Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il regime iraniano cadrà. Non è un 'se', ma un 'quando' Intervista di Giulio Meotti ad Amir Taheri
Testata: Il Foglio Data: 12 marzo 2026 Pagina: 1/I Autore: Giulio Meotti Titolo: «Il 1979 è finito»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 12/03/2026, a pagina 1/I, l'intervista di Giulio Meotti ad Amir Taheri dal titolo: "Il 1979 è finito".
Giulio Meotti
Amir Taheri, dissidente iraniano in esilio
“Il regime cadrà, il punto è quando. Oggi sta in piedi su una gamba sola e il suo futuro è limitato, ma serve l’ultima spinta”. Giornalista e saggista cacciato per volere di Khomeini dalla direzione di Kayhan, il maggiore quotidiano di Teheran, Amir Taheri per il trentennale della Rivoluzione islamica aveva mandato in libreria un saggio dal titolo eloquente “The Persian Night” (Encounter Books). La notte persiana sta volgendo al termine. “E quell’ultima spinta può venire solo quando ci sarà un’alternativa chiara per sostituire il regime”, dice Taheri al Foglio. “Molti gruppi di opposizione ci stanno lavorando, ma non ci sono ancora riusciti. Quindi potrebbe volerci ancora tempo”. Il paragone con la guerra in Iraq non ha senso. “La situazione irachena era diversa. In Iran non c’è un governo organizzato in modo classico, ma ci sono due strutture parallele. L’Iran è una specie di schizofrenia. C’è l’esercito regolare e ci sono i Guardiani della Rivoluzione islamica, ci sono i tribunali rivoluzionari e i tribunali ordinari, c’è il presidente e la Guida suprema, c’è il Parlamento e il Consiglio dei guardiani. Ci sono due organizzazioni diverse, mentre l’Iraq era uno stato centralizzato gestito da un solo uomo. Anche quando c’era la famiglia Pahlavi, l’Iran era in equilibrio tra queste due realtà”.
Non è chiaro l’esito prefissato della guerra. “Quelli che stanno facendo il lavoro, Trump e Netanyahu, non sembrano avere un obiettivo preciso. Dicono che è un cambio di regime, poi che è un indebolimento. Oggi il segretario alla Difesa americano mette l’accento sulla necessità di prevenire che l’Iran abbia armi nucleari. Trump dice che vuole avere voce in capitolo nella scelta di chi governerà l’Iran”. Secondo Taheri c’è anche una differenza di prospettiva tra Washington e Gerusalemme.
“Per Israele, l’Iran è una minaccia strategica: finché esiste la Repubblica islamica, Israele non può vivere in pace e al sicuro. Ma per gli Stati Uniti, l’Iran non è una minaccia in sé. Quindi penso che non sia una questione di vita o di morte per gli Stati Uniti. I due partner, i due alleati, hanno due visioni diverse del tipo di minaccia rappresentata dal regime islamico”.
Non è chiaro neanche quanto sostegno abbia il regime. “Ci sono tre filoni. Uno è quello delle persone ideologicamente legate a questo regime, sia per l’islam sciita sia per le idee di sinistra, l’antimperialismo, l’odio per l’occidente e così via. Ce ne sono tante. La gente dimentica, per esempio, che nel governo precedente tre ministri erano marxisti. I marxisti hanno una forte presenza nel sistema di propaganda della Repubblica islamica. E’ un’alleanza iniziata nel 1979. Naturalmente la maggior parte degli esponenti della sinistra sono stati uccisi o sono fuggiti dal paese, ma alcuni sono rimasti e sono ancora in giro. E sono sostenuti anche da una buona parte della sinistra fuori dall’Iran. Per esempio, il partito francese guidato da Mélenchon. In Gran Bretagna, una parte del Labour e Jeremy Corbyn. Negli Stati Uniti hanno tantissimi sostenitori. C’è anche il sistema di distribuzione delle necessità di base della vita attraverso pseudo corporazioni. Se fai parte di una corporazione legata a questo o a quello o a un altro ente statale, ottieni più riso e più carne più facilmente. Ed è così anche se vuoi comprare un televisore”.
Com’era con il comunismo nell’Unione sovietica. “Sì. Per avere accesso alle cose devi farlo attraverso i favori. Due milioni e mezzo di persone sono considerate ‘famiglie dei martiri’. Quindi ottengono un favore. Un altro gruppo sono i veterani della guerra con l’Iraq, i loro figli e nipoti, anche loro hanno vantaggi speciali che permettono loro di viaggiare a buon mercato sulle ferrovie statali e sulle compagnie aeree, hanno la preferenza per i viaggi in Arabia Saudita o in Iraq. E’ una nuova classe media che ha una vita molto buona. Parliamo di qualcosa come tre milioni e mezzo di persone. Il Parlamento islamico, il Majlis, ha fatto un’indagine quattro anni fa che ha mostrato che quindicimila funzionari della Repubblica islamica hanno i loro figli negli Stati Uniti, a studiare o a vivere o a fare affari. Esempi? La figlia dell’ex presidente Khatami e la figlia di Larijani. Poi hanno investimenti di 700 miliardi di dollari a Dubai e altrove”.
