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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
11.03.2026 I benefici infiniti della rimozione di un regime
Editoriale di Luigi Marattin

Testata: Il Riformista
Data: 11 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Luigi Marattin
Titolo: «I benefici infiniti della rimozione di un regime»

Riprendiamo da IL RIFORMISTA di oggi, 11/03/2026, a pag. 1, con il titolo "I benefici infiniti della rimozione di un regime" l'editoriale di Luigi Marattin.


Luigi Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico

Nessuno può sapere davvero come stia andando la guerra, a meno che non abbia accesso a informazioni di intelligence segrete. Ma è legittimo sperare nel cambio di regime in Iran. Eliminare la dittatura dei mullah vale il rischio, i benefici del regime change sono troppo grandi.

Ridurre l’attività politica a una sfida tra spot pubblicitari o tra ultrà ha prodotto come unica conseguenza che ogni atto politico deve essere giudicato — senza appello — nell’arco di pochi giorni: una nuova misura di sostegno al reddito viene annunciata a giugno, e a luglio i consumi devono volare altrimenti non è servita a nulla; così come una nuova legge delega sulle politiche familiari che deve produrre subito un boom delle nascite. I meccanismi di trasmissione delle politiche economiche, il lento modificarsi delle aspettative degli agenti, il completamento della filiera normativa e amministrativa, persino i necessari tempi di misurazione dei dati spariscono a fronte della peggiore legge populista del tutto e subito.

Questa postura è poi addirittura farsesca in caso di dinamiche geopolitiche. A undici giorni dall’inizio delle operazioni militari, già da qualche giorno si pretende di veder trasformato l’Iran nella Svizzera del Medio Oriente, pena il fallimento dell’intera operazione. A ogni politico il tribunale del web impone di dichiararsi: da che parte stai? Ma io “a questo gioco al massacro non ci sto”.

Non ho idea se l’intervento militare sia stato giusto o sbagliato, e se dovesse avvenire ora o tra qualche mese. Non ho infatti accesso — come non ce l’ha nessuno in Italia — alle informazioni di intelligence che sono state fornite a chi ha deciso l’attacco. Così come non ho accesso alle informazioni su quanta parte dell’arsenale iraniano sia stato distrutto, quante risorse di intelligence israeliane e americane abbiano in Iran e nei piani alti del regime. Se ci siano — e in cosa consistano — inoltre i progetti con la resistenza iraniana e le milizie curde nel nord-ovest del Paese.

Quindi alla domanda “come pensi stia andando la guerra?”, non posso che rispondere: “Non ne ho la più pallida idea”.

Per valutare con cognizione di causa uno shock di questa portata servono anni, non mesi. Gli stessi che ci sono voluti per giudicare disastri come gli interventi in Vietnam, in Libia, in Afghanistan o per capire che alla fine, nonostante la vergognosa bugia che fu alla base dell’intervento in Iraq, oggi si vive meno peggio di quanto si vivesse sotto la tirannia di Saddam Hussein. Questo non basta a giustificare quella guerra perché i benefici vanno necessariamente confrontati con gli ingentissimi costi economici, reputazionali e politici.

La verità è triste ma ineluttabile. Per capire se l’intervento armato in Iran è stato un bene o un male per il Medio Oriente e per il mondo, bisogna necessariamente attendere lo svolgersi degli eventi. Questo vuol dire condannarsi al relativismo e allo scetticismo perenne? Niente affatto. C’è chi è convinto che, per quanto brutale sia un regime e per quanto forte si alzi il grido di libertà dall’interno del Paese, occorra sempre seguire la massima del senatore Razzi e farsi li cazzi sua. Troppo certi (e alti) i costi, troppo incerti i benefici.

Rispetto questa posizione, ma ringrazio che non sia stata adottata da Churchill e Roosevelt 85 anni fa, altrimenti oggi mi chiamerei Ludwig e vestirei di nero.

Ma ne sostengo un’altra: il regime iraniano non solo è responsabile dell’attività di repressione più brutale ed estesa che esista oggi nel mondo, con l’uccisione di centinaia di migliaia di suoi cittadini che hanno il solo torto di chiedere libertà e democrazia. L’Iran è anche la principale fonte di terrore, guerra e incertezza nel Medio Oriente e quindi per il mondo intero.

I benefici di rimuovere un cancro del genere sono infiniti. Così come possono purtroppo esserlo i costi, da valutare man mano che gli eventi si dipanano ma senza l’ansia di emettere giudizi.

C’è infine una posizione che faccio molta fatica a comprendere. Quella di chi si dichiara a favore dell’abbattimento del regime iraniano ma non tramite lo strumento militare. C’è solo da chiedere a costoro se preferiscono chiedere al regime — con la dovuta gentilezza — di andarsene, o se vogliono raccogliere le firme con una petizione su Change. Sperando che gli ayatollah, tra un’impiccagione di un ragazzo e la tortura di una giovane, abbiano la connessione web adatta per poterla leggere.

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redazione@ilriformista.it

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