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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Informazione Corretta Rassegna Stampa
05.03.2026 L’occhiolino della Sfinge
Commento di Michelle Mazel

Testata: Informazione Corretta
Data: 05 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: «L’occhiolino della Sfinge»

L’occhiolino della Sfinge
Commento di Michelle Mazel 
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/03/un-clin-doeil-du-sphynx-325660.html

 
Michelle Mazel

Taba Border Crossing - Wikipedia
Il Medio Oriente è in fiamme mentre prosegue l’operazione israelo-americana contro l’Iran, che attacca non solo Israele ma anche diversi Paesi arabi della regione.
Europa ed Egitto restano prudenti: il Cairo critica entrambe le parti ma, in modo discreto, consente agli israeliani bloccati all’estero di rientrare passando per Taba

Il Medio Oriente divampa, e mentre prosegue l'operazione congiunta israelo-americana per neutralizzare la minaccia iraniana, il ruggito del leone risuona con una furia dai toni epici.                      

L'Iran, che voleva imporre il dominio dell'Islam sciita su tutta la regione e poi su tutto il mondo, non si accontenta di attaccare Israele, il suo nemico dichiarato di sempre. Prende di mira anche i suoi vicini, le monarchie e gli emirati del Golfo, nonché la Giordania.                                                                  L'Europa, che vede i propri interessi in pericolo, esita a intervenire e si accontenta di futili appelli al ritorno alla diplomazia. E l'Egitto, leader dei pragmatici Paesi sunniti? Se ne sta prudentemente fuori dalla mischia. Da un lato, chiede allo Stato ebraico di cessare gli attacchi contro l'Iran e, dall'altro, chiede a Teheran di cessare di attaccare i “Paesi arabi.” Teme l'impatto della guerra sui prezzi del petrolio e sul trasporto marittimo. E’ lecito pensare che osservi senza dispiacere i colpi inferti all'impero degli Ayatollah, il suo grande rivale, e che al contempo, provi poca simpatia per il vicino israeliano bersagliato dai missili.  Si sa che, nonostante gli accordi di pace firmati da Sadat e Begin quasi mezzo secolo fa, l'atmosfera non si è mai veramente ravvivata positivamente. Gli scambi commerciali sono ridotti al minimo, limitandosi essenzialmente all'esportazione di gas israeliano, indispensabile per lo sviluppo di un'economia egiziana già molto fragile. I turisti israeliani hanno difficoltà a ottenere un visto; non sono benvenuti e, l'anno scorso, molti di loro sono stati uccisi. Ma nella terra della Sfinge tutto è possibile. Lo spazio aereo d’Israele è chiuso e decine di migliaia di cittadini, probabilmente più di centomila, si trovano all'estero privi di qualsiasi possibilità di tornare a casa. Senza troppa pubblicità, gli aerei della compagnia israeliana Arkia, provenienti da Roma e da Larnaca (Cipro), hanno ottenuto il permesso di atterrare all'aeroporto internazionale di Taba per rimpatriarli. Assistiamo poi allo spettacolo insolito dei passeggeri israeliani che si dirigono verso una lunga fila di taxi egiziani e, sotto una massiccia scorta di polizia e di militari, prendono la strada per il posto di frontiera di Taba, situato a quindici chilometri di distanza, per entrare in Israele. Degli autobus della compagnia Egged li aspettano per portarli alle stazioni centrali dei bus di Eilat e di Beer Sheva, e verso Tel Aviv, nel centro del Paese. A volte, parenti e amici arrivano in macchina per accoglierli, dando vita a toccanti scene di ricongiungimento. Bisogna sottolineare che tutto questo accade mentre in Israele vengono lanciati allarmi uno dopo l'altro e i passeggeri sono pienamente consapevoli dei rischi a cui vanno incontro. Va inoltre precisato che i turisti e i viaggiatori stranieri che desiderano lasciare Israele compiono il viaggio in direzione opposta, attraversando il confine a Taba prima di raggiungere l'aeroporto del Cairo, che è tuttora servito da alcune compagnie.                                                                                                                                                         Comunque sia, rimane una domanda: come dovremmo interpretare questa insolita benevolenza da parte del governo egiziano? La sfinge ci fa l’occhiolino?


takinut3@gmail.com

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