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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
07.03.2026 Donazioni sparite due attivisti della Flotilla arrestati per riciclaggio
Analisi di Carlo Nicolato

Testata: Libero
Data: 07 marzo 2026
Pagina: 4
Autore: Carlo Nicolato
Titolo: «Donazioni sparite due attivisti della Flotilla arrestati per riciclaggio»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 07/03/2026, pag. 4, con il titolo "Donazioni sparite due attivisti della Flotilla arrestati per riciclaggio", la cronaca di Carlo Nicolato. 

Carlo Nicolato
Carlo Nicolato

Primi guai giudiziari per la Global Sumud Flotilla per Gaza. A Tunisi hanno aperto un'indagine per sospetti di riciclaggio di denaro, nonché truffa e appropriazione indebita. E ancora non si è aperto il dossier dei rapporti con i terroristi di Hamas.

Indagini e arresti, la Flotilla pro-Pal è nei guai. E non a causa dell’iniziativa di chissà quale amico di Trump o alleato di Israele, bensì per colpa della Tunisia, uno dei primi Stati al mondo a riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese.
L’indagine della Guardia nazionale, fanno sapere da Tunisi, riguarda sospetti di riciclaggio di denaro, nonché truffa e appropriazione indebita. In sostanza si ritiene che parte dei fondi donati alla flottiglia magrebina Sumud per Gaza siano di dubbia provenienza e che siano stati dalla stessa utilizzati per fini personali. Due persone sono già state arrestate, si tratta di Wael Nawar e di sua moglie, Jawaher Chana, già accusato il primo di aver partecipato a diversi incontri con rappresentanti di Hamas, del Fronte Popolare perla Liberazione della Palestina e della Jihad Islamica.

VITTIMISMO

Nel febbraio 2025, Nawar partecipò al funerale di Nasrallah, il leader di Hezbollah ucciso in un attacco israeliano, mentre lo scorso settembre il Daily Mail pubblicò una foto dello stesso attivista insieme a Youssef Hamdan, responsabile di Hamas nel Nord Africa. Nei giorni scorsi gli stessi attivisti della Flotilla avevano denunciato di essere stati bloccati e attaccati dalla polizia tunisina all’ingresso del porto di Sidi Bou Saïd, dove era prevista una cerimonia in omaggio ai lavoratori dei porti locali che la scorsa estate avevano appoggiato le operazioni della Flotilla salpata verso Gaza.
Thiago Avila, uno degli uomini di punta del movimento e anche lui presente ai funerali di Nasrallah, aveva scritto sui social di non capire che cosa stesse succedendo dal momento che «il popolo tunisino e lo stesso governo sostengono apertamente la Palestina». «Ora vogliamo avere risposte, e siamo certi che le vogliano pure i tunisini» aveva aggiunto.
L’attivista Jawaher Chennah aveva dichiarato alla testata Arabi21 che il gruppo aveva concordato l’iniziativa con la direzione del porto e che il divieto è arrivato senza spiegazioni. Lo stesso Wael Nawar aveva raccontato che la polizia aveva duramente colpito cittadini tunisini, palestinesi e ospiti stranieri, definendo tale azione «uno scandalo». Il giorno successivo, ovvero il 5 marzo, gli organizzatori hanno denunciato anche che alla Flotilla è stato impedito un incontro pubblico previsto al cinema Le Rio di Tunisi in cui avrebbero dovuto lanciare la nuova missione dell’anno con destinazione Gaza. La risposta delle autorità tunisine alle domande degli attivisti è arrivata in fretta, con un’inchiesta giudiziaria e le manette.
Molti dei partecipanti a tale iniziativa in Tunisia avrebbero dovuto essere a loro volta presenti a una grande riunione del movimento proPal prevista per oggi ad Amsterdam, intitolata “La Nakba non è mai finita -Congresso dei Popoli a sostegno del Gruppo dell'Aja”, alla quale attenderà il fior fiore degli attivisti anti-israeliani, o per meglio dire antisemiti. Tra questi l’ex pasionaria del clima Greta Thunberg, l’ex leader laburista Jeremy Corbyn, la specialissima relatrice delle Nazioni Unite Francesca Albanese e la scrittrice Sally Rooney. Della Flotilla dovrebbero essere presenti SaifAbukeshek, già membro della Conferenza Popolare per i Palestinesi all’Estero affiliata ad Hamas, inserita nella lista delle sanzioni statunitensi, e lo stesso Thiago Avila, se mai potrà lasciare la Tunisia.
Il “Gruppo dell’Aja” per chi non lo sapesse è per sua stessa ammissione «un blocco globale di Stati impegnati in ‘misure legali e diplomatiche coordinate’ per difendere il diritto internazionale e la solidarietà con il popolo palestinese».

SEMPRE LA SOLITA

A inizio marzo anche l’Albanese ha annunciato il suo sostegno al Gruppo con un post su X in cui ha riferito sia «giunto il momento per un multilateralismo decolonizzato, basato su diritti e obblighi universali, applicati con integrità e senza doppi standard».
Alla riunione del Gruppo del 4 marzo hanno partecipato anche ambasciatori della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale dimostrando la non imparzialità delle due istituzioni.

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