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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
14.03.2026 Il pericolo islamista minaccia l'Occidente
Editoriale di Daniele Capezzone

Testata: Il Tempo
Data: 14 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Daniele Capezzone
Titolo: «Continuiamo a non voler vedere il pericolo islamista»

Riprendiamo da IL TEMPO di oggi 14/03/2026, a pag. 1, con il titolo "Continuiamo a non voler vedere il pericolo islamista", l'editoriale di Daniele Capezzone. 

 Confessioni di un liberale. Daniele Capezzone al Caffè della Versiliana  Giovedì 14 luglio, ore 18:30 - Versiliana Festival
Daniele Capezzone

In pictures: Iran mourns Ayatollah Ali Khamenei | South China Morning Post
Alcune comunità islamiche sciite celebrano il “martirio” di Khamenei, un segnale preoccupante per l'Occidente. Le prediche e le attività interne possono diffondere posizioni radicali difficili da controllare

Oggi Il Tempo vi propone un documento inquietante: il comunicato con cui le comunità islamiche sciite, piangendo Khamenei padre ed esaltandone il figlio, celebrano il «martirio» e invitano la nuova Guida Suprema a rimanere in quel «lucente solco». Non serve un sofisticato conoscitore dell'Islam per capire di cosa stiamo parlando: un pericoloso discorso sul filo della violenza. La nota è firmata da associazioni e centri culturali che non si nascondono, e almeno questo è positivo ai fini dei controlli indispensabili per garantire la sicurezza nazionale. Ma il punto è proprio questo: se già vengono dette cose del genere apertis verbis, immaginiamo il tenore delle prediche che nessun «estraneo» ascolta, dei sermoni più infiammati a porte chiuse. Anzi, c'è da sorridere amaramente quando qualcuno immagina che il proselitismo fondamentalista avvenga solo online, sottovalutando la forza di trascinamento delle aggregazioni fisiche nel cuore delle nostre città. E allora? Non si tratta di chiudere a prescindere quei luoghi, lasciando spazio a raduni in case private ancora meno controllabili. E tuttavia si rende indispensabile un'attività che andrà peraltro costantemente aggiornata, perché nomi e persone cambiano vorticosamente. Occorre un censimento (uso appositamente un concetto sdoganatissimo, che evoca solo positive esigenze di trasparenza) di tutti i luoghi di culto, di incontro e di associazionismo ispirati all'Islam sul nostro territorio. E la medesima trasparenza va richiesta sulle relative fonti di finanziamento. È il minimo sindacale, a maggior ragione in assenza di un'intesa con lo Stato italiano che non è stata possibile per ben due volte (con governi di centrosinistra e di centrodestra) a causa delle diverse scelte delle comunità islamiche, che non hanno saputo indicare rappresentanze unitarie e si sono opposte a far sapere chi le finanziava. Ma la mancata intesa con lo Stato non può significare assenza di trasparenza su attività, persone e finanziamenti. Non credo sia necessario aggiungere altro: cosa sia in gioco è fin troppo chiaro.

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