Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Trump può liberare Teheran. Sinistra in imbarazzo Commento di Franco Carinci
Testata: Il Riformista Data: 15 marzo 2026 Pagina: 7 Autore: Franco Carinci Titolo: «Trump può liberare Teheran. Sinistra in imbarazzo»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 15/03/2026, a pagina 7, il commento di Franco Carinci dal titolo "Trump può liberare Teheran. Sinistra in imbarazzo ".
Il popolo iraniano ringrazia Trump e spera nella fine degli ayatollah, mentre la sinistra rimane ferma sulle sue posizioni che difendono i regimi autoritari
Una volta, un amico assai più saggio del sottoscritto mi diceva che quando si va alle barricate, o si sta da una parte o si sta dall’altra. La scelta della nostra sinistra mi sembra evidente: tenta, senza riuscirci, di stare da ambedue le parti. Plaude alla morte della Guida suprema dell’Iran, tiranno spietato e sanguinario, ma critica il fatto che sia stato “assassinato” (sic) da un bombardamento israeliano, in violazione del diritto internazionale. Vale ricordare che a proposito del “genocidio” di Gaza si è chiamato in causa il diritto umanitario come superiore a quello stesso diritto internazionale, che certamente il regime iraniano ha violato in modo sistematico e crudele nell’arco di cinquanta anni, minacciando di cancellare Israele dalla carta geografica e alimentando il terrorismo tramite i suoi proxy. C’è, allora, da chiedersi se per ipotesi dovesse seguirne non il ristabilimento della democrazia che non è mai stato un obiettivo di Trump, ma l’eliminazione o riduzione della repressione, come d’altronde in Venezuela, non sarebbe il caso di rallegrarsi? Se il classico Marziano atterrasse nella nostra Italia, dovrebbe prendere atto che la sinistra non solo critica Trump, ma tifa apertamente per l’Iran, magnificando sia le perdite umane civili, sia esaltando la forza di resistenza e offesa militare di quel paese. Naturalmente a far da cornice è la rappresentazione a tinte fosche di quella apocalisse socioeconomica che starebbe già investendo il mondo intero; ma almeno a voler tenere conto della capacità previsionale della nostra sinistra, l’introduzione dei dazi avrebbe dovuto comportare un crollo del nostro export negli Stati Uniti, con conseguente licenziamento di decine di migliaia di lavoratori. Niente di tutto questo: l’esportazione è cresciuta e la disoccupazione è scesa al suo minimo storico. A recuperare un minimo di obiettività, una volta proceduti oltre la pur interessante questione circa la sopravvivenza di quel diritto internazionale, di cui sarebbe stato officiato come guardiano l’Onu, la classica araba fenice che ognuno sa che c’è, ma nessuno sa dov’è, rimane da fare i conti con la realtà in essere. Qui risuona la domanda ossessiva di cosa vuole Trump, ossessiva ma retorica, perché la risposta della sinistra è più che chiara, seppur articolata su un’ampia gamma. Una volta privilegiata l’opinione che non lo saprebbe neanche lui, epigono di quel Napoleone che affermava “On s’engage et puis on voit”, resta pur sempre un crescendo: la sua smania edificatoria nel deserto, la sua volontà di impossessarsi delle risorse petrolifere iraniane, la sua voglia di far dimenticare il coinvolgimento nel caso Epstein, dato per sicuro, la sua bulimia di potere. Non un minimo cenno alla continuità politica fra il primo e il secondo mandato di Trump, quella di una stabilizzazione del Medio Oriente, con quei Patti di Abramo, che proprio l’Iran, attraverso il massacro del 7 ottobre commissionato ad Hamas, ha cercato di boicottare. A tal scopo non è necessario, a suo giudizio, un rovesciamento totale del regime, tantomeno l’avvento di un sistema democratico, compito lasciato allo stesso popolo iraniano (non è forse la sinistra a sostenere che la democrazia non si esporta con le bombe?); ma un governo disposto al disarmo nucleare e missilistico nonché a dialogare con gli altri Paesi dell’area e perlomeno a tollerare l’esistenza di Israele. Sullo sfondo resta quella che è l’arma più forte dell’Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, con tutte le difficoltà in termini di prezzi del petrolio e del gas, con conseguente ricaduta sull’inflazione. Tutto dipende dalla durata della guerra, ma comunque, se questa portasse a una normalizzazione di un Paese impegnato da decenni a impedire qualsiasi stabilizzazione pacifica in Medio Oriente e a esportare terrorismo in ogni parte d’Europa, ben si potrebbe pagare un costo economico temporaneo.
Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante.