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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Newsletter di Giulio Meotti Rassegna Stampa
10.03.2026 Gli iraniani stanno abbandonando l'Islam
Newsletter di Giulio Meotti

Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 10 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Gli iraniani stanno abbandonando l'Islam»

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Gli iraniani stanno abbandonando l'Islam". 


Giulio Meotti

 

Manifestazione filo Iran a Londra nel weekend

Il prossimo turbante di Allah non verrà da Qom e da Isfahan. Arriverà da Saint-Denis, da Bradford, da Malmö, da Rotterdam, da Vienna, da Amburgo o forse da Liegi, dove oggi una bomba è esplosa di fronte alla sinagoga. Detesto avere ragione, specie quando il mondo è in fiamme. Ma quattro anni fa scrissi su Liegi: “Sciocco Letta, gli italiani si integrarono nel paese che li accolse. L’Islam, no”.

Nel 651, Yazdgard III, ultimo sovrano della gloriosa dinastia sasanide, morì. Dopo decenni di conflitto con l’Impero bizantino, la Persia, esausta, fu la prima grande civiltà a soccombere sotto l’onda d’urto dell’Islam. La Mesopotamia – culla della scrittura, della letteratura e dei primi codici giuridici, in altre parole, della civiltà stessa – cadde a sua volta sotto il dominio arabo-musulmano.

Dal Marocco all’Afghanistan, passando per Egitto, Turchia e Siria, tutto oggi sembra svolgersi come se i popoli d’Oriente avessero dimenticato lo splendore dei loro antenati, la raffinatezza delle civiltà molto prima dell’avvento dell’Islam.

Ma la maggioranza del popolo iraniano oggi odia profondamente non solo la Repubblica Islamica. Ha un disgusto così profondo da averli portati a rivoltarsi contro l’Islam stesso.

Un ente di ricerca, il Gruppo per l’Analisi e la Misurazione degli Atteggiamenti in Iran (GAMAAN), ha condotto un sondaggio sulle opinioni religiose in Iran dopo quasi 47 anni di regime islamico. Vi hanno partecipato 40.000 iraniani.

Gli organizzatori del sondaggio hanno riferito che, sebbene l’Iran sia ufficialmente musulmano “per oltre il 99 per cento”, solo il 40 per cento degli iraniani ha dichiarato di essere musulmano. Un numero enorme non si identifica affatto come musulmano.

  • 22.2 per cento “niente”

  • 8.8 per cento atei

  • 7.7 per cento zoroastriani

  • 5.8 per cento agnostici

  • 1.5 cristiani

Non si tratta di secolarizzazione, come quella che ha travolto l’Europa post-bellica, ma di ripulsione viscerale, nutrita da decenni di teocrazia oppressiva, corruzione endemica e fallimento morale del progetto islamico.

L’esito è paradossale: l’Islam di Stato, che pretendeva di permeare ogni interstizio dell’esistenza, ha generato il più vigoroso rigetto anti-islamico mai registrato in un paese a maggioranza musulmana. Non è ateismo alla francese né agnosticismo da salotto anglosassone; è apostasia diffusa.

Il 47 per cento degli iraniani è passato da “religioso” a “non religioso” nell’arco della propria vita.

A corroborare questo quadro contribuisce la desertificazione delle moschee. Un alto prelato iraniano, Mohammad Abolghassem Doulabi, ha ammesso nel 2023 che su 75.000 moschee sparse nel paese, 50.000 sono chiuse o inattive.

Le moschee sono oggi usate come centri di propaganda dei pasdaran.

È il più clamoroso rigetto anti-islamico mai registrato in un paese musulmano, spiega su Israel Hayom il professore di origine iraniana David Menashri.

E sono convinto che se le paragonassimo alle moschee in Europa, quelle in Iran sembrerebbero vuote.

 

Una moschea iraniana in fiamme durante le proteste

Nathan Sharansky, il grande refusnik ebreo dell’Unione Sovietica, ha spiegato che il comunismo si reggeva sui “double thinkers”: pochi credevano davvero alle menzogne di stato, i più facevano finta per quieto vivere, interessi o paura.

La Repubblica Islamica dell’Iran si regge sulla stessa ipocrisia? Questo non significa che la dittatura islamica non possa sopravvivere al rigetto di massa, di reggente in reggente, di barile di petrolio in barile di petrolio, di strike israeliano in bombardamento americano.

Intanto in Iran aumentano le conversioni al Cristianesimo.

Chi abbandona l’Islam rischia la tortura in carcere. La punizione è severa: se il reverendo Hossein Soodmand è stato ucciso per apostasia, il regime iraniano ha avanzato una legislazione per imporre la pena di morte a chiunque sia nato da genitori musulmani che si converta a un'altra fede.

Eppure, in Italia la maggioranza dei commentatori cattolici o di destra, come se sentissero il richiamo della foresta nera, è contrario ad abbattere il regime islamico iraniano.

Il vescovo anglicano di Chelmsford, in Inghilterra, è figlia di un convertito di origine iraniana.

Newsweek ha dedicato un dossier al “boom di cristiani in Iran”. Il Christian Broadcast Network ha rilevato che “il cristianesimo sta crescendo più velocemente nella Repubblica islamica dell’Iran che in qualsiasi altro Paese”. Shay Khatiri della Johns Hopkins University ha scritto sull’Iran che “l’Islam è la religione in più rapida diminuzione lì, mentre il Cristianesimo sta crescendo più velocemente”. Data la natura sotterranea del movimento delle chiese clandestine, le stime sulle sue dimensioni in Iran sono vaghe.

