2 Lettere
1. UNIFIL, un po' di storia
Salve Dame Devorah.
Ci risiamo con hezbollah, ma sapevamo che costoro avevano tutt’altro che disarmato.
Come sa bene lo Shabak:
“… Unifil ha voluto e vuole fallire, scientemente”.
Quella missione sotto bandiera Onu, la volle Prodi prima e D’Alema poi. Lo scopo principale era quello di “proteggere” hezbollah da Israele.
Per questa ragione non hanno mosso un dito, mai.
L’esercito italiano è il terminale dell’apparato governativo, nel quale ancora vige il vergognoso “Lodo Moro”. È la risultanza è: tradire con non chalance i propri alleati, per perseguire i propri interessi e le segrete alleanze, mostrando una facciata ma dietro le quinte di briga con i nemici.
Inizia nel 1982, allorché l’Italia manda una compagine militare in Libano, sotto vesti Onu.
I “camillini” - M113, blindato di appoggio fanteria, sono verniciati di bianco, apparentemente per aderire alla missione Onu; in realtà a dimostrare palesemente che di italiani trattasi e che hezbollah dovevano astenersi dal colpirli, come da accordi stipulati con il Gen. Giovannone, capocentro a Beirut del SID prima e poi del SISMI.
Antefatto: il Gen. Giovannone aveva stretti rapporti con Aldo Moro, inerenti alla pianificazione e attuazione del famigerato “Lodo Moro”, favorevole ai nemici di Israele. Nelle lettere dalla prigionia BR, Moro più volte cita il generalissimo.
Detto doverosamente ciò, ricordo come i contingenti americani francesi e americani, subirono gravissime perdite, per mano delle autobombe e bombe di hezbollah.
Miracoli dei miracoli, guarda caso, il contingente italiano ne esce indenne, fatto salvo la morte del Marò Montesi, vittima però di fuoco “amico”.
Passiamo alla Somalia.
Altra missione italiana, taroccata; ufficialmente alleata con gli americani, ma anche stavolta, dietro le quinte, nella inesistente nebbia, aleggiano trame inconfessabili di accordi sotto banco con il Generale Aidid, a capo dei rivoltosi da contrastare.
Gli emissari del governo italiano, brigano con il Gen. Aidid, condottiero della rivolta armata in Somalia.
Tuttavia, quando tratti con certi figuri, che giocano in casa, sprezzanti e determinati, aspettati sorprese amare: l’agguato al Check Point Pasta, dove morirono dei soldati italiani, nonché la “misteriosa” morte del Maresciallo del SISMI, Vincenzo Li Causi.
Naturalmente, gli alleati americani, non erano all’oscuro delle trite e solite trame italiane, delle loro disinvolte piroette, ne erano consci dal 1943, quando alla fine del primo tempo, gli italiani tornano dagli spogliatoi con la maglietta di chi sta vincendo la partita; parlo della badogliana resa incondizionata dell’Otto Settembre 1943, una incancellabile vergogna nazionale. Come venivano schifate allora le truppe regie badogliane, da angloamericani, così venne schifato nella “Battaglia di Mogadiscio”, anno 1993, il contingente italiano, allorché un elicottero Black Hawk americano cadde in territorio ostile. L’operazione di recupero fu condotta da operatori Ranger, Delta Force e Marines. Nei momenti di massimo conflitto, la richiesta di supporto inoltrata al Comando americano, fu accolta e fu inviata una Task Force. Il convoglio era composto oltre che dalla Decima Divisione di Montagna americana, da truppe Malesi con il supporto di carri armati pachistani.
Morale, gli italiani non furono neanche avvisati della operazione di recupero: la sfiducia totale americana troneggiava sovrana… a buon ragione, visti gli stretti rapporti degli italiani con la controparte ostile comandata dal Gen Aidid.
Tutto questo per dire che Unifil, fallisce perché vuole fallire, scientemente e senza vergogna.
Ma tutto ciò come ripeto, non sfugge al Comando IDF, che agisce con determinazione, come bene sa fare, infischiandosene senza rimorso, dei cortigiani di hezbollah con il casco blue.
Un caro saluto
Yosef ben Hektor
Caro Yosef,
Molto interessante la sua analisi storica su UNIFIL, spero la leggano in tanti. Io le posso dire solo una cosa. Anni fa avevo un conoscente che ne faceva parte e mi diceva che gli ordini erano di girarsi dall'altra parte quando Hezbollah preparava attentati contro Israele. Praticamente i terroristi passavano sotto il naso di Unifil con armi e bagagli, sistemavano i loro arsenali vicino al confine, senza che nessuno dicesse una parola. Erano liberi, i terroristi, di muoversi come volevano. Lo abbiamo visto anche in questi due anni come si accampavano addirittura sotto le basi dei militari italiani per sparaci addosso. La cosa ridicola era che i Caschi Blu piagnucolavano se Israele rispondeva sparando proprio in quella direzione.
