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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
12.03.2026 Colpita e affondata la banca dei pasdaran
Commento di Roberto Arditti

Testata: Il Tempo
Data: 12 marzo 2026
Pagina: 9
Autore: Roberto Arditti
Titolo: «Rasa al suolo la banca iraniana Sepah. Lì transitavano i miliardi dei pasdaran»

Riprendiamo da IL TEMPO del 12/03/2026, a pag. 9, con il titolo "Rasa al suolo la banca iraniana Sepah. Lì transitavano i miliardi dei pasdaran", il commento di Roberto Arditti.

 

Roberto Arditti | Festival Economia Trento

Roberto Arditti 

Predatory sparrow, la guerra parallela degli hacker filo-israeliani al  cuore finanziario dell'Iran | Wired Italia
Un raid congiunto Usa-Israele ha distrutto a Teheran un centro amministrativo e informatico della Banca Sepah, snodo finanziario legato ai Pasdaran, colpendo i flussi di fondi destinati anche a Hezbollah e agli Houthi

 

Mentre il regime iraniano gonfia il petto con minacce roboanti, la coalizione Usa-Israele continua a picchiare duro nei fatti.
Un raid aereo congiunto ha disintegrato un edificio amministrativo chiave della Banca Sepah, nel nord di Teheran, lungo l'autostrada Haghani.

L'Iran piange «martiri civili», ma le fonti attendibili parlano di alti ufficiali Irgc tra le vittime e di un colpo che ha paralizzato i flussi finanziari.

L'operazione è stata un concentrato di intelligence e tecnologia. Fonti del Pentagono rivelano che F-35 israeliani, supportati da droni stealth Usa, hanno lanciato missili di precisione alle 2 di notte, saturando le difese antiaeree iraniane con jamming elettronico. L'obiettivo: il centro di elaborazione dati e sicurezza digitale di Sepah, dove transitavano miliardi in pagamenti salariali per i pasdaran e fondi occulti per proxy come Hezbollah e Houthis. L'edificio è stato raso al suolo, con esplosioni secondarie da server in fiamme che hanno causato blackout nazionali nei sistemi bancari.

Non è un caso isolato: segue il cyberattacco del giugno 2025 da Predatory Sparrow, che aveva già cancellato dati sensibili, rivelando come Sepah aggirasse sanzioni per finanziare missili e nucleare. Pete Hegseth, segretario Usa alla Difesa, ha definito l'azione «un pugno al portafoglio del terrore», mirata a un momento notturno di vulnerabilità durante l'elaborazione batch dei fondi.

Sepah infatti non è una banca qualunque: è il cuore nero del sistema di potere iraniano, un mostro finanziario intrecciato all'Irgc che controlla economia, corruzione e terrore. Fondata nel 1925, è diventata il «linchpin» del programma missilistico, come la definì il Tesoro Usa nel 2007. Sepah finanzia il Ministero della Difesa (Modafl), l'Organizzazione Aerospaziale (Aio) e gruppi come Shahid Hemnat, pompando miliardi in missili balistici e droni per proxy. Decisivi i legami internazionali: transazioni con Corea del Nord e Cina per componenti nucleari, rivelate da cable Usa del 2008.

Ma il vero scandalo è interno: Sepah è la piattaforma finanziaria dell'élite corrotta sino al midollo. Hackeraggi hanno evidenziato conti miliardari di generali come Hassan Palarak (Quds Force), fondi lavati per evadere sanzioni via crypto e front companies. L'Irgc usa Sepah per pagare stipendi a milioni di pasdaran, armare Hezbollah (50 milioni trasferiti dal 2001 al 2006 via filiali europee) e sostenere Houthis in Yemen o milizie in Iraq.

Nel 2020 ha assorbito banche come Ansar e Mehr, creando un impero con 1.800 filiali e asset da capogiro, dominato dal «complesso bonyad-militare». Sepah è anche complice in vendite illecite di petrolio, con miliardi spostati per finanziare Irgc-Qf e gruppi come Hamas, anche grazie a un network globale di front companies in Turchia, Cina e Siria.

Le sanzioni internazionali su Sepah sono una «saga» tutta da scoprire. Iniziano nel gennaio 2007 dal Tesoro Usa, ma nello stesso anno arrivano anche le Nazioni Unite con le risoluzioni 1737 e 1747, che congelano asset globali per attività nucleari e missilistiche. L'Ue segue nel 2007, bloccando filiali in Italia, Regno Unito, Francia e Germania.

Eppure, incredibilmente, Sepah opera ancora in Europa con asset da centinaia di milioni a Londra e Amburgo, nonostante sanzioni Usa per terrorismo (E.O. 13224 dal 2010) e settore finanziario (E.O. 13599).

Nel 2019, dopo l'uscita Usa dal Icpoa, arrivano nuove misure per evasione; nel 2020 blacklist per la fusione con banche Irgc. Ultimi colpi: la cyber-sanzione implicita del 2025 e, sempre nel 2020, la designazione di Hekmat Bank (assorbita da Sepah) come posseduta da Irgc. Impatto: miliardi congelati, Sepah esclusa da Swift, transazioni crollate del 90%.

Ma l'Iran aggira via proxy asiatici e sistemi di riciclaggio fino a questo attacco: difficilmente potranno gestire tutto come prima.

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