giovedi` 12 marzo 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



Clicca qui






Libero Rassegna Stampa
12.03.2026 I civili come scudi umani: l’Iran usa la tattica Hamas
Analisi di Matteo Legnani

Testata: Libero
Data: 12 marzo 2026
Pagina: 8
Autore: Matteo Legnani
Titolo: «I civili come scudi umani: l’Iran usa la tattica Hamas»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 12/03/2026, a pag. 8, con il titolo "I civili come scudi umani: l’Iran usa la tattica Hamas" la cronaca di Matteo Legnani.

I pasdaran piazzano le loro basi militari accanto a edifici civili sensibili, come la scuola di Minab colpita da un missile nel primo giorno di guerra. In questo gli iraniani sono indistinguibili da Hamas. 

La tattica è la stessa che per almeno vent’anni Hezbollah in Libano e Hamas nella Striscia di Gaza hanno utilizzato per mettere sotto scacco Israele: piazzare le proprie infrastrutture operative nei pressi di edifici residenziali, campi sportivi, scuole, luoghi di aggregazione. D’altra parte, sia Hezbollah che Hamas sono “creature” di Teheran, dal punto di vista militare. Per cui non sorprende che l’Iran stia ora usando quelle stesse tattiche nello scontro armato con Stati Uniti e Israele.
Sistemare armi o uomini armati in mezzo o accanto a civili inermi ha un duplice vantaggio: inibisce i Paesi civili, in cui vige il rispetto per la vita umana (diversamente da quanto ha più volte dato prova di fare il regime degli ayatollah) da attacchi contro obiettivi militari che comporterebbero la morte di cittadini innocenti. E, qualora un attacco, seppur mirato, dovesse provocare vittime civili, consente di attaccare il nemico accusandolo di un crimine efferato: ammazzare innocenti.
Nella guerra tra Israele e Hamas abbiamo visto ospedali nei cui sotterranei c’erano centri operativi del gruppo terroristico e tunnel scavati sotto edifici residenziali attraverso i quali venivano spostati uomini e armi.
Quanto a Hezbollah, ha trasformato interi quartieri della periferia meridionale di Beirut in suoi centri operativi e finanziari, essenziali per le azioni compiute nelle regioni al confine con Israele.
L’Iran sta facendo lo stesso. Le Forze di difesa israeliane (Idf) ieri hanno esplicitamente accusato l’esercito iraniano di usare infrastrutture civili per far partire missili e droni: «Il regime terroristico della Repubblica islamica lancia missili e droni da zone residenziali densamente popolate, e mette così in pericolo la popolazione», si legge in una nota diffusa in lingua farsi. «Queste azioni mettono deliberatamente e direttamente in pericolo il popolo iraniano, sia quando questi lanciatori vengono schierati sia quando vengono distrutti dall'aeronautica militare israeliana».
Il caso della scuola elementare di Minab, dove nel primo giorno di guerra hanno perso la vita circa 160 tra alunni, genitori e insegnanti, rientra con ogni probabilità in questa fattispecie. Le indagini che sono in corso sia da parte iraniana ma, soprattutto, da parte americana stanno portando alla conclusione che l’istituto scolastico sia stato erroneamente centrato da uno dei missili Tomahawk in dotazione alle forze armate statunitensi che, in quella mattina del 7 marzo, hanno colpito e distrutto un compound delle Guardie della rivoluzione islamica situato nella cittadina dell’Iran meridionale.
La Casa Bianca aveva inizialmente respinto questa ipotesi ma ieri la portavoce Karoline Leavitt, durante un briefing con la stampa, ha spiegato che il presidente Trump «accetterà le conclusioni, qualunque esse siano, dell’indagine condotta dal Dipartimento della Guerra». Le immagini che hanno ripreso l’attacco mostrano quasi certamente la sagoma di un Tomahawk mentre si abbatte sul compound negli stessi minuti in cui viene distrutta la scuola. E la direzione del missile (oltre che la sua gittata) conduce a una zona dell’Oceano Indiano nord-occidentale dove a quell’ora c’erano almeno sei incrociatori in grado di lanciare quel tipo di arma.
Certo è che la scuola si trovava non a un tiro di Tomahawk, ma a un tiro di fionda dal compound delle Guardie armate. L’edificio, anzi, ne faceva parte fino a una decina di anni fa, quando era stato separato dalla base militare con una semplice recinzione. Guardando su Google Maps si può facilmente vedere come le classi fossero a meno di cinquanta metri dal più vicino edificio del compound, con il cortile della scuola che arrivava a una decina di metri dal primo edificio militare.
Ma, mentre gli americani già si fustigano (la strage alla scuola di Minab ieri era la prima notizia dell’edizione online del New York Times) per la (molto probabile) responsabilità in uno degli incidenti con il più alto numero di vittime civili negli ultimi tre decenni di guerre in Medio Oriente, gli iraniani stanno una volta di più dimostrando sprezzo per la vita dei loro stessi connazionali, utilizzando i porti civili nell’area dello Stretto di Hormuz per condurre «operazioni militari che minacciano il traffico marittimo internazionale».
A dirlo è il Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom), che ieri ha diramato un avvertimento ai civili iraniani. Secondo il CentCom, «questa azione mette in pericolo la vita di persone innocenti perché i porti civili utilizzati per scopi militari perdono il loro status di protezione e diventano legittimi obiettivi militari secondo il diritto internazionale».
Per questo, ha invitato i lavoratori portuali «a prendere immediatamente le distanze da tutte le strutture in cui operano le forze navali iraniane».

Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@liberoquotidiano.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT