalla materna fino alle superiori, che si riunisce nei fine settimana e nel pomeriggio. L'auto è riuscita a penetrare all’interno, passando davanti all'asilo nido dove dormivano i neonati e proseguendo verso la palestra dove dei bambini praticavano sport. La rabbina Arianna Gordon ha raccontato di aver visto una guardia di sicurezza correre via con un'arma in pugno. Poi il suono degli spari è riecheggiato nell'edificio, raggiungendo gli uffici amministrativi e le aule scolastiche. Il veicolo era completamente avvolto dalle fiamme, e il fumo riempiva i corridoi e gli uffici. Secondo le prime ricostruzioni, l'aggressore si sarebbe sparato alla testa prima di poter far esplodere il veicolo. Sessantatré membri delle forze di sicurezza, intervenuti per aiutare i bambini a uscire dalla sinagoga e a correre verso i genitori preoccupati, tenuti a distanza fino a quando il rischio di esplosione non fosse stato completamente escluso, sono stati ricoverati in ospedale per aver inalato del fumo. Avremmo voluto credere che questo attacco, che ha preso di mira un luogo di culto frequentato da bambini, tra cui dei neonati, avrebbe scatenato un'ondata di indignazione e condanna. Questo però significherebbe avere una scarsa comprensione dei media e dei politici. Dopo le solite banalità sull'antisemitismo – “L'antisemitismo e la violenza non hanno posto nel Michigan”, ha commentato la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, “È straziante. La comunità ebraica del Michigan dovrebbe poter vivere e praticare la propria fede in pace” – l'attenzione e i commenti si sono concentrati sulle motivazioni di colui che, in fondo, è solo un patetico terrorista. Secondo le autorità statunitensi, si tratterebbe di un certo Ayman Mohamad Ghazali, di 41 anni, giunto negli Stati Uniti dal Libano nel 2011 come marito di una cittadina americana e naturalizzato nel 2016. Perché mai questo cittadino americano, che viveva una vita tranquilla lontano dagli sconvolgimenti del Medio Oriente, avrebbe deciso di lanciarsi in un attacco suicida a priori? Secondo l'Associated Press, una settimana prima aveva appreso che quattro membri della sua famiglia erano stati uccisi in un raid aereo israeliano nel suo Paese natale; aveva atteso per quasi due ore al volante della sua auto davanti alla sinagoga prima di decidersi ad entrare nell'edificio dove si trovavano decine di bambini. Secondo il quotidiano britannico Telegraph, Ghazali, un immigrato libanese naturalizzato cittadino americano, sarebbe stato spinto a commettere l'attentato dopo che alcuni membri della sua famiglia erano rimasti uccisi in un raid aereo israeliano. Una logica curiosa. Per comprendere un simile atto, bisogna accettare che attaccare un luogo di culto che ospita bambini innocenti, ma ebrei, sia una reazione “normale” alla perdita dei genitori in un attacco israeliano?

 


takinut3@gmail.com

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