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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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israele.net Rassegna Stampa
14.03.2026 L'Unrwa ostacola la pace
Commento di Amine Ayoub

Testata: israele.net
Data: 14 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Amine Ayoub
Titolo: «L’UNRWA non è semplicemente compromessa col terrorismo: alimentando la finzione dell’“eterno profugo ereditario” e il miraggio del “ritorno”, l’agenzia dell’ONU costituisce uno dei più formidabili ostacoli alla pace fra israeliani e palestinesi»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - l'articolo di Middle East Forum di Amine Ayoub, dal titolo: "L’UNRWA non è semplicemente compromessa col terrorismo: alimentando la finzione dell’“eterno profugo ereditario” e il miraggio del “ritorno”, l’agenzia dell’ONU costituisce uno dei più formidabili ostacoli alla pace fra israeliani e palestinesi". 

Amine Ayoub

 

L'Unrwa sostiene la lotta armata contro Israele, non è un attore terzo e neutrale, ma conivolto con le più pericolose organizzazioni terroristiche palestinesi. Nella foto: “I servizi dell’UNRWA sono un nostro diritto fino al Ritorno”: striscione affisso nel gennaio 2024 su una sede UNWRA del campo profughi (Cisgiordania)

Scrive Amine Ayoub: Per quasi ottant’anni, la comunità internazionale ha coccolato una finzione unica e pericolosa: quella dell’eterno profugo arabo palestinese.

Mentre nella storia del secondo dopoguerra ogni altra popolazione sfollata – dai milioni di tedeschi espulsi dall’Europa orientale, agli indù e musulmani della Partizione del subcontinente indiano (agli italiani di Istria e Dalmazia ndr) – è stata integrata in nuove case nel giro di una generazione, il “profugo” arabo palestinese è stato trasformato in un’arma politica ereditaria.

Non si tratta di una tragedia umanitaria, ma di un’industria appositamente creata per aprire la strada alla distruzione dello Stato ebraico.

Limitarsi a documentare le complicità dell’UNRWA con il terrorismo come si fa ora, è necessario ma insufficiente.

Si sono visti i tunnel sotto il quartier generale dell’UNRWA e i libri di testo dell’UNRWA che glorificano il “martirio”. Eppure la burocrazia globale rimane sostanzialmente indifferente, nascondendosi dietro lo scudo della “necessità umanitaria”.

Per interrompere questo ciclo, Israele dovrebbe passare da una posizione difensiva a un’offensiva legale. Si rende necessario un Symmetry Mandate, uno Statuto di Reciprocità sui Profughi che colleghi direttamente lo status dei profughi palestinesi del 1948 a quello degli 850.000 profughi ebrei che furono brutalmente espulsi dai paesi arabi nello stesso periodo.

La storia stessa fornisce lo schema per questa deliberazione. Dopo la fondazione di Israele nel 1948, il mondo arabo reagì con una sistematica campagna di pulizia etnica contro i propri cittadini ebrei.

Dagli stretti vicoli di Baghdad ai vivaci quartieri ebraici del Cairo, vennero sradicate intere comunità antiche di secoli. Ma quegli 850.000 ebrei non finirono a languire per 78 anni nei “campi profughi” finanziati da un’apposita un’agenzia delle Nazioni Unite.

Furono assorbiti dal nascente Stato di Israele e da vari paesi in Occidente. Divennero cittadini, contribuenti, lavoratori e costruttori.

Da qualsiasi punto di vista giuridico e storico, da parte ebraica il problema dei “profughi” è stato risolto attraverso l’integrazione e la sovranità.

La parte arabo-palestinese, invece, è stata deliberatamente trattenuta in uno stato di sviluppo bloccato dai regimi arabi e dalle Nazioni Unite.

Consentendo che lo status di “profugo” venisse tramandato come un’eredità da una generazione all’altra, l’UNRWA ha creato una popolazione di milioni di persone convinte che il loro futuro non risieda nella costruzione della società in cui vivono, ma in un fantomatico “ritorno” in una Galilea o in una Tel Aviv che non hanno mai visto.

È il mito del “diritto al ritorno”, il più grande ostacolo alla pace israelo-palestinese. È il miraggio del 1948 che alimenta i massacri di oggi.

Il Symmetry Mandate rappresenterebbe il tramonto legale di questo mito. In base a questa dottrina, Israele dovrebbe dichiarare formalmente che lo scambio di popolazioni tra il 1948 e il 1960 costituisce un capitolo storico concluso.

Così come non esiste un “diritto al ritorno” per un ebreo che reclama una casa confiscata a Baghdad o un negozio a Tripoli, non può esistere un “diritto al ritorno” per i pronipoti di coloro che lasciarono Giaffa.

La regola dovrebbe stabilire che qualsiasi finanziamento internazionale, aiuto alla ricostruzione o riconoscimento diplomatico sia strettamente subordinato al reinsediamento permanente e alla naturalizzazione degli arabi palestinesi nei paesi ospitanti o all’interno delle zone amministrative designate dal Board of Peace.

I critici sosterranno che ciò violerebbe le norme internazionali. È vero il contrario: le ripristina.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che si occupa di tutte le altre comunità di profughi sul pianeta, dà priorità all’integrazione e al reinsediamento locale.

L’UNRWA è l’unica agenzia il cui mandato è impedire l’integrazione.

Applicando la logica della “simmetria”, Israele chiederebbe semplicemente che gli stessi standard applicati ai profughi ebrei provenienti da Egitto, Yemen ecc. vengano applicati ai residenti di Gaza e Jenin.

È un atto di giustizia amministrativa e storica che tratterebbe finalmente le parti con eguali criteri.

(Da: Middle East Forum, 15.2.26)

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