Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
I regimi non si fermano con le parole Commento di Ashkan Rostami
Testata: Il Riformista Data: 05 marzo 2026 Pagina: 3 Autore: Ashkan Rostami Titolo: «I regimi non si fermano con le parole. L’uso della forza può liberare i persiani»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 05/03/2026, a pagina 3, il commento di Ashkan Rostami dal titolo "I regimi non si fermano con le parole. L’uso della forza può liberare i persiani"
Ashkan Rostami
La guerra in corso contro il regime islamico in Iran non viene descritta soltanto come un’operazione militare regionale, ma come una missione strategica di portata globale contro uno dei principali fattori di destabilizzazione internazionale degli ultimi quarantasette anni. In questa lettura, la Repubblica islamica non sarebbe stata solo una dittatura nei confronti del proprio popolo, ma anche un attore centrale nella diffusione dell’instabilità internazionale.
Dal Medio Oriente all’Africa, dal Sud America fino all’Europa, il regime iraniano viene accusato di aver costruito nel tempo una rete globale composta da milizie, gruppi armati, traffici illegali e operazioni politiche clandestine. Secondo questa interpretazione, Teheran avrebbe finanziato e armato organizzazioni estremiste, sostenuto reti criminali e cartelli della droga e infiltrato movimenti politici e organizzazioni apparentemente civili nelle democrazie occidentali. Tutto ciò sarebbe stato parte di un progetto ideologico preciso: esportare l’islam politico e indebolire le società liberali.
Per anni, questa strategia avrebbe potuto svilupparsi anche grazie alla sottovalutazione del fenomeno da parte di una parte dell’Occidente. Alcuni settori della sinistra occidentale, secondo questa lettura, avrebbero spesso minimizzato la natura ideologica e autoritaria del progetto iraniano, interpretandolo attraverso categorie politiche incapaci di coglierne la reale portata. Ancora oggi, molte manifestazioni nelle piazze occidentali si svolgono in nome della pace, ma senza riconoscere pienamente — secondo questa critica — le responsabilità di chi avrebbe alimentato per decenni instabilità e conflitti nella regione.
Il richiamo alla storia europea viene utilizzato per invitare alla cautela verso queste semplificazioni. Anche in Italia, si osserva, la libertà non sarebbe arrivata spontaneamente: la Resistenza non avrebbe potuto sconfiggere il fascismo senza l’intervento militare decisivo degli Stati Uniti e degli Alleati. In questa prospettiva, la libertà europea viene presentata come il risultato di sacrifici, coraggio e, in alcuni momenti, dell’uso della forza contro regimi che non potevano essere fermati soltanto con strumenti diplomatici.
Secondo questa impostazione, oggi sarebbe proprio il popolo iraniano a ricordare al mondo questo principio. Dopo quasi mezzo secolo di repressione politica, molti cittadini iraniani continuano a manifestare nelle piazze, mostrando quanto sia diffuso il desiderio di libertà e cambiamento. Le loro proteste vengono interpretate come un richiamo per l’Occidente a non dare per scontati i principi democratici di cui gode.
Un Iran libero e democratico, in questa prospettiva, cambierebbe profondamente gli equilibri geopolitici della regione. Significherebbe la fine di uno dei principali centri di destabilizzazione del Medio Oriente e aprirebbe nuove prospettive economiche e politiche.
Per l’Italia, in particolare, vengono indicate possibili opportunità significative nei settori dell’energia, delle infrastrutture, del commercio e dei collegamenti strategici tra Europa e Asia. Ma soprattutto, si sostiene, un Iran libero contribuirebbe alla stabilità regionale e alla sicurezza europea.
La pace resta indicata come obiettivo finale. Tuttavia, il testo conclude con l’idea che la storia dimostrerebbe come una pace duratura raramente nasca dalla debolezza: in alcuni casi, libertà e prosperità arriverebbero solo quando qualcuno è disposto a fermare con decisione chi le minaccia.
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