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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Newsletter di Giulio Meotti Rassegna Stampa
12.03.2026 Non cambiate canale: vedrete i cammelli nelle vostre strade
Newsletter di Giulio Meotti

Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 12 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Non cambiate canale: vedrete i cammelli nelle vostre strade»

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Non cambiate canale: vedrete i cammelli nelle vostre strade". 


Giulio Meotti

Manchester: una milizia islamica in uniforme e a cavallo, che pattuglia le arterie principali per impedire che i kuffar poco rispettosi si presentino alle veglie per il defunto martire Ali Khamenei

“Può accadere che una civiltà scompaia, non sarebbe la prima volta. Le civiltà scompaiono, è la normalità. I nostri successori arriveranno in un momento indefinito, non sappiamo quando. E può darsi che la civiltà sarà già scomparsa. Il crollo può avvenire violentemente o lentamente”.

Parla così Michel Houellebecq al giornale tedesco Die Welt di oggi. Sembra che “i successori” stiano arrivando a cavallo.

Manchester, ieri culla della rivoluzione industriale ed emblema del progresso occidentale, oggi palcoscenico del dramma multiculturale.

Non è fantascienza distopica. Non è una scena dell’Angelo sterminatore di Buñuel, in cui il gregge di pecore attraversa la sala e nessuno ci trova niente di strano. Siamo noi: l’Occidente trasformato in stalla multiculturale.

La polizia inglese ha ceduto le strade a una milizia islamica in uniforme e a cavallo, che pattuglia le arterie principali per impedire che i kuffar poco rispettosi si presentino alle veglie per il defunto martire Ali Khamenei.

Risposta della polizia: cortese richiesta di spostarsi, neanche fosse un corteo di boy-scout.

Una milizia di barbuti in uniforme ha preso possesso delle strade di Manchester. A cavallo. Hanno caricato i manifestanti anti-regime iraniano come in un western islamico.

A questo delirio non si arriva in un giorno.

Quando nella cattedrale di Manchester si celebra il Ramadan, preoccupatevi.

Quando a Manchester i soldi per una chiesa in vendita sono arrivati dalla moschea, preoccupatevi (a Gorizia in questi giorni il Ramadan si fa in chiesa).

Quando la città di Manchester annuncia che non accenderà le luci di Natale, preoccupatevi.

Quando i manifestanti palestinesi salgono sulla cima della cattedrale di Manchester, preoccupatevi.

Quando il poliziotto che alla Manchester Arena, dove un terrorista islamico uccise 22 inglesi fra cui numerosi bambini al concerto di Ariana Grande, non controlla l’attentatore per paura di essere accusato di “razzismo”, preoccupatevi.

Quando a Manchester su 553.000 abitanti il 22,3 per cento sono islamici e nel 2017 erano il 15 per cento, preoccupatevi.

Quando i poliziotti di Manchester rimuovono i poster con i volti degli ostaggi di Hamas, preoccupatevi.

La stessa forza pubblica che non osa toccare un islamista a cavallo rimuove con zelo le facce delle vittime di Hamas. È il segnale perfetto: lo Stato non difende più i suoi cittadini, difende la narrazione. La narrazione che l’Islam è “religione di pace”, che ogni critica è “islamofobia” e che i kuffar devono chinare il capo.

Se non vi preoccupate per tutto questo, dopo i cavalli della sharia, vedrete i cammelli del califfato per le strade.

Poi cos’altro?

La schiavitù sessuale, che va forte a Gaza e Cisgiordania in questi giorni. Non amano tanto i palestinesi?

Intanto le scuole inglesi sono state appena informate che i disegni dei bambini potrebbero essere considerati “blasfemi” secondo la legge islamica.

Non è dunque che l’Inghilterra non voglia intervenire a sostegno di America e Israele nella guerra contro la Repubblica Islamica. È che l’Inghilterra non può visto: si sta trasformando in una monarchia islamica.

Quando la gente ha chiesto perché gli uomini a cavallo non venivano arrestati, un agente ha risposto:

“Cosa vuoi che lo tiri giù da cavallo?”.

La risposta giusta era: “Lo tiro giù, se fa resistenza gli rompo un braccio e riporto il cavallo alla scuderia, perché questo non è il suo paese, è il mio”.

Scrive il bravissimo Dominic Green nel Wall Street Journal:

“Due notti prima della mia partenza per Manchester, i sostenitori del regime iraniano si sono riuniti per piangere la morte di Khamenei. I loro oppositori si sono riuniti per una controprotesta e hanno combattuto per le strade. Nel caos, uomini barbuti, vestiti di nero, con bracciali bianchi, sono apparsi a cavallo come fantasmi medievali. Hanno ignorato la polizia che ha chiesto loro di andarsene. Sono andato a una conferenza sulla libertà di parola. La sua organizzatrice, Claire Fox, è un’ex trotskista che ha sostenuto la Brexit come una questione di sovranità democratica ed è stata trasformata nella baronessa Fox della Camera dei Lord. C’era gente dell’Inghilterra media: istruita, di classe media, per lo più di mezza età. Il tipo di persone che formano i ‘piccoli plotoni’ di decenza civica di Edmund Burke e che hanno reso l’Inghilterra famosa per la sua ragionevolezza e mitezza. Non li ho mai visti così arrabbiati. Una nonna musulmana mi ha detto che il Partito Laburista ‘ha creato un disastro’ coltivando blocchi elettorali musulmani pakistani e che lo Stato ha ‘abbandonato’ lei e le sue figlie alla barbarie. Un gallese, il cui remoto villaggio ora ospita richiedenti asilo, si è disperato di parlare con gli islamisti, perché stanno ‘usando la nostra libertà contro di noi’. Tutti hanno denunciato lo Stato come traditore. Tutti concordavano sul fatto che un’epoca di illusioni volute stesse finendo. Nessuno era in disaccordo quando ho detto che in Gran Bretagna oggi, come nella Germania di Weimar un secolo fa, lo Stato ha perso il controllo della strada. Non mi sorprenderei se quest’estate vedessimo Londra, Manchester e Birmingham inondate dalle più grandi marce di protesta della storia britannica. Gli inglesi si stanno rendendo conto che la cavalleria non arriverà. Dovranno salvarsi o arrendersi”.

Abbiamo aperto le porte a milioni di persone che non vogliono integrarsi, ma conquistare. E ora ci stupiamo se nelle strade della prima città industriale del mondo galoppano i cavalli della sharia?

Manchester non è un’anomalia; è il futuro che bussa, o meglio, galoppa alle nostre porte.

Donald Trump dice di aver quasi “decapitato” il regime di Teheran. Ma in un certo senso, da Mamdanistan a Manchester, l’Islam ha già decapitato l’Occidente, no?

Per “vincere” tutto ciò che la Repubblica Islamica dell’Iran deve fare è sopravvivere. Al momento, stanno sopravvivendo. Non è chiaro se lo stiamo facendo noi. Però è chiaro che ci stiamo impegnando per scomparire.

La newsletter di Giulio Meotti è uno spazio vivo curato ogni giorno da un giornalista che, in solitaria, prova a raccontarci cosa sia diventato e dove stia andando il nostro Occidente. Uno spazio unico dove tenere in allenamento lo spirito critico e garantire diritto di cittadinanza a informazioni “vietate” ai lettori italiani (per codardia e paura editoriale).

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