venerdi 06 marzo 2026
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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Newsletter di Giulio Meotti Rassegna Stampa
06.03.2026 L'incomprensibile cotta della sinistra per l’Islam
Newsletter di Giulio Meotti

Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 06 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «La cotta dei nostri progressisti per l’Islam proprio non la capisco»

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "La cotta dei nostri progressisti per l’Islam proprio non la capisco". 


Giulio Meotti

Dov’è il Consiglio dei diritti umani dell’Onu?

Dove sono le attiviste e le organizzazioni per i diritti delle donne?

Dove sono le associazioni umanitarie?

Dove sono i difensori dei diritti civili?

Dove sono i parlamentari progressisti?

Dove sono i cantanti di Sanremo?

Dove sono le star di Hollywood che si mettono le spille?

Dove sono i sindacati internazionali?

Dove sono gli intellettuali democratici?

Dove sono i blogger?

Dove sono i premi Nobel per la pace?

Dove sono le reti televisive globali?

Dove sono i movimenti #MeToo?

Dove sono i professori universitari di studi di genere?

Dove sono le fondazioni filantropiche?

Dove sono i gruppi di advocacy per le minoranze?

Dove sono gli scrittori firmatari di appelli?

I Talebani hanno approvato una nuova legge.

Consente agli uomini di picchiare le mogli, a patto di non provocare “ossa rotte o ferite aperte”. Se le spezzate un osso sono 15 giorni di prigione.

E se due settimane vi sembrano troppe per aver rotto un osso a un essere umano, non sapete quanto dovete farvi se maltrattate un cammello: cinque mesi.

La reazione occidentale? Silenzio, silenzio e silenzio. Eppure, non dovrebbe esserci causa femminile più urgente.

Dove sono le femministe che urlano “il patriarcato uccide”, ma solo se il patriarca parla occidentale?

Dove sono le influencer col cerchietto rosa che postano “my body my choice”, tranne quando il corpo è afghano?

Dove sono i progressisti che piangono per ogni “microaggressione” sui social ma sbadigliano davanti a una legge che autorizza le percosse?

Dove sono le ong che chiedono cinque euro al mese “per salvare una bambina”, ma non quella pestata legalmente a Kabul?

Dove sono le sentinelle woke che analizzano il mansplaining, ma non il pestaggio legalizzato?

Dove sono i verdi che si incatenano agli alberi ma non alle donne afghane?

Dove sono le commissioni europee che fanno riunioni di 3 giorni per decidere il font del comunicato e su questo mandano un tweet tiepidino?

Dove sono gli intellettuali di sinistra che trovano sempre il “contesto”, tranne quando il contesto è “Talebano”?

Questo è quello che si può fare in un emirato come l’Afghanistan, dove l’Islam regna indisturbato e puro.

Schiavitù.

Matrimonio infantile.

Matrimonio tra cugini.

Uccisione di “infedeli”.

Violenza sessuale sui minori.

Picchiare i bambini.

Poligamia.

Delitti d’onore.

Questo video rende bene cosa succede a una società che finisce nella morsa islamica.

 

Questo invece è quello che NON si può fare.

Giocare a scacchi.

Donne visibili dalle finestre.

Donne che mostrano il viso, le mani, i piedi, gli occhi, le gambe, la bocca o qualsiasi altra parte del corpo.

“Luoghi di immoralità”, inclusi barbieri e saloni di bellezza.

Donne che parlano.

Donne che hanno un lavoro.

Donne che vanno a scuola e all’università.

Donne che cantano.

Donne che escono di casa senza un tutore maschile.

Donne che guidano.

Abbandonare l’Islam.

Donne che frequentano luoghi pubblici, inclusi parchi e palestre.

Donne che fanno esercizio fisico all’aperto.

Donne che leggono ad alta voce.

Usare emoji sorridenti nei messaggi.

Omosessualità.

Cristianesimo.

Ebraismo.

Ascoltare o suonare musica in pubblico.

Cantare ad alta voce anche dentro casa se udibile all’esterno.

Ballare.

Usare profumi e cosmetici.

Tenere un cane.

Fumare.

Radersi.

Tagliarsi i capelli alla occidentale.

Letteratura occidentale.

Qualsiasi rappresentazione di esseri viventi, inclusi persone e animali.

Tutte le festività non islamiche.

Condividere materiale non islamico.

Proteste e qualsiasi forma di attivismo.

Carne di maiale.

Alcol.

Donne che usano i mezzi pubblici.

Parlare di sogni o fantasie personali ad alta voce.

Rapporti sessuali prematrimoniali (applicati solo alle donne).

Donne che appaiono nei media.

Insegnare materie come democrazia, diritti umani o storia non islamica.

Libri scritti da donne.

Giocare con bambole che hanno volto visibile.

Festeggiare compleanni e anniversari personali.

Poesia romantica.

Oroscopi.

Critiche ai leader del governo islamico.

Cos’altro?

Ovviamente niente utero in affitto, niente scrittura inclusiva, niente quote rosa, niente assorbenti nei bagni maschili.

Pazienza, sembra dire la sinistra, nata per emancipare gli oppressi e ora alleata coi più grandi oppressori contemporanei in nome del nemico comune: l’Occidente.

La newsletter di Giulio Meotti è uno spazio vivo curato ogni giorno da un giornalista che, in solitaria, prova a raccontarci cosa sia diventato e dove stia andando il nostro Occidente. Uno spazio unico dove tenere in allenamento lo spirito critico e garantire diritto di cittadinanza a informazioni “vietate” ai lettori italiani (per codardia e paura editoriale).

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giuliomeotti@hotmail.com

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