Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Il Golfo chiama l’Ucraina per difendersi Analisi di Micol Flammini
Testata: Il Foglio Data: 06 marzo 2026 Pagina: 1/III Autore: Micol Flammini Titolo: «Il Golfo chiama l’Ucraina per difendersi. Prima regola: non usate i Patriot contro i droni»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 06/03/2026, a pag. 1/III, con il titolo "Il Golfo chiama l’Ucraina per difendersi. Prima regola: non usate i Patriot contro i droni", l'analisi di Micol Flammini.
Micol Flammini
Gli ucraini sanno intercettare i droni iraniani. I paesi del Golfo adesso chiedono aiuto a Kiev per difendere le loro città dagli attacchi dell'Iran.
Quando un drone Shahed si avvicina, è preceduto da un ronzio continuo, come se un motorino stesse passando in lontananza, a velocità costante, emettendo un suono che rimane uguale, monotono, fino all’esplosione. E’ un suono che l’Ucraina conosce bene, in alcune notti è la colonna sonora terrificante degli attacchi russi. Dura a lungo, tanto che gli ucraini, per guadagnare qualche ora di sonno, preferiscono gli attacchi con i missili rispetto a quelli con i droni – sono più brevi. I russi quasi non avevano droni, quattro anni fa, hanno dovuto chiederli agli iraniani che hanno mandato i loro Shahed e insegnato a Mosca a fabbricarli. In questi giorni, il ronzio degli Shahed inizia a essere piuttosto riconoscibile in medio oriente, dove i paesi del Golfo devono difendersi dagli attacchi della Repubblica islamica che, non potendo contare su un alto numero di missili, lancia i suoi droni, che produce con più facilità. Nell’intercettarli, al mondo nessuno ha un’esperienza tanto qualificata quanto l’Ucraina.
E di fronte ai buchi delle difese del medio oriente, vari paesi si sono rivolti a Kyiv: il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha parlato con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, e con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Secondo il Financial Times, il Pentagono e almeno un paese del Golfo hanno chiesto assistenza diretta al presidente ucraino. La richiesta era ovvia, la risposta di Zelensky anche: ha subito scelto di mandare i suoi esperti. Quello che è sembrato dissonante sono state le dichiarazioni della portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che durante una conferenza stampa, per rispondere ai giornalisti che chiedevano se gli Stati Uniti e i paesi del Golfo stessero esaurendo le scorte necessarie per intercettare gli attacchi, ha risposto: “Sfortunatamente abbiamo avuto alla Casa Bianca un leader davvero stupido e incompetente per quattro anni che ha dato via tutte le nostre armi migliori per niente, gratuitamente, a un altro paese molto lontano che si chiama Ucraina”. Il paese “molto lontano chiamato Ucraina”, a causa della guerra scatenata dalla Russia, è ora il più all’avanguardia al mondo nell’intercettare i droni e sa che non vale la pena usare costosi missili Patriot per difendersi dagli sciami di Shahed iraniani, come hanno fatto finora Stati Uniti, Israele e alleati del Golfo a un’intensità tale da temere la fine delle scorte di missili intercettori. La situazione è dipinta a tinta più fosche di come è. Mykola Bielieskov, ricercatore del National Institute for Strategic Studies e analista della ong ucraina Come back alive, spiega: “Sono due le paure dell’Ucraina legate al conflitto in medio oriente. La prima è per i prezzi del petrolio, se salgono di molto con una guerra prolungata, gioveranno alle entrate della Russia e quindi all’alimentazione della sua industria bellica. La seconda paura invece riguarda il consumo di intercettori, ma quello che vediamo in questo momento è che Stati Uniti e Israele sono impegnati in una campagna correttiva”, vuol dire che non attendono che il regime di Teheran lanci i missili, ma attaccano i lanciatori prima che entrino in funzione.
Il vero problema in medio oriente quindi sono i droni, che nessuno può permettersi di abbattere con missili intercettori come i Pac-3 che vengono utilizzati con i sistemi Patriot. Uno Shahed costa circa 30.000 dollari, un missile intercettore milioni di dollari: una proporzione insostenibile anche per le ricche monarchie del Golfo. Per l’Iran produrre i missili è costoso e richiede tempo, gli Stati Uniti e Israele hanno mappato l’arsenale di Teheran e sanno quanto può ancora sparare. Quello che sfugge al controllo americano e israeliano è invece la produzione degli Shahed, che sono anche più complicati da abbattere. L’unico che sa come comportarsi è proprio quel “paese lontano chiamato Ucraina”, che utilizza armi più economiche e prodotte in serie per fermare i droni prodotti sui modelli di Teheran.
L’aggressione della Russia contro l’Ucraina è diventata il terreno di sviluppo della guerra, alcuni alleati di Mosca, come la Corea del nord, hanno scelto di mandare soldati per passare dalla teoria del conflitto alla pratica e fare tesoro per scontri futuri. Altri, come gli iraniani, hanno mandato armi al Cremlino, sperando di ricevere in cambio un aiuto che al momento del bisogno non è arrivato, e hanno potuto osservare le tattiche. Teheran infatti attacca i paesi del Golfo proprio come fa Mosca, puntando alle infrastrutture energetiche, ma anche copiando per esempio le tattiche usate contro città sul mare come Odessa: gli Shahed volano sfiorando l’oceano per eludere i radar, proprio come in Ucraina sfiorano il Mar Nero.
Il medio oriente non può fare a meno di Kyiv, che manda esperti e supporto logistico. “Per gli ucraini i due conflitti sono parte di una tendenza globale, una guerra fra molti stati, di cui facciamo parte da quattro anni”, dice Bielieskov. “Intervenire in medio oriente è un’occasione per mostrare che siamo dei grandi collaboratori nella difesa di tutti”. Kyiv sa già come muoversi, come fare i calcoli, cosa dispiegare, come strutturare un sistema di difesa. “Ma ci vuole tempo”, avvisa Bielieskov. Il medio oriente ha bisogno di Kyiv, e Kyiv ha bisogno che il medio oriente sappia difendersi senza dilapidare le difese.
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