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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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israele.net Rassegna Stampa
07.03.2026 L’Iran ha armato per decenni gli attacchi dei suoi gregari terroristi ai confini di Israele
Commento di Shuki Friedman

Testata: israele.net
Data: 07 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Shuki Friedman
Titolo: «L’Iran ha armato per decenni gli attacchi dei suoi gregari terroristi ai confini di Israele, ha attaccato direttamente Israele coi missili, ha sviluppato un intero arsenale espressamente mirato alla distruzione di Israele, ha sponsorizzato la mattanza del»

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione dell'articolo del Times of Israel di Shuki Friedman, dal titolo: "L’Iran ha armato per decenni gli attacchi dei suoi gregari terroristi ai confini di Israele, ha attaccato direttamente Israele coi missili, ha sviluppato un intero arsenale espressamente mirato alla distruzione di Israele, ha sponsorizzato la mattanza del 7 ottobre, ha persino installato un orologio con il conto alla rovescia: eppure c’è chi mette in dubbio il diritto di Israele di agire per difendersi". 

Shuki Friedman
L’orologio installato nel centro di Teheran che segna il conto alla rovescia del tempo che manca alla distruzione di Israele. Le azioni militari israeliane contro l’Iran sono legittime secondo il diritto internazionale, basandosi sul diritto all’autodifesa contro attacchi diretti e minacce esistenziali. Israele applica anche la dottrina dell’autodifesa preventiva, giustificata dalle capacità nucleari e missilistiche iraniane e dal sostegno di Teheran a gruppi armati ostili

Scrive Shuki Friedman: Fra tutti proprio Vladimir Putin, insieme a diversi leader europei, ha dichiarato che “la guerra degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran è illegale secondo il diritto internazionale”.

Bisogna dunque chiedersi: l’azione militare di Israele in Iran, con tutte le sue ramificazioni, soddisfa i criteri del diritto internazionale?

Dopo il trattamento ingiusto riservato a Israele in modo incessante negli ultimi due anni e mezzo da parte degli organismi internazionali, molti potrebbero ritenere che la domanda sia del tutto fuori luogo.

Ma vale comunque la pena rispondere. E la risposta breve è: sì.

Durante tutto questo difficile periodo, Israele ha agito in conformità con il diritto internazionale, e lo sta facendo anche ora.

La regola fondamentale del diritto internazionale consuetudinario – che trova riscontro anche nell’articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite – proibisce l’uso della forza.

L’eccezione a questa regola, e la base del legittimo ricorso alla forza da parte di qualsiasi Stato, è il diritto all’autodifesa (articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite). Tale diritto sorge quando uno Stato è oggetto di un “attacco armato”.

Come tutti sappiamo, l’Iran attacca Israele da molti anni.

Ha schierato contro Israele Hezbollah, Houthi e Jihad Islamica Palestinese. La stessa Hamas è stata attivamente armata, supportata e rafforzata dall’Iran.

Giacché queste forze sono subordinate all’Iran e operano sotto la sua direzione, già questo di per sé configura un attacco armato iraniano contro Israele, protratto per anni.

Ma l’Iran ha anche attaccato Israele direttamente, senza che Israele l’avesse attaccato per primo. Nell’aprile 2024 l’Iran ha lanciato centinaia di missili e droni contro Israele, e nell’ottobre 2024 ha nuovamente attaccato Israele allo steso modo.

Questi attacchi diretti sanciscono, nel modo più chiaro possibile, il diritto di Israele all’autodifesa.

Di più. Israele si basa anche sulla dottrina della “autodifesa preventiva”.

Si tratta di un’interpretazione più ampia dell’Articolo 51, fondata sul diritto internazionale consuetudinario e sulla cosiddetta Formula Caroline del XIX secolo (riconfermata dal Tribunale di Norimberga dopo la seconda guerra mondiale, ndr), secondo la quale uno Stato può colpire per primo quando la necessità di autodifesa è “immediata, soverchiante e non lascia altra scelta di mezzi o tempo per deliberare”.

Il caso Israele-Iran corrisponde chiaramente a questa descrizione.

L’Iran ha investito enormi risorse per dotarsi della capacità di distruggere Israele.

Ha sviluppato un vasto arsenale missilistico e ha perseguito l’obiettivo di armi nucleari, dichiarando ripetutamente e apertamente che il tutto era mirato ad eliminare Israele.

Nel cuore di Teheran, ha installato un orologio che segna il conto alla rovescia per la fine di Israele.

Si tratta di una esplicita minaccia immediata, che Israele aveva sia il dovere che il diritto legale di eliminare.

Non basta. Un’ulteriore fondamento legale dell’azione israeliana risiede nel riconoscere la realtà degli ultimi anni come uno stato di guerra in atto tra Iran e Israele.

In questo senso, l’attuale operazione “Leone Ruggente” così come l’operazione “Leone Nascente” dello scorso giugno non sono altro che episodi di un conflitto in corso, e non “guerre separate” ciascuna delle quali richiederebbe una giustificazione legale a sé stante.

Certo, molti esperti di diritto internazionale respingono queste argomentazioni. Attenendosi a un’interpretazione riduttiva e letterale della Carta delle Nazioni Unite, sostengono che tutte le azioni precedenti non possono essere considerate un “attacco armato” che giustifichi la risposta odierna, e che nemmeno la più grave minaccia futura (di annichilire lo stato ebraico) può giustificare un attacco di difesa preventiva.

Gli avversari di Israele sostengono persino che l’uso della forza senza una autorizzazione del Consiglio di Sicurezza è un “atto di aggressione”.

Aggrappandosi al testo letterale della Carta, queste posizioni negano di fatto a Israele la possibilità concreta di difendersi.

Il 7 ottobre ci ha insegnato che contrastare la volontà di distruggere lo Stato di Israele, quando un nemico dichiara apertamente che distruggerlo è il suo piano e la sua intenzione, non è qualcosa di opzionale. È semplicemente vitale.

E quando si tratta dell’Iran, l’amara verità è che le istituzioni internazionali hanno totalmente fallito. Veti politici e interessi contrastanti delle grandi potenze le hanno a lungo paralizzate.

Quando il sistema multilaterale non è in grado di far rispettare nemmeno le proprie decisioni sulla proliferazione nucleare e sul sostegno statale al terrorismo, responsabilità e autorità tornano alla loro fonte naturale: lo Stato sovrano, che ha il compito di proteggere i propri cittadini.

Scopo del diritto internazionale è salvaguardare la pace e il valore della vita umana. Non è mai stato concepito per funzionare come un patto per il suicidio collettivo dello Stato di Israele o dell’Occidente.

Israele rispetta il diritto internazionale. I suoi nemici lo usano cinicamente come un’arma contro Israele.

In condizioni di minaccia esistenziale concreta e continuata, colpire l’Iran non è un attacco all’ordine mondiale: è uno sforzo per ripristinare la logica più elementare che tale ordine dovrebbe incarnare.

È la lotta per il diritto all’esistenza di Israele nel senso più basilare. Un diritto che nessuna norma internazionale può negare.

(Da: Times of Israel, 4.3.26)

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