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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Riformista Rassegna Stampa
06.03.2026 Prima contro gli yankees poi invia la sua fregata. Sánchez torna nei ranghi
Commento di Antonio Picasso

Testata: Il Riformista
Data: 06 marzo 2026
Pagina: 3
Autore: Antonio Picasso
Titolo: «Prima contro gli yankees poi invia la sua fregata. Sánchez torna nei ranghi»

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 06/03/2026, l'intervista di Antonio Picasso dal titolo "Prima contro gli yankees poi invia la sua fregata. Sánchez torna nei ranghi".


Antonio Picasso

Il premier spagnolo Pedro Sanchez (uno dei primi ad aver riconosciuto la Palestina), prima fa il duro con gli americani e non concede l'uso delle basi Nato in Spagna. Poi manda una fregata spagnola nel Mediterraneo per proteggere Cipro, su pressione americana. Dopo il “no alla guerra” rivolto a un Trump furioso, Sánchez è rientrato nei ranghi.

Pedro Sánchez è la goccia di limone che fa impazzire la maionese europea. Dopo giorni trascorsi sulle barricate a fare il paladino della pace e della legalità – al punto da guadagnarsi i galloni di “nemesi europea di Trump”, secondo il Financial Times – il premier spagnolo ha deciso di inviare la fregata Cristóbal Colón verso le acque cipriote. «Questo non significa entrare in guerra», ha subito precisato il ministro della Difesa Margarita Robles, quasi a prevenire le critiche che potrebbero arrivare dalla sinistra. Resta però evidente l’intenzione del governo di Madrid di non lasciare la Spagna, potenza mediterranea, ai margini di una crisi sempre più regionale.

La strategia del premier appare chiara: alzare la voce per guadagnare visibilità, salvo poi compiere scelte diverse da quelle annunciate. Dopo il “no alla guerra” rivolto a un Trump furioso, Sánchez è rientrato nei ranghi. Si è reso conto che anche le coste spagnole sono esposte a possibili attacchi di lupi solitari legati a Teheran, che potrebbero colpire città come Barcellona o Malaga. Tuttavia la tardiva partenza della Cristóbal Colón rischia di apparire più come un dietrofront politico sotto pressione statunitense che come un gesto di solidarietà verso Cipro. «Non viene preso sul serio da nessuno», ha commentato il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo.

Nella decisione del premier spagnolo si può comunque intravedere un calcolo più ampio. Criticare l’America può avere un ritorno politico interno, ma la Spagna conserva interessi importanti anche in America Latina, dove il trumpismo sta lentamente guadagnando terreno. In quel contesto, mosse ideologiche troppo marcate potrebbero avere un costo elevato. Il prossimo 17 aprile, ad esempio, il presidente brasiliano Lula sarà in visita a Madrid. Il Brasile è uno dei pilastri del gruppo dei Brics, e il principale interprete dell’antitrumpismo europeo vuole accoglierlo mantenendo una posizione di forza.

C’è poi chi sostiene che il governo spagnolo si senta forte grazie alla buona performance economica del Paese. La crescita del prodotto interno lordo spagnolo supera di oltre due punti la media dell’Unione europea, ferma all’1,6 per cento. Altri osservatori ritengono invece che una politica estera più aggressiva serva anche a distrarre l’opinione pubblica dalle difficoltà interne. Gli ultimi sondaggi attribuiscono a Sánchez circa il 33 per cento di consenso in patria. Curiosamente, secondo alcune rilevazioni internazionali, resta invece uno dei leader stranieri più apprezzati in Italia.

La mossa su Cipro ricorda da vicino quanto avvenuto con la flottiglia filopalestinese dell’ottobre scorso. Dopo un iniziale entusiasmo, il governo spagnolo fu costretto a invitare le imbarcazioni a cambiare rotta quando si trovavano ormai a poche miglia dalla costa di Gaza.

Nel segno di una coerenza che spesso appartiene più all’ideologia che alla realpolitik, Madrid continua a muoversi in un contesto europeo sempre più frammentato. Parigi rilancia la propria forza nucleare, Berlino accelera sul riarmo e perfino Viktor Orbán conduce la sua battaglia energetica contro l’Ucraina con il sostegno indiretto di Mosca. È la “maionese impazzita” della politica europea.

Il premier spagnolo, del resto, non condivide molte delle scelte che stanno definendo la nuova identità dell’Unione europea nella legislatura iniziata nel 2024, ammesso che di una vera identità comune si possa parlare. Madrid resta ancorata alle posizioni ambientaliste del Green Deal, nonostante il progetto sia stato progressivamente ridimensionato. Anche la commissaria europea alla concorrenza Teresa Ribera, sostenuta da Sánchez proprio per difendere quel piano, è rimasta finora in secondo piano, mentre avrebbe potuto ritagliarsi un ruolo più visibile nella disputa sui dazi commerciali con gli Stati Uniti.

La Spagna contesta inoltre la richiesta di aumentare le spese militari, interpretandola come una pressione proveniente da Washington. Una lettura che molti a Madrid considerano legittima. Tuttavia la nuova crisi nel Golfo potrebbe spingere gli spagnoli, così lontani dal fronte ucraino, a riflettere sul fatto che le minacce alla sicurezza europea non arrivano soltanto da Mosca, ma anche dal Mediterraneo allargato.

Sul piano dei fatti, peraltro, la Spagna ha già aumentato il proprio bilancio della difesa: dall’1,2 per cento del prodotto interno lordo nel 2024 al 2 per cento nell’ultimo anno. Un po’ come la fregata diretta verso Cipro: dopo tante polemiche, Sánchez finisce per adeguarsi alle richieste degli alleati.

E qui la storia gioca uno dei suoi curiosi scherzi. Nel 1571 la Lega Santa sconfisse la flotta dell’Impero ottomano nella celebre battaglia di Lepanto, durante quella che fu anche chiamata la “guerra di Cipro”. Al comando della flotta cristiana c’era don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V. Spagnolo, naturalmente. Olé.

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