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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Libero Rassegna Stampa
05.03.2026 Yigal Carmon: «Il Qatar è alleato dell’Iran e ci sta ricattando con il gas»
Intervista di Andrea Morigi

Testata: Libero
Data: 05 marzo 2026
Pagina: 11
Autore: Andrea Morigi
Titolo: «Yigal Carmon: «Il Qatar è alleato dell’Iran e ci sta ricattando con il gas»»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 05/03/2026, a pag. 11 con il titolo "Yigal Carmon: «Il Qatar è alleato dell’Iran e ci sta ricattando con il gas»", l'analisi di Andrea Morigi.

Princìpi non negoziabili» e Destra -
Andrea Morigi

Yigal Carmon (MEMRI)
Al Thani, emiro del Qatar. Ufficialmente alleato degli Usa, ma di fatto sta facendo il doppio gioco: diffonde la propaganda iraniana nel mondo arabo musulmano e usa il gas come arma energetica di ricatto.

Da un rifugio antiaereo, mentre le sirene d’allarme suonano a Gerusalemme, nel giorno della festa di Purim, Yigal Carmon, presidente del Middle East Media Research Institute (MEMRI) ed ex consigliere per l’anti-terrorismo dei premier israeliani Yitzhak Shamir e Yitzhak Rabin, risponde alle domande di Libero sulla rete di alleanze dell’Iran. È stato a capo dell’Amministrazione Civile in Cisgiordania e Gaza. La sua carriera pluriventennale è stata a servizio dell’intelligence militare israeliana (Aman).

Il governo qatariota ha reagito all'attacco dall’Iran. Sono pronti a reagire contro la minaccia militare?
«Il Qatar ha sempre fatto il doppio gioco e rimane nell’ambiguità. Finge di essere nel “campo occidentale”, ma non lo è. E ha negato di aver effettuato attacchi in Iran solo dopo che alcuni media avevano riferito il contrario».
Il 3 marzo 2026, il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha scritto: «Il Qatar non ha fatto parte della campagna che prende di mira l’Iran. Stiamo esercitando il nostro diritto all’autodifesa e alla deterrenza contro gli attacchi iraniani al nostro Paese”.
«Va ricordato, infatti, che durante i tre anni in cui il Qatar è stato boicottato dagli Stati del Golfo (2017–2021), è stato l’Iran a fornire supporto diplomatico ed economico a Doha, inviando tonnellate di alimenti e aprendo il proprio spazio aereo e rotte marittime per alleviare gli effetti del blocco imposto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto».

Il Qatar come sta usando le sue risorse in questa circostanza?
«La prima cosa che il Qatar ha fatto dopo che l’Iran ha iniziato a bombardare gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita è stata aumentare il prezzo del gas. QatarEnergy, il colosso statale, ha immediatamente interrotto la produzione di gas naturale liquefatto e dei prodotti associati. Questa improvvisa eliminazione di una porzione massiccia dell’offerta mondiale, combinata con le interruzioni nello Stretto di Hormuz, ha causato un’impennata drammatica dei prezzi di riferimento del gas naturale. Il Qatar avrebbe invece dovuto continuare a produrre per aiutare gli Stati Uniti e dare il suo contributo nella guerra contro l’Iran».

E quale ruolo ha svolto il Qatar nei recenti negoziati sul nucleare iraniano?
«Il Qatar si presenta come mediatore neutrale, ma i suoi legami stretti con Teheran sollevano dubbi sulle sue reali intenzioni. Pur avendo facilitato la comunicazione tra Usa e Iran, molti nel Golfo percepiscono che Doha utilizzi queste negoziazioni per proteggere gli interessi iraniani e aumentare la propria influenza regionale, più che per promuovere la sicurezza del Golfo o sostenere gli obiettivi americani».

Che tipo di informazione sta diffondendo Al Jazeera sull’operazione Leone Ruggente?
«La slealtà del Qatar nei confronti dell’America è palese sulla tv qatariota Al-Jazeera, che si schiera fermamente con la Repubblica islamica dell’Iran, di cui adotta perfino la terminologia contro gli Stati Uniti. Per esempio, sulla chiusura dello Stretto di Hormuz in violazione del diritto internazionale, Al-Jazeera ha definito “illegale” il tentativo di togliere il blocco dallo Stretto e non ha criticato l’azione del regime».

E come hanno riferito le proteste anti-regime in Iran a gennaio?
«Al Jazeera ha preso le parti dell’Iran. Non ha dato rilievo alle manifestazioni e frequentemente ha sostenuto che alcuni filmati diffusi online non erano attuali. La stessa cosa è accaduta nel 2022, Al Jazeera ha ignorato le manifestazioni scoppiate dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini da parte del regime di Teheran. Invece viene dato ampio spazio a personaggi come l’alto dirigente di Hezbollah Mahmoud Qamati, che, il primo marzo, ha dichiarato: “Siamo solidali con l’Iran contro l’egemonia e la tirannia USA-Israele; l’Iran sta difendendo l’intero mondo arabo-islamico”».

Sia il Qatar che l’Iran hanno sostenuto e finanziato i terroristi palestinesi di Hamas. Che cos’è cambiato dopo la tregua a Gaza?
«Non è cambiato assolutamente niente. Il Qatar e l’Iran continuano a sostenere Hamas. Questo è un altro esempio della loro alleanza».

Ma gli altri Paesi del Golfo si fidano del Qatar, che ha sottoscritto insieme a loro una dichiarazione per chiedere la cessazione degli attacchi dall’Iran?
«No, gli Stati del Golfo non si fidano del Qatar, in particolare Emirati, Bahrain e Kuwait. Nonostante qualcuno sostenga che la guerra li abbia temporaneamente uniti, i legami tra i Paesi del Golfo restano fragili e segnati da reciproca diffidenza. Il Qatar mantiene rapporti stretti con attori come l’Iran e continua a sostenere i Fratelli Musulmani, che Paesi come gli Emirati Arabi Uniti combattono attivamente sia nelle loro politiche interne sia a livello regionale. Allo stesso modo, anche i rapporti tra Emirati e Arabia Saudita rimangono complessi, come dimostrano le recenti situazioni in Yemen e in Sudan, dove emiratini e sauditi si sono trovati a sostenere fazioni opposte».

Ma gli Stati Uniti sono consapevoli di questo doppio gioco?
«Probabilmente gli Stati Uniti conoscono davvero le intenzioni del Qatar.
Già nel 2017, il presidente Donald Trump aveva pubblicamente accusato il Qatar di essere un finanziatore del terrorismo “a un livello molto alto”.
Tuttavia, gli Stati Uniti mantengono una presenza militare significativa in Qatar: la base di Al Udeid costituisce una delle principali installazioni statunitensi in Medio Oriente. In piena guerra contro l’Iran, inoltre, non sembra essere il momento di cambiare radicalmente la politica nei confronti di Doha».

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