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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
12.03.2026 Reporter uccisa. D’Alema informato da Barghouti?
Commento di Iuri Maria Prado

Testata: Il Riformista
Data: 12 marzo 2026
Pagina: 6
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: «Reporter uccisa. D’Alema informato da Barghouti?»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 12/03/2026, a pagina 6, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Reporter uccisa. D’Alema informato da Barghouti?"


Iuri Maria Prado

Per l'ex premier Massimo D'Alema, la morte di una giornalista di Radio Qatar è un assassinio deliberato israeliano che viene censurato dalla "stampa ufficiale". Solo per D'Alema, infatti, la stampa italiana è allineata a Israele. Glielo avrà detto Marwan Barghouti, suo amico personale?

Vedeva lungo Massimo D’Alema quando, intervistato ieri da Repubblica, diceva che i giornali non avrebbero parlato di Amal Shamali, uccisa “in un bombardamento israeliano sul campo profughi di Nuseirat, a Gaza”. In effetti i mezzi di informazione – a parte Al Jazeera e qualche agenzia araba – avrebbero prestato poca attenzione, anzi quasi nessuna, alla notizia dell’uccisione di “una delle ultime giornaliste palestinesi rimaste”, come D’Alema definiva Amal Shamali, reporter di Radio Qatar. Il che sorprendeva, giacché le testate internazionali e anche le nostre si dimostrano solitamente assai poco riluttanti a denunciare le malefatte israeliane in argomento, cioè la deliberata uccisione dei giornalisti.

Forse D’Alema – che recentemente ha dichiarato di non fidarsi dell’informazione tradizionale e di preferire l’investigazione diretta della rete e delle fonti – aveva ricevuto indicazione che questa volta, e diversamente rispetto al solito, la notizia dell’ennesimo cronista ucciso dall’esercito israeliano sarebbe passata sotto silenzio. Una inopinata censura, tanto meno spiegabile considerando come notoriamente – secondo quanto pure sottolineava D’Alema nell’intervista – “gli israeliani cercano di uccidere tutti i giornalisti, preferibilmente insieme alle loro famiglie, a scopo terroristico”.

È possibile che l’indiscrezione sull’imminente silenzio stampa sia giunta a Massimo D’Alema dagli amici che ha sul campo. Come Mustafa Barghouti, per esempio, che ha messo D’Alema in una chat – così raccontava qualche settimana fa l’ex presidente del Consiglio – destinata alla circolazione intra-amicale dell’informazione attendibile, mica quella propinata “dai giornali”. Tramite quel canale privilegiato – per dirne una – D’Alema ha appreso delle donne “contro le quali si lanciavano i cani addestrati per azzannarle”. È possibile dunque che gli provenisse da quella fonte privilegiata – che in effetti aveva postato sui social la notizia sulla giornalista uccisa – l’indizio della cospirazione che avrebbe imposto il blackout informativo sul recente assassinio di marca israeliana.

Per quale motivo, poi, l’informazione “ufficiale”, come la chiama D’Alema, si sia uniformata a questa ipotetica direttiva silenziatrice, o autonomamente abbia deciso – tutta insieme – di fare spallucce davanti a quest’altro caso di assassinio mirato, diciamo che non si sa. I maliziosi (non ne facciamo parte) potrebbero insinuare che i riscontri disponibili fossero semmai sufficienti a dare conto della morte di quella donna in occasione di un’operazione bellica, ma non ancora a certificare che fosse stata uccisa deliberatamente e in quanto giornalista. Quelli ancora più maligni (non siamo del gruppo) potrebbero ipotizzare che, essendo in debito di riprove appaganti, la notizia della deliberata uccisione della giornalista avesse bisogno di caricarsi in qualche modo di verosimiglianza, per esempio con il corredo narrativo circa il sistema dell’informazione ufficiale attivato per oscurarla. L’unica cosa certa era la certezza di D’Alema sul fatto che – girala come vuoi – di quel fatto “non ci sarà traccia sui giornali”.

Ora, al di là del caso specifico, sembra che l’informazione ufficiale così detestata da D’Alema sia molto in linea nella rappresentazione di Israele come l’entità sterminatrice del libero giornalismo palestinese. Risentita, infatti, gliel’ha rimproverato anche l’intervistatrice Annalisa Cuzzocrea: “In molti abbiamo raccontato come i giornalisti siano diventati un obiettivo della guerra a Gaza e in Cisgiordania”. Devono migliorare. Magari D’Alema può intercedere e farli mettere nella chat di Barghouti.

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redazione@ilriformista.it

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