Open Doors ha trovato 720.000 convertiti.

La punizione è severa per chi si lascia l’Islam: se il pastore protestante Hossein Soodmand è stato giustiziato per apostasia (gran parte dei cristiani in Iran sono protestanti), il regime iraniano ha avanzato una legislazione per imporre la pena di morte a chiunque sia nato da genitori musulmani che si converta a un’altra fede. Al boom di conversioni in Iran ha dedicato un dossier anche l’Economist.

E anche l’Europa è piena di esuli iraniani convertiti.

Si tratta di un laboratorio unico, in cui la teocrazia ha generato la propria antitesi più radicale. Se il regime dovesse crollare, questo mutamento sotterraneo potrebbe rivelarsi uno dei fattori decisivi per immaginare un Iran post-islamico, più secolarizzato e più cristiano, certamente irriconoscibile rispetto alla narrazione ufficiale degli ultimi cinquant’anni a cui si sono innamorati tanti idioti di intellettuali occidentali alla Michel Foucault.

Ayaan Hirsi Ali sulla Free Press ha scritto un saggio da brivido:

 

“Tre eventi, tre continenti, una settimana. Un’elezione parlamentare nella Greater Manchester, in Inghilterra; una guerra fragorosa e la morte di un tiranno in Iran; e un attacco terroristico ad Austin, in Texas. Sembrano scollegati. Non lo sono. Insieme raccontano a che punto è arrivato l’Islam politico. Le reti islamiste ora sanno di poter spostare voti in Gran Bretagna su larga scala. Possono punire i partiti che le scontentano. Possono premiare quelli che servono la loro agenda. Ora spostiamoci a est. Per oltre quattro decenni, la Repubblica Islamica dell’Iran è stata il più importante esportatore mondiale di Islam radicale. Il califfato che immaginava sarebbe stato costruito pezzo dopo pezzo, per procura dopo procura, nel corso di una generazione. Oggi l’Iran potrebbe trovarsi all’inizio di un’altra rivoluzione — una rivoluzione dall’alto, innescata dai raid aerei statunitensi e israeliani. I radicali che l’Iran ha coltivato per 40 anni sono ora in movimento, alla ricerca di nuovi terreni. Alcuni emergeranno in Europa. Alcuni sono già in America. Manchester. Teheran. Austin. Una storia raccontata attraverso tre continenti. Solo i passaggi più decisivi — le conclusioni — restano ancora da scrivere”.

I network costruiti in 47 anni di Repubblica Islamica ora cercano nuovi terreni di conquista: Europa e America. Il figlio di Khamenei e nuova Guida Suprema aveva casa a Londra.

Khamenei e Shirazi

Così scopriamo che uno dei più importanti leader religiosi in Iran che ha appena emesso la fatwa per vendicare l’ayatollah Khamenei ha ricevuto un sussidio di 15.000 sterline per la “tolleranza religiosa” dal Brent Council in Inghilterra.

L’ayatollah Shirazi, una delle figure religiose più importanti in Iran, ha aperto un ufficio in Harrow Road a Londra, chiamato Babul Murad Centre. Tramite il centro, Shirazi gestiva anche un’organizzazione nel Regno Unito, l’International Islamic Link, che ha ricevuto un finanziamento dal Brent Council, un ente di Londra, per promuovere la “tolleranza religiosa”.

A Brent, 331.000 abitanti, il 21,4 per cento sono musulmani.

L’islamizzazione è una cosa seria. In una scuola statale di Brent, a nord-ovest di Londra, il Telegraph informa che “la metà degli alunni sono musulmani”.

Brent si è gemellata con Nablus, la più grande città palestinese in Cisgiordania sotto il controllo di Hamas e nota come “la capitale degli attentatori suicidi”.

La moschea centrale di Brent - dove gli imam sono antisemiti dichiarati - era una chiesa cristiana.

Forse il prossimo ayatollah arriverà da Brent.

O forse da Barcellona.

Al ritmo a cui procede la Spagna, avrà bisogno di una “Reconquista” prima di diventare più islamica dell’Iran.

Il Comune di Barcellona ha appena distribuito alle scuole della città la guida “Linee guida per i centri educativi durante il Ramadan”, in cui raccomanda ai dirigenti scolastici, in segno di rispetto per la celebrazione musulmana, che quest’anno è iniziata il 18 febbraio e si conclude il 20 marzo, di non svolgere attività extracurriculari come musica o danza, che potrebbero essere considerate da alcuni “inappropriate” in questo mese “dedicato alla spiritualità”.

Gli iraniani si ribellano all’islamizzazione, ma sono troppo pochi gli europei che hanno il coraggio di unirsi a loro per opporsi.

La lezione di Yazdgard III è ancora valida dopo 1375 anni: chi si lascia conquistare da un’ideologia totalitaria religiosa perde tutto, civiltà compresa. Gli iraniani lo stanno imparando a caro prezzo. Speriamo che l’Europa non debba pagare lo stesso conto.

Per questo dovremmo ascoltare questa ragazza iraniana: “Vengo dall'Iran e sono in Germania perché l'Islam politico ha distrutto la mia vita lì. Ora ho paura che la Sharia arrivi anche qui”.

A me fa paura che pochissimi sembrano avere paura.

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