Il Lodo Moro purtroppo esiste e resiste! Grazie per le sue preziose informazioni.
Un cordiale shalom
Deborah Fait
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2. L'esempio di Ester Mieli
Cara Deborah,
ti scrivo perché sento l’urgenza di condividere con te un senso di nausea e di profonda indignazione che, ne sono certo, attraversa anche il tuo animo. Ci sono momenti in cui la storia smette di essere un racconto nei libri e si manifesta con una violenza tale da squarciare ogni velo di ipocrisia. Quello che è accaduto il 4 marzo 2026 nell’Aula del Senato è uno di questi momenti: una pagina nera, desolante, che dovrebbe far tacere per sempre chiunque ancora si illuda sulla natura "politica" dell'ostilità che circonda il mondo ebraico in Italia.
Abbiamo visto le immagini crude di un’aggressione verbale senza precedenti. Al centro dell’emiciclo c’era la senatrice Ester Mieli, nipote di un sopravvissuto ad Auschwitz, l’unica ebrea presente in quel momento in Aula. Stava parlando di vita, di memoria e di protezione; stava difendendo una legge necessaria contro l’antisemitismo. Eppure, ciò che ha ricevuto in cambio non è stato il rispetto dovuto a un rappresentante delle istituzioni o la pietas verso una storia familiare segnata dal dolore, ma un clima di bullismo parlamentare da brividi.
Le urla vili, gli schiamazzi, il tentativo sistematico di coprire la sua voce con il rumore: i banchi del PD, del Movimento 5 Stelle e dei loro alleati hanno dato il peggio di sé. Mentre la senatrice Mieli parlava di un "virus" che si è riacceso con ferocia in questo 2026, denunciando piazze pro-Palestina che non chiedono la pace ma l’annientamento di un popolo, l’opposizione ha reagito come se quelle verità fossero fango da calpestare.
È stato uno spettacolo che puzza di un rancore antico, mai veramente sopito, che oggi trova nuova linfa in un "antirazzismo" selettivo e ipocrita. Come possiamo accettare che leader come Schlein, Conte e Fratoianni restino in silenzio davanti a slogan infami? Come possono permettersi di invitare gli ebrei italiani a "distaccarsi da Israele" come condizione per essere accettati nel consesso civile? È un ricatto morale indegno, una richiesta di abiura che ricorda i periodi più bui della nostra storia.
Ester Mieli ha concluso il suo discorso con la fermezza e il coraggio di chi non nega le proprie origini. Di fronte alla viltà di chi voleva zittirla, lei ha scelto la verità. Dall’altra parte, abbiamo visto solo indifferenza mascherata da militanza, un’indifferenza che permette all’odio di propagarsi di nuovo, oggi come allora, sotto il paravento della "critica legittima" alle politiche di Israele. Ma qui non si trattava di geopolitica; si trattava di urlare contro una donna ebrea che denunciava l’odio contro gli ebrei.
Le maschere sono finalmente cadute. Chi urla contro un’ebrea in un Parlamento mentre si parla di antisemitismo non è "neutrale" e non è un "giusto". È complice di un veleno che non osa pronunciare il proprio nome. Fortunatamente, grazie alla compattezza del centrodestra, di Italia Viva, Azione e di qualche raro parlamentare dem coraggioso, il ddl è passato. Ma la vittoria legislativa non cancella la macchia morale.
Cara Deborah, dobbiamo gridarlo forte: vergognatevi. Chi ancora difende quei banchi, chi ancora giustifica questi atteggiamenti, vada a rivedersi quel video. Quelle immagini sono la prova provata che certi schieramenti sono visceralmente contro Israele e contro l'identità ebraica italiana. Non è più tempo di ambiguità. Bisogna scegliere se stare con chi difende la civiltà o con chi, travestito da progressista, soffia sul fuoco dell'antisemitismo più becero.
Con affetto e stima,
Shalom
Luca
Caro Luca,
Nessun telegiornale, che io sappia, ha dato la notizia delle aggressioni verbali a Ester Mieli. Hanno detto che la proposta era passata ma nemmeno una parola sulla vergognosa reazione delle sinistre. Adesso ho visto che ne avevano scritto Libero e Shalom ma senza molti particolari.
E' una vergogna! L'Italia di oggi è peggiore di quella degli anni '30 del secolo scorso.
Più gli anni passano e l'antisemitismo aumenta a dismisura, più sono felice di vivere in Israele perché non potrei sopportare l'atmosfera che si respira nel Paese in cui sono nata e che amo nonostante tutto.
Grazie delle tue lettere
Un cordiale shalom
Deborah Fait