Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Per chi invoca a vanvera il 'diritto internazionale' Editoriale di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista Data: 04 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Iuri Maria Prado Titolo: «Quale diritto per uno Stato belligerante»
Riprendiamo dal RIFORMISTA del 04/03/2026, a pagina 1, l'editoriale di Iuri Maria Prado dal titolo "Quale diritto per uno Stato belligerante"
Iuri Maria Prado
Invocare il diritto internazionale per condannare l'attacco di Usa e Israele sull'Iran. E' l'ultima moda politica, ma giuridicamente parlando non ha senso. L'intervento è legittimo e legale perché volto a neutralizzare una minaccia effettiva, consistente e persistente.
È possibile giudicare in modo critico l’intervento militare che Israele e gli Stati Uniti hanno mosso contro il regime iraniano. Si può sostenere legittimamente che si sia trattato di un’iniziativa politicamente inopportuna, non sufficientemente calcolata, irresponsabile. Tutto quel che si vuole. Altri potranno ritenere il contrario, e cioè che si sia trattato di un intervento necessario e giustificato, ma è appunto perfettamente legittimo sostenere che la teocrazia iraniana dovesse invece essere lasciata libera di massacrare i propri cittadini, di minacciare la distruzione degli Stati Uniti e di Israele e di finanziare e supportare attività terroristiche a Gaza, in Cisgiordania, in Iraq, in Libano, nello Yemen, in Sud America, negli Stati Uniti