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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.03.2026 Non una di meno; il femminismo che caccia le donne
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Non una di meno; il femminismo che caccia le donne»

Non una di meno; il femminismo che caccia le donne
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Deborah Fait

Le iraniane cacciate dalle femministe di Non Una di Meno, che sono tutte pro-Pal. Lotta dura col patriarcato, sempre, tranne quando il patriarcato è islamico e si fa Stato nella Repubblica Islamica.

C’è un momento in cui le maschere cadono e il femminismo militante occidentale mostra il suo vero volto: non la difesa delle donne, ma una militanza ideologica selettiva e ipocrita.

L'8 marzo dovrebbe essere il giorno in cui le donne stanno insieme.  Così era ai miei tempi,  quando ero una giovane piena di ideali e lottavo con le miei compagne per i diritti di tutti, senza etichette, senza tu si,  tu no, non sei degna!  Senza distinzioni ideologiche o tribali. Senza chiedere di che partito sei e, se le tue idee sono diverse dalle mie, allora: fuori, questo non è il tuo corteo! In altri tempi, ai miei tempi, ogni donna poteva manifestare, senza restrizioni o pregiudizi.

L'8 marzo dovrebbe essere il giorno in cui la solidarietà femminile diventa universale ma è evidente che oggi le cose sono cambiate. Nei corteidell'8 marzo di quest'anno, organizzati da Non Una di Meno le donne iraniane sono state escluse non perché non fossero donne , ma perché non erano le donne giuste.

Fuori, dunque!

Nel 2024, pochi mesi dopo il massacro del 7 ottobre 2023. In diversi cortei dell’8 marzo in Italia, sempre organizzati dal famigerato movimento "Non una di meno", gruppi di donne ebree o sostenitrici di Israele che volevano ricordare le vittime degli stupri e delle violenze compiute dai palestinesi e da Hamas, si sono trovate davanti un muro di ostilità e di odio puro. "Andatevene" sibilavano con rabbia le sedicenti femministe. "Andatevene", urlavano.

Fuori!

Evidentemente non tutte le violenze sessuali meritano la stessa indignazione. Le donne ebree stuprate e poi fatte a pezzi dai palestinesi non avevano diritto alla solidarietà. la storia si è ripetuta l'8 marzo 2026 con le donne iraniane che nel loro paese vengono ammazzate per la strada dalla polizia morale se non portano il velo. Donne che da anni sfidano il regime degli ayatollah assassini, che rischiano arresti e torture per togliersi il velo, per essere libere,  che hanno riempito le piazze gridando “Donna, vita, libertà” dopo l’uccisione di Mahsa Amini. Queste stesse donne sono state cacciate dai cortei. Vergogna! Vergogna!

Quelle donne iraniane cacciate dai cortei incarnano la lotta femminista nel modo più coraggioso possibile: mettendo in gioco la propria vita. Altro che le viziate figlie di papà di Non Una Di Meno che le ha considerate “scomode”. Troppo poco allineate, troppo indipendenti, troppo determinate a denunciare non un patriarcato astratto ma un regime omicida. Una teocrazia marcia: quella della Repubblica Islamica dell'Iran.

Le donne iraniane rischiano la prigione e la morte e in Europa vengono respinte da chi dovrebbe difenderle. Surreale e indecente.

Le donne israeliane che denunciano stupri e violenze dopo un attacco terroristico in Occidente vengono accusate di fare propaganda. Qualche opinionista senza anima, ha avuto anche il coraggio lercio di negare gli stupri.

Questo non è femminismo universale. Semplicemente non è femminismo ma ideologia, malattia dell'anima e della mente.

È una contraddizione enorme, quasi tragica. Perché il femminismo è nato proprio per affermare un principio semplice: la violenza contro una donna riguarda tutte le donne. Quando quel principio viene abbandonato, resta solo una caricatura militante. Un femminismo che non difende più le donne cessa di esistere.

Ma la polizia? Che ha fatto la polizia? Incredibile ma vero, la polizia ha dato  man forte alle vergognose attiviste chiedendo alle donne iraniane di andarsene "Perché la loro bandiera provocava". Per due anni le bandiere di un paese che non c'è e che rappresentano la morte hanno invaso e sporcato l'Italia e il mondo occidentale. Quelle non provocavano?

Il movimento che proclamava la sorellanza globale è finito, scomparso per trasformarsi in una sorta di tribunale ideologico. Non conta più la violenza subita. Conta la posizione politica.

E allora alcune donne vengono celebrate.
Altre cacciate da femmine isteriche urlanti .

La solidarietà non dovrebbe avere passaporti ideologici.

Se l’8 marzo diventa il giorno in cui alcune donne vengono espulse dalle piazze femministe, allora significa che qualcosa si è rotto. Significa che le nostre lotte sono state inutili. Mentre nel mondo orientale molte donne combattono per la libertà, nei cortei occidentali qualcuno decide chi ha il diritto di essere considerata vittima e chi invece deve essere cancellata.

Il risultato è devastante. Questa non è solidarietà tra donne.
È una selezione politica delle vittime. Certune meritano, altre no. Se sono ebree e amano Israele, non sono le benvenute. Se sono iraniane grate a Israele e all'America vanno cacciate.

Il post femminismo ha tradito  gli ideali delle suffragette massacrate dalla polizia britannica nel XIX secolo.

Non esiste più la sorellanza, è stata archiviata da tempo.

Cambiate nome perché "Non una di meno" non vi compete!  

E vergognatevi!


takinut3@gmail.com

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