C’è chi ha detto che una eventuale caduta del regime sarebbe come la caduta del Muro di Berlino per il comunismo. “Ma la caduta del Muro di Berlino ha posto fine a un tipo di comunismo, quello sovietico, mentre altri tipi esistono ancora in Cina, a Cuba, in Corea del nord e un altro tipo in Italia nella forma di angurie, verdi fuori e rosse dentro. Sono dappertutto. Un nuovo tipo di fondamentalismo islamico sono i ribelli della Fratellanza musulmana sotto la leadership di Erdogan, che sta cercando di sostituire l’Iran come leader del mondo musulmano. Quindi la caduta del regime islamico danneggerà un tipo di islamismo, non tutti. Il marchio sunnita ha vinto, solo pochi giorni fa, in Bangladesh. Sta cercando di vincere con l’aiuto di Abu Dhabi in Sudan, in Libia: sono dappertutto. L’Iran è un paese potente e la sua caduta farà davvero un grosso danno alla cosiddetta causa islamica nel suo complesso perché la Turchia non ha i soldi e non ha il prestigio iraniani. E’ stata fuori dal circuito islamico per quasi un secolo dopo la caduta dell’Impero ottomano. Sta tornando. Ma non hanno abbastanza persone che conoscono il mondo musulmano e non hanno esperti nelle lingue musulmane, arabo, persiano, urdu. Quindi la Turchia come leader del nuovo movimento islamico che sfida l’occidente sarebbe meno efficace dell’Iran”.
I capi del regime non vogliono finire martiri. “Se ci fossero truppe a terra, fuggirebbero immediatamente. Non c’è dubbio. Se vuoi combattere da martire o combattere per il martirio, non vai a investire in immobili a Londra o a Roma o a Vienna. Se sei un credente sincero, non mandi i tuoi figli negli Stati Uniti. Il modo in cui vivono, il lusso in cui vivono, è incredibile”.
Quindi è solo retorica, solo retorica per le masse. “Non per tutti loro, ma per la maggior parte, specialmente per i vertici. Ci sono più Ferrari e Maserati a Teheran che a Roma. Se vieni ucciso quando ti lanciano una bomba in testa, non sei un martire. Non hai fatto niente. Sei solo l’oggetto di un attacco. Sei un martire quando con un fucile in mano sul campo di battaglia uccidi il nemico e il nemico uccide te. Questo non succede”.
Pochi in occidente prendono sul serio il loro programma atomico. “Perché c’è una grande confusione”, dice Taheri. “Quando Khomeini è arrivato al potere ha cancellato il programma nucleare. Ha detto che ci è stato imposto dagli stranieri che volevano rubare i nostri soldi e cose del genere. Quando hanno scoperto che Saddam Hussein stava sviluppando una capacità nucleare con l’aiuto della Francia, è stato convinto a far ripartire il programma”. Quindi hanno sviluppato una dottrina di difesa che si basava su tre pilastri. “Il primo pilastro era quello che Khomeini chiamava ‘l’esercito dei venti milioni’. Cioè una popolazione enorme rispetto ai loro vicini. In una guerra ci sarebbe stata una guerra di fanteria, con soldati e così via. Quindi questo era il primo pilastro. Il secondo pilastro era produrre un arsenale di missili con l’aiuto della Corea del nord, poi della Cina, e poi l’Iran stesso è diventato il maggiore produttore, diventando la più grande potenza missilistica del medio oriente. E questo perché ha scoperto che nessuno gli avrebbe venduto aerei da guerra e gli aerei da guerra che aveva comprato dagli Stati Uniti prima della rivoluzione stavano invecchiando. E il terzo pilastro della dottrina era creare una capacità nucleare che li portasse alla soglia di poter produrre testate nucleari, ma senza farlo, rimanendo lì. L’esercito dei venti milioni è ridicolo. Non hanno la capacità logistica, la demografia iraniana sta calando, gli iraniani non fanno più bambini come prima, quindi non hai, se vuoi, carne da cannone”.
In ogni caso, la Rivoluzione islamica iniziata da Khomeini è finita. “Beh, prima di tutto, per quanto riguarda il discorso politico, il 1979 è finito. Rideranno se gli daranno gli stessi slogan. Può naturalmente tornare perché questo tipo di ideologia non scompare mai. Ma il movimento è finito. La struttura pure è finita, il sistema politico è finito. Hanno l’esercito regolare, ma in realtà è quello che sta a guardare cosa succede. E poi i pasdaran, che non sono mai stati un gruppo centralmente organizzato, erano cinque o sei gruppi diversi. Quindi siamo in un momento di confusione assoluta a Teheran”.
Taheri osserva preoccupato l’occidente. “Nessuno attacca gli ebrei in Iran, perché non è nella nostra tradizione. Prima ancora che l’Iran fosse creato, l’Iran era l’unico paese al mondo, e lo sottolineo, dove gli ebrei erano in ogni ambito della vita. C’erano contadini ebrei, medici ebrei, tassisti ebrei, musicisti ebrei. E non avevi ghetti. Come ho detto, sono sorpreso che ci sia ancora un tale livello di simpatia per la Repubblica islamica. L’antiamericanismo e l’antisionismo, non dico antisemitismo, sono forti. Lo vedo a Londra, è terribile. A Parigi sono recentemente incappato in un ebreo con la kippah e tre figli. Mi ha chiesto da dove venissi e quando ho detto dall’Iran ha risposto: ‘Quindi sei discendente di Ciro il Grande?’. Ho detto: ‘Sì, certo, siamo amici’. Lui mi ha spiegato che sarebbe partito per Israele. Il mio medico a Londra è un ebreo ortodosso, ha sei figli e anche lui si è trasferito in Israele. Ogni giorno a Londra e a Parigi c’è un attacco contro gli ebrei. Pazzesco”.
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