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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.03.2026 L’Iran attacca anche i suoi mediatori
Analisi di Mattia Preto

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Mattia Preto
Titolo: «L’Iran attacca anche i suoi mediatori»

L’Iran attacca anche i suoi mediatori
Analisi di Mattia Preto


Mattia Preto

Turkey, Qatar strengthen bilateral ties with 15 new deals | Daily Sabah
Turchia e Qatar, per anni mediatori tra Iran e Occidente, sembrano ora prendere le distanze da Teheran.
Gli attacchi missilistici e le tensioni diplomatiche stanno incrinando rapporti costruiti su equilibri fragili e convenienze strategiche. (a sinistra nella foto il presidente turco Erdogan e a destra Al-Thani, emiro del Qatar)

L’Iran, nel tentativo di sopravvivere, attacca chiunque, anche quei paesi che fino ad ora avevano svolto un ruolo di mediatori nelle crisi passate, ovvero Turchia e Qatar. Tanto che Erdogan aveva espresso le sue condoglianze per la morte di Khamenei, ma ormai politica, esercito e religione in Iran appaiono sempre più in disaccordo, nel tentativo di garantirsi una via di salvezza in caso di crollo del regime.

In questi anni abbiamo visto sempre più Erdogan (presidente turco) come promotore della propaganda degli Ayatollah; queste sue posizioni lo hanno avvicinato ulteriormente a Teheran, che ha iniziato a considerarlo sempre di più come un possibile negoziatore. La posizione della Turchia è molto delicata non solo per la sua collocazione strategica tra Mar Nero e Mar Mediterraneo, ma anche per il suo ruolo politico, essendo membro della Nato e potendo contare sul secondo esercito per dimensioni all’interno dell’alleanza atlantica, dietro soltanto agli Stati Uniti.

Questo intreccio di relazioni tra Ankara e Teheran si è interrotto bruscamente qualche giorno fa quando il sistema di difesa antimissilistico della Nato è entrato in azione nei cieli della Turchia per intercettare un missile iraniano, episodio che si è ripetuto anche nella giornata di lunedì. Tuttavia, Teheran continua a negare di aver lanciato missili verso il territorio turco, una versione che non coincide con quanto accaduto.

Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco, in una recente intervista ha criticato duramente la strategia di Teheran, soprattutto per quanto riguarda gli attacchi alle monarchie del Golfo, intimando alla Repubblica islamica di fermarsi e intravedendo una sempre più probabile reazione da parte degli stati arabi colpiti.

Tra le monarchie del Golfo bersagliate dai missili iraniani c’è anche il Qatar, il cui ruolo abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni: alleato importante di Hamas e vicino all’Iran, non solo ha svolto la funzione di paese mediatore, ma ha spesso portato avanti un doppio gioco tra Washington e Teheran. Nonostante abbia frequentemente assunto posizioni favorevoli all’Iran, anche grazie al potente mezzo d’informazione Al-Jazeera con sede a Doha, non è stato risparmiato ed è stato colpito dall’arsenale del regime iraniano.

Ora anche il Qatar passa dalle parole ai fatti: come riportato dalla Qatar News Agency, i servizi di sicurezza qatarioti hanno arrestato dieci persone accusate di spionaggio per conto dell’Iran. Questa operazione dimostra quanto Doha non consideri più Teheran un possibile partner regionale, ma piuttosto una presenza tentacolare pronta a infiltrarsi nel paese per destabilizzarlo.

L’offensiva iraniana sta avvicinando tra loro attori che in precedenza faticavano a dialogare. Masoud Pezeshkian, presidente dell’Iran, si è scusato con i paesi arabi colpiti, ma ciò non ha fermato i Pasdaran, che hanno continuato a lanciare attacchi, in particolare contro Dubai, dove nelle ultime ore si è registrata anche una vittima.

Il domino che minaccia il regime iraniano appare sempre più vicino: prima sono caduti o si sono indeboliti i suoi alleati regionali — l’indebolimento di Hezbollah, la quasi totale distruzione di Hamas e la caduta del regime di Assad — poi sono arrivate le prime fratture diplomatiche con chi in passato aveva svolto un ruolo di mediazione per Teheran, cioè Turchia e Qatar. A questo si aggiunge il sempre più evidente scollamento tra i vertici del potere interno. L’ultimo vero alleato dell’Iran resta la Russia di Putin, che ha ribadito il proprio sostegno incrollabile alla Repubblica islamica, principale fornitrice di droni per il Cremlino: un eventuale cambio di regime a Teheran finirebbe infatti per indebolire anche Mosca.


takinut3@gmail.com

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