Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Il Foglio Data: 11 marzo 2026 Pagina: 1/I Autore: Giulio Meotti Titolo: «Bombe in sinagoga»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 11/03/2026, a pagina 1/I, il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Bombe in sinagoga".
Giulio Meotti
Sinagoga di Toronto, Canada, una delle prime ad essere attaccate. La guerra in Iran ha scatenato una nuova ondata di aggressioni alle comunità e ai luoghi sacri ebraici in tutto il mondo occidentale.
Si sta iniziando a perdere il conto delle sinagoghe attaccate negli ultimi giorni. Prima due sinagoghe attaccate a colpi di arma da fuoco a Toronto, in Canada. Poi una bomba che esplode davanti alla sinagoga di Liegi, in Belgio. Soltanto adesso si scopre che venerdì scorso due terroristi con armi da fuoco e bombe sono stati fermati davanti alla sinagoga di Hanshaugen a Oslo, l’unica attualmente in funzione nella capitale norvegese. Ci sono voluti tre giorni perché l’embargo sulla pubblicazione fosse parzialmente revocato. E’ la sola sinagoga in Norvegia a non essere stata completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale, quando il paese si alleò con la Germania nazista. A Oslo ci sono appena mille ebrei. Il 17 settembre 2006, la stessa sinagoga fu attaccata con armi automatiche. Ai primi di gennaio di quest’anno, una granata è stata trovata vicino a una sinagoga di Vienna.
Nell’ultimo anno, numerose sinagoghe in Europa sono state attaccate: quella di Rouen, nel nord della Francia, è stata incendiata da un attivista filopalestinese, mentre quella di Manchester in autunno è stata teatro del peggior attacco mortale alla comunità ebraica britannica durante Yom Kippur (e due terroristi dell’Isis sono appena stati condannati in Inghilterra per aver ordito un massacro di ebrei).
In Francia quella di Rouen va ad aggiungersi a tante altre: un’auto in fiamme contro il cancello di una sinagoga a Tolosa, la sinagoga Or Aviv a Marsiglia distrutta da un incendio, tre incendi alla sinagoga di Clichy… L’esplosione davanti all’ambasciata americana a Oslo all’una di notte dell’8 marzo era il segnale che la guerra con l’Iran si era ormai estesa in Europa (ieri mattina colpi di arma da fuoco sono stati esplosi contro il consolato americano a Toronto). L’ambasciata degli Stati Uniti a Oslo è stata inaugurata nel 2017, costruita per soddisfare rigorosi standard di sicurezza al posto dell’ex ambasciata del 1959 che sorgeva di fronte al Palazzo reale norvegese, su una delle strade principali del centro. Il messaggio della bomba era “possiamo colpirti anche qui”. Il personale dell’ambasciata era in allerta per un possibile attacco: solo l’anno scorso, una guardia locale in servizio presso l’edificio è stata condannata per spionaggio a favore di Russia e Iran (anche l’Azerbaigian domenica ha dichiarato di aver sventato una serie di attacchi terroristici iraniani sul suo territorio, tra cui quelli contro l’ambasciata israeliana a Baku e una sinagoga).
“La vita ebraica appartiene all’Europa e l’Europa la difenderà sempre” ha detto ieri da Bruxelles la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Meno rassicurante il presidente della Lega belga contro l’antisemitismo Joël Rubinfeld, che all’Express dice: “Penso che siamo l’ultima generazione ebraica a vivere in Belgio. I giovani se ne vanno, gli anziani restano, e alla fine moriranno. Tra 25 anni, potrebbero rimanere solo tremila ebrei nel regno, rispetto ai circa trentamila di oggi… Abbiamo vissuto un periodo di calma per ottant’anni, ma la finestra si sta chiudendo. Quello che stiamo vivendo, l’ha vissuto mio padre e prima di lui mio nonno. Ognuno di loro ha dovuto lasciare il proprio paese natale. Perché la nostra generazione dovrebbe essere privilegiata?”. Philou Ceciora è l’amministratore del servizio sociale ebraico. Trentacinque persone lavorano nella sua associazione. “Se non ci fossero i militari e il nostro servizio di sicurezza, il personale e i membri dell’associazione non verrebbero qui, non è paranoia, siamo chiaramente un bersaglio designato e identificabile”, dice Ceciora a Rtbf. Oltre 120 mila euro vengono assegnati ogni anno alla sicurezza della sua associazione. Racconta che, come direttore delle organizzazioni, la prima informazione che entra in gioco quando si prepara un evento è la sicurezza: “Ancora prima di chiedere se una sala è libera, valutiamo le possibilità di metterla in sicurezza”. La più grande scuola ebraica di Anderlecht, intitolata al grande pensatore medievale Maimonide, ha chiuso per gli attacchi e la conseguente mancanza di studenti. Il Concistoro centrale del Belgio ha detto che nessun ebreo vive più nel distretto della Gare du Nord a Bruxelles, uno storico quartiere ebraico. Troppo pericoloso.
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