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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
11.03.2026 Khamenei jr già si nasconde
Analisi di Mariano Giustino

Testata: Il Riformista
Data: 11 marzo 2026
Pagina: 2
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Khamenei jr già si nasconde»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 11/03/2026, a pagina 2, l'analisi di Mariano Giustino: "Khamenei jr già si nasconde. Tratterà con gli Usa per salvarsi?".

FNSI - Il Cdr di Radio Radicale: «Mariano Giustino espulso da Meta per  censura. Agcom intervenga»
Mariano Giustino

Mojtaba Khamenei, nuova Guida Suprema. Ma chi lo ha visto? Appena assunta la massima carica dello Stato, la sua maggior preoccupazione è quella di nascondersi dagli attacchi israeliani e americani.

A quasi due giorni dalla sua nomina a nuovo leader del regime islamico, Mojtaba Khamenei è ancora invisibile. A quanto pare, il “leader supremo” si è già nascosto per sfuggire ai missili di Stati Uniti e Israele. Quando il potere di un leader dipende dalle armi anziché dalle persone, anche solo qualche minuto alla guida di un Paese potrebbe essere il più pericoloso per la propria esistenza.

Il secondogenito di Khamenei era rimasto gravemente ferito durante il primo giorno delle operazioni “Ruggito del Leone” e “Furia epica”, e ora si nasconde; è troppo rischioso per lui farsi vedere in pubblico. Mojtaba deve essere rimosso se non eliminato fisicamente, avrebbe detto Trump? No, il presidente degli Stati Uniti in realtà non ha detto proprio così. Come è nel suo stile, punta la pistola alla tempia della nuova Guida suprema per piegarlo alle richieste degli Stati Uniti, tra cui l’azzeramento del programma nucleare, la distruzione dell’uranio arricchito al 60%, la fine del programma missilistico balistico e del sostegno alle ramificazioni iraniane in Medio Oriente.

Mojtaba è un leader intransigente, ma molto pragmatico e — ora che è il capo assoluto della Repubblica islamica — potrebbe permettersi anche di aprire trattative con la Casa Bianca per salvare la propria vita e per far cessare i devastanti bombardamenti che stanno mettendo in ginocchio il suo Paese.

Israele preferirebbe la caduta del regime perché il tempo stringe, mentre Trump valuterebbe una “uscita elegante”. Per questo Gerusalemme sta intensificando gli attacchi all’Iran. Il regime di Teheran non mostra segni di collasso: la protesta di massa non accenna a riprendersi e la mobilitazione dei curdi o di altre minoranze non sembra manifestarsi. Gli americani, così come gli israeliani, sono dunque alla ricerca di alternative.

La Repubblica islamica ha di fatto perso la guerra con gli Stati Uniti e Israele, ma ne sta vincendo una parallela: la guerra che al suo interno le sta più a cuore e che le consente di poter sopravvivere.

Per il momento i bombardamenti alle infrastrutture iraniane continuano incessantemente e — secondo la logica della diplomazia delle cannoniere — potrebbero continuare fino a quando la leadership iraniana, esausta, non accetti di sedersi di nuovo a un tavolo.

A Teheran si odono esplosioni ovunque e la gente è terrorizzata, ma allo stesso tempo continua a manifestare il suo coraggio quando la notte grida dalle finestre delle proprie abitazioni: “Morte a Mojtaba” e “Trump aiutaci ad eliminare Mojtaba”. Mentre di giorno si assiste a parate del regime ben organizzate, che ricordano quelle della dittatura nazista.

Il regime porta in piazza donne e uomini disperati anche di altre nazionalità, ben pagati, ai quali promette in cambio della loro partecipazione olio, riso e altri beni primari. Allo stesso tempo, la Repubblica islamica ha oscurato Internet lasciando milioni di persone al buio e costringendo famiglie in tutto il mondo a una dolorosa incertezza riguardo il destino dei propri cari.

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