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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
13.03.2026 Colpita base italiana a Erbil
Cronaca di Mauro Zanon

Testata: Libero
Data: 13 marzo 2026
Pagina: 5
Autore: Mauro Zanon
Titolo: «Un drone iraniano centra il campo di addestramento delle forze curde in Iraq: contingente rifugiato nel bunker e nessun ferito. Nella stessa zona colpiti ieri sera sei soldati francesi»

Riprendiamo LIBERO di oggi, 13/03/2026, a pagina 5, con il titolo "Un drone iraniano centra il campo di addestramento delle forze curde in Iraq: contingente rifugiato nel bunker e nessun ferito. Nella stessa zona colpiti ieri sera sei soldati francesi", la cronaca di Mauro Zanon.

Mauro Zanon
Mauro Zanon

Camp Singara, a Erbil, la base italiana è stata deliberatamente attaccata dall'Iran, con un drone.

Mercoledì, poco dopo le 23, un drone iraniano “Shahed” ha colpito la base militare italiana “Camp Singara” a Erbil, in Iraq, che ospita circa 300 soldati.
L’esplosione ha causato un incendio che ha coinvolto alcuni automezzi, ma fortunatamente i protocolli di sicurezza hanno funzionato evitando il peggio. I soldati di stanza si sono rifugiati prontamente nei bunker e non ci sono stati né morti né feriti.
E ieri sera il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato al Tg4 che «i militari italiani saranno spostati presto». «Ritengo che verranno spostati in tempi rapidi, così come è stato fatto in Kuwait: è inutile lasciarli sotto il rischio di bombe che continuano ad arrivare, droni e missili. Dobbiamo garantire la sicurezza dei nostri militari, così come garantiamo quella dei nostri concittadini che lavorano e operano in queste parti del mondo».
Camp Singara, come l’omonima fortezza legionaria ai tempi dell’imperatore Settimio Severo, non è una semplice base: è il fulcro della presenza italiana in Medio Oriente e un hub logistico cruciale per tutte le forze Nato e della coalizione internazionale anti-Isis che operano nel quadrante nord dell’Iraq e verso il confine siriano. Erbil è la capitale del Kurdistan iracheno, una regione che per anni è stata la prima linea di difesa contro lo Stato islamico. E la stabilità di questa zona impedisce il ritorno di cellule terroristiche che potrebbero minacciare anche l’Europa. Il compito principale delle forze armate italiane a Erbil non è il combattimento diretto, ma l’addestramento dei Peshmerga curdi e delle Zeravani Forces, le unità di sicurezza del Kurdistan iracheno, affinché raggiungano una progressiva autonomia nel contrasto a Daesh e nel mantenimento della sicurezza regionale. La missione italiana, denominata “Prima Parthica”, prevede corsi che spaziano dal tiro di precisione al combattimento in ambienti chiusi, dalla gestione di sommosse alla guerra in montagna, fino al soccorso sanitario tattico e al contrasto agli ordigni improvvisati.
Ieri sera, sempre nella zona di Erbil, sei soldati francesi sono stati feriti in un raid con drone a Erbil. I soldati erano «impegnati in un addestramento antiterrorismo con partner iracheni», ha precisato il quartier generale, e «sono stati immediatamente trasportati al centro medico più vicino».
Proprio nei giorni scorsi, presso il centro addestrativo di Atrush, si è concluso il nuovo ciclo di formazione con sessioni teoriche e addestramento pratico condotto dai Mobile Training Team (Mtt) italiani della missione Prima Parthica, con la partecipazione di 71 militari delle forze di sicurezza locali. Solo nel 2025, i militari italiani hanno formato oltre 1.200 soldati Peshmerga. E dall’avvio della missione, nel 2014, il contingente italiano ha contribuito alla preparazione di decine di migliaia di uomini delle forze di sicurezza curde e irachene. A Erbil è presente anche una componente aeromobile dell’Esercito, il “Task Group Griffon”, composto da circa 60 operatori e alcuni elicotteri NH-90 impiegati per trasporto di personale e materiali tra le basi nella regione settentrionale dell’Iraq. Ma l’impegno italiano non si limita alla formazione militare. Attraverso il team Cimic (Civil-Military Cooperation), i soldati supportano la popolazione locale con donazioni e attività di sostegno, creando un ponte tra autorità civili e organizzazioni governative o non governative. Un allarme come quello di mercoledì nella base di Erbil non si vedeva dal 2020, quando il generale iraniano Qasem Soleimani, uno dei personaggi più importanti del regime di Teheran, rimase ucciso da un blitz Usa all’aeroporto di Bagdad. Allora i militari italiani della missione furono costretti a proteggersi nei bunker in seguito a lanci di missili dall’Iran sulle basi americane. Scena che si è ripetuta a giugno 2025 durante i bombardamenti israeliani sempre sull’Iran.

 

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