Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Informazione Corretta Data: 04 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Mattia Preto Titolo: «Libano contro Hezbollah»
Libano contro Hezbollah Analisi di Mattia Preto
Mattia Preto
Hezbollah ha affiancato l’Iran nell’offensiva contro Israele, ma il governo libanese ha preso le distanze vietando le sue attività militari e chiedendone il disarmo.
Beirut ha avviato una svolta significativa, ritirando l’esercito dal sud e lasciando campo libero alle operazioni israeliane contro il gruppo terroristico
Il gruppo terroristico di Hezbollah ha scelto di affiancare l’Iran nell’offensiva contro Israele, aprendo un nuovo fronte dal territorio libanese. Si tratta di uno scenario già visto, il legame tra Hezbollah e Teheran è profondo, fondato su un’alleanza strategica e su una comune matrice sciita che negli anni ha garantito al movimento sostegno politico, economico e militare.
Nelle ultime ore, sempre più isolato, Hezbollah ha tentato di sostenere l’offensiva iraniana colpendo Israele. Per il gruppo, il regime degli ayatollah rappresenta oggi l’ultima ancora di sopravvivenza. La vera novità, però, non riguarda Hezbollah bensì la posizione del governo libanese. Questa volta Beirut non intende interferire nella risposta israeliana. Il cambio di linea era già emerso lo scorso agosto, quando l’esecutivo aveva lanciato un ultimatum ufficiale al movimento, chiedendone il disarmo. Ora si passa dalle parole ai fatti, l’esercito libanese si sta ritirando dal sud del Paese, storica roccaforte di Hezbollah, lasciando di fatto campo libero alle operazioni israeliane volte a neutralizzare il gruppo. È un passaggio politicamente delicato, che segnala una frattura sempre più evidente tra lo Stato libanese e l’organizzazione terroristica.
Nelle ultime ore il governo libanese ha annunciato il divieto immediato di tutte le attività militari e di sicurezza di Hezbollah, qualificandole come illegali e in violazione delle decisioni assunte dal Consiglio dei ministri. Il Primo Ministro Nawaf Salam ha chiarito che lo Stato libanese rifiuta in modo assoluto qualsiasi operazione militare o di sicurezza lanciata dal territorio nazionale al di fuori del quadro delle istituzioni legittime. Le iniziative autonome di Hezbollah vengono quindi considerate una lesione della sovranità statale e dell’autorità governativa. Il governo ha stabilito che Hezbollah è tenuto a consegnare le proprie armi e a limitare le sue attività esclusivamente alla sfera politica. Parallelamente, l’esecutivo ha incaricato le forze armate e gli apparati di sicurezza di adottare misure immediate per applicare tali decisioni, impedire operazioni militari non autorizzate e procedere contro eventuali trasgressori secondo quanto previsto dalla legge.
Nonostante Beirut e Gerusalemme non abbiano nessun tipo di relazione diplomatica e il governo libanese non si è mai dimostrato pronto a collaborare con Israele, la situazione sta mutando profondamente, grazie alla mediazione degli Stati Uniti. Le forze e i mezzi a disposizione di Beirut, infatti, non sono nemmeno lontanamente sufficienti per fermare le attività militari di Hezbollah. In questo contesto, anche solo un’apertura, diretta o indiretta, verso una cooperazione in funzione anti-Hezbollah rappresenta un segnale significativo. Si tratta soprattutto di un messaggio interno: il tentativo di isolare prima militarmente e poi politicamente Hezbollah, mostrando che il movimento non coincide con lo Stato libanese e non ne rappresenta gli interessi nazionali.