Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Lettera aperta a Paolo Del Debbio Commento di Deborah Fait
Testata: Informazione Corretta Data: 05 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Deborah Fait Titolo: «Lettera aperta a Paolo Del Debbio»
Lettera aperta a Paolo Del Debbio Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
Paolo Del Debbio lascia che i suoi ospiti accusino Israele di genocidio, senza fare una piega. Non è questo il vero giornalismo.
Gentile Paolo Del Debbio,
Mercoledì , durante la trasmissione 4 di sera, è andata in onda una scena che pesa come un macigno. Francesco Silvestri, esponente del Movimento 5 Stelle, ha accusato Benjamin Netanyahu di aver “ammazzato 30.000 bambini a Gaza”. Un’accusa mostruosa. E Lei è rimasto in silenzio. Quello che è accaduto durante la trasmissione non è stato un semplice scivolone ma un’accusa di sterminio deliberato. Un’imputazione morale da tribunale internazionale. Lei ha lasciato correre e questo è stato un cedimento grave del ruolo che dovrebbe incarnare. Mercoledì sera quella scelta ha lasciato passare un’accusa che, senza verifica, alimenta odio, semplificazioni e demonizzazioni pericolose che purtroppo vediamo ogni settimana nelle vergognose e violente manifestazioni dei proPal.
Alle parole bugiarde di Silvestri non c'è stata una richiesta di fonte.
Non un dato contestualizzato.
Non un contraddittorio.
Lei non ha difeso il giornalismo per diffamare ancora una volta un paese democratico, cosa gravissima.
In televisione, in prima serata e con il suo silenzio-assenso, è passata l’idea di un genocidio deliberato di bambini senza che il conduttore esercitasse il minimo dovere professionale: verificare, incalzare, distinguere tra propaganda e realtà.
In un conflitto come quello tra Israele e Hamas, i numeri sono arma politica. Le cifre diffuse dal ministero della Sanità di Gaza – controllato da Hamas – vengono sempre gonfiate, senza distinzione tra civili e combattenti, senza verifica indipendente, senza chiarire l’età delle vittime. È proprio qui che un giornalista deve intervenire. Non per difendere un governo. Ma per difendere la verità. Lei non lo ha fatto e questo è molto grave.
Se in uno studio televisivo si può accusare un capo di governo democratico di aver “ammazzato 30.000 bambini” senza che nessuno chieda conto della fonte, allora il dibattito pubblico è finito. Resta solo la piazza urlante e le assicuro che ne abbiamo abbastanza di sloga odiosi.
Lei non è un ospite. È il conduttore. Ha delle responsabilità.
Il suo ruolo non è annuire: è garantire equilibrio.
Non si trattava di difendere Netanyahu (che lei non manca diribadire quanto lo detesti e lo fa quasi in ogni trasmissione). Si trattava di difendere il principio che accuse di questa gravità esigono prove, precisione, responsabilità.
Il conduttore non è un soprammobile.
Non è un notaio che registra dichiarazioni.
È il garante del contraddittorio e dell'etica giornalistica.
Il silenzio, in certi casi, è una scelta vergognosa, contraria a ogni etica. E' viltà mista a indifferenza: contro Israele si può dire di tutto, ogni insulto, ogni diffamazione passa come acqua fresca. Acqua avvelenata però!
Il servizio pubblico – o comunque il servizio all’opinione pubblica – richiede coraggio. Anche quello di fermare l’ospite di turno e chiedere: “Mi dica su quali dati basa questa affermazione”.
È questo che i telespettatori si aspettano.
È questo che non hanno avuto.
I telespettatori italiani, travolti dalla propaganda antisemita della sinistra e da un giornalismo facilone e schierato, meritano di più e lei non è stato in grado di darglielo.