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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Tempo Rassegna Stampa
06.03.2026 Sinistra e Islam, così Londra complica le relazioni con Washington
Analisi di Federico Punzi

Testata: Il Tempo
Data: 06 marzo 2026
Pagina: 5
Autore: Federico Punzi
Titolo: «Per compiacere la comunità islamica Starmer indebolisce l'alleanza congli Usa»

Riprendiamo da IL TEMPO del 06/03/2026, a pag. 5, con il titolo "Per compiacere la comunità islamica Starmer indebolisce l'alleanza congli Usa", l'analisi di Federico Punzi.

federico punzi da www.nicolaporro.it
Federico Punzi
Starmer seeks to carve out distinct UK approach to this conflict - BBC News
Nel Regno Unito la crescita della popolazione musulmana starebbe influenzando la politica interna ed estera, fino a condizionare decisioni strategiche come il rifiuto iniziale di concedere agli Usa l’uso di basi militari contro l’Iran. Keir Starmer sembra sempre più attento a non alienarsi l’elettorato musulmano, anche quando ciò incrocia scelte delicate di politica interna ed estera

Ciò che stiamo vedendo in questi giorni nel Regno Unito è come la crescita della popolazione islamica in un grande Paese europeo governato dalla sinistra si traduca in influenza politica ai massimi livelli, non solo su una varietà di temi interni ma anche sulla postura di quel Paese in politica estera e di difesa. Non può sorprendere che l'immigrazione incontrollata e l'islamizzazione siano oggetto delle critiche dell'amministrazione Trump all'Europa e siano espressamente indicate nella strategia di sicurezza nazionale Usa come fattori di rischio per l'affidabilità futura e presente degli alleati europei.

La decisione del premier britannico Starmer di negare agli Usa l'uso delle basi militari di Fairford, in Inghilterra, e di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, per gli attacchi al regime iraniano, per poi concederle ma solo «a scopi difensivi», ha irritato Donald Trump. «Non abbiamo a che fare con un Churchill», ha detto il presidente Usa di Starmer; è un «perdente», avrebbe confidato in privato. Tra l'altro, la controversia tra Londra e Washington sulla cessione a Mauritius delle isole Chagos, dove è situata la strategica base di Diego Garcia, avrebbe suggerito maggiore cautela. La decisione, senza precedenti, di negare l'uso della base proprio mentre la sovranità su di essa è messa in discussione non rassicura certo gli americani.

Ma cosa c'è dietro il «no» di Starmer? Ipotizzare che abbia voluto compiacere la comunità islamica è qualcosa di più di una speculazione politica. Proprio in questi giorni il premier è intervenuto alla celebrazione della fine del Ramadan, niente meno che a Westminster Hall, uno dei luoghi simbolo della democrazia britannica. Nel suo discorso ai leader della comunità islamica, Starmer ha tenuto a rivendicare che il Regno Unito «non è e non sarà coinvolto negli attacchi all'Iran», che ha già riconosciuto lo Stato di Palestina e ha definito i musulmani il «volto della Gran Bretagna moderna».

Ancora più imbarazzante, Starmer è stato avvicinato dall'ambasciatore palestinese Husam Zomlot, che ha mostrato una grande confidenza con il premier, accarezzandolo più volte sul braccio destro mentre gli sussurrava qualcosa all'orecchio. Un personaggio che in diverse interviste televisive si è rifiutato di condannare il 7 ottobre e Hamas, considerando tale richiesta un atto di «razzismo» e «disumanizzazione» dei palestinesi, e sostenuto che Israele «non ha diritto alla legittima difesa» e che gli israeliani hanno «geni genocidari».

Va detto che nelle parole di Starmer un fondo di verità c'è. Se criminalità e sostenibilità del welfare sono due dei maggiori problemi della Gran Bretagna moderna, i musulmani ne sono senz'altro il volto: il 6,5% della popolazione ma il 18% dei detenuti; quasi la metà, il 48%, disoccupato e il 25% in social housing. Nella Londra del sindaco musulmano Sadiq Khan, nel solo mese di gennaio si contano 777 stupri, uno ogni ora. Zona record? L'«enclave musulmana» di Tower Hamlets.

Un Paese in cui un musulmano con precedenti per terrorismo, Shahid Butt, condannato nel 1999 per aver pianificato un attentato contro il consolato britannico in Yemen, si candida come consigliere comunale a Birmingham con elevate possibilità di successo in un collegio per il 90% di minoranze etniche e per il 70% di musulmani, capitalizzando la sua notorietà come protagonista delle proteste contro la partita tra Aston Villa e Maccabi Tel Aviv.

Una Gran Bretagna in cui l'inchiesta nazionale sul caso delle «grooming gangs», bande per lo più di origine pachistana che hanno commesso negli anni abusi sessuali su centinaia di minori, viene sabotata dal premier e dal suo partito escludendo fattori etnici o religiosi perché non politicamente corretti e perché gran parte degli abusi è avvenuta in città governate dai laburisti.

La pericolosa saldatura tra sinistra radicale e islamismo è ben evidenziata dall'esito delle elezioni suppletive nel collegio di Gorton and Denton, roccaforte rossa nell'hinterland di Manchester. La candidata dei Verdi ha vinto grazie ai voti della comunità islamica e di altre minoranze, che hanno votato compatte per il partito più prosussidi, proPal e antioccidentale. Voti che il Labour sa di dover recuperare. Un assaggio di tribalizzazione della democrazia.

Gli indizi sono troppi per essere ignorati: la traiettoria demografica e politica britannica, oltre alla tenuta del Paese, mette a rischio un pilastro fondamentale per la difesa e la sicurezza dell'Occidente, la Special Relationship tra Washington e Londra.

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