Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Netanyahu chiede droni a Zelensky Cronaca di Carlo Nicolato
Testata: Libero Data: 15 marzo 2026 Pagina: 7 Autore: Carlo Nicolato Titolo: «Trump: «Ci servono le navi europee». Netanyahu chiede droni a Zelensky»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 15/03/2026, pag. 7, con il titolo "Trump: «Ci servono le navi europee». Netanyahu chiede droni a Zelensky", la cronaca di Carlo Nicolato.
Carlo Nicolato
Da nazione aiutata, l'Ucraina diventa nazione indispensabile, per sostenere la guerra all'Iran. Nessuno, come gli ucraini, ha impaerato a combattere la minaccia dei droni. Così, dopo i paesi del Golfo, anche Israele chiede a Zelensky i suoi droni anti-drone.
Per la prima volta dall’inizio della guerra il presidente americano ha invitato alcuni Paesi europei, ma non solo, a inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz. Lo ha fatto con un messaggio su Truth annunciando che altri prima di loro, quelli già direttamente colpiti dall’Iran, lo stanno già facendo: «Speriamo che Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri, colpiti da questa restrizione artificiale, inviino navi nella zona in modo che lo Stretto di Hormuz non rappresenti più una minaccia da parte di una nazione che è stata completamente decapitata», ha scritto Trump specificando che sebbene gli Stati Uniti hanno abbiano distrutto il 100% delle capacità militari iraniane «per loro è facile inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio da qualche parte lungo o all'interno di questo corso d'acqua». All’appello per prima ha risposto Londra sottolineando, con un portavoce del ministero della Difesa, che l’opzione è sul tavolo, insieme ad altre «per garantire la sicurezza della navigazione nella regione».
Poi ha risposto il ministro degli Esteri iraniano Araghchi che ha ribadito che in realtà Hormuz è aperto, «ma chiuso alle petroliere dei nostri nemici e dei loro alleati». Il ministro ha poi aggiunto che l'attacco all’isola di Kharg è stato condotto dal territorio dei nostri vicini e che l’Iran reagirà bombardando le basi dai quali sono partiti missili e aerei, «facendo attenzione a non colpire aree popolate». Il capo della diplomazia iraniana ha anche minacciato che se gli Usa attaccheranno le infrastrutture energetiche «le nostre forze prenderanno di mira gli impianti delle società statunitensi nella regione o le società in cui gli Stati Uniti detengono partecipazioni».
Macron invece per ora non ha risposto all’appello, ma su X ha proposto a Israele di effettuare «colloqui diretti» con il Libano «per avviare negoziati e un cessate il fuoco, trovare una soluzione duratura» offrendo Parigi come sede e il riconoscimento ufficiale di Israele da parte del Libano, con tanto di ripresa delle relazioni diplomatiche. «Bisogna fare tutto il possibile per impedire che il Libano precipiti nel caos», ha scritto, aggiungendo che «Hezbollah deve fermare immediatamente la sua sconsiderata escalation e Israele deve abbandonare qualsiasi offensiva su larga scala». Secondo tali colloqui dovrebbero tenersi nei prossimi giorni, forse a Parigi, forse a Cipro, e vi parteciperanno Jared Kushner, genero di Trump, e Ron Dermer, stretto collaboratore del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Trump invece avrebbe respinto i tentativi degli alleati mediorientali di avviare negoziati diplomatici per porre fine alla guerra.
Ieri si è registrata una nuova tappa nel coinvolgimento dell’Ucraina nel conflitto mediorientale. Il deputato iraniano Ebrahim Azizi, presidente della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, ha scritto su X che Kiev è ormai un «obiettivo legittimo» per le forze armate di Teheran. In serata in effetti, il premier israeliano Netanyahu ha chiesto un colloquio con il presidente Volodymyr Zelensky. L’argomento sarà la fornitura di droni antiaerei prodotti nel Paese europeo invaso dalla Russia.
E mentre la questione del blocco delle navi cisterna nello stretto è ovviamente diventata quella chiave del conflitto, il tycoon sempre su Truth se l’è presa con «i media delle fake news che odiano riportare quanto bene l'esercito degli Stati Uniti si sia comportato contro l'Iran», riferendosi in particolare all’attacco, appena avvenuto al momento del post, contro la piccola isola nel golfo. L’Iran è «totalmente sconfitto e vuole un accordo, ma non un accordo che io accetterei!», ha aggiunto il Tycoon che se la prende anche con gli stessi media per un titolo che lui definisce «fake news» sui cinque aerei cisterna che sarebbero stati abbattuti in un aeroporto in Arabia Saudita. «In realtà», scrive, «la base è stata colpita qualche giorno fa, ma gli aerei non sono stati “colpiti” o “distrutti”.
Quattro dei cinque non hanno subito praticamente alcun danno e sono già tornati in servizio. Uno ha subito danni leggermente maggiori, ma tornerà presto in volo». Il presidente ha aggiunto che il New York Times, il Wall Street Journal e altri «media di basso livello, vogliono davvero che perdiamo la guerra».
Ieri è intervenuto anche Reza Pahlavi, erede al trono di Persia, che ha affermato sui social di aver già iniziato a selezionare individui, sia all'interno che all'esterno dell'Iran, che potrebbero far parte di quello che definisce un «sistema di transizione«. Tale organismo, ha scritto, «sarà pronto sotto la mia guida ad assumere il governo del Paese non appena la Repubblica Islamica cadrà e, nel più breve tempo possibile, a ristabilire l’ordine, la sicurezza, la libertà e le condizioni per la prosperità e la fioritura dell'Iran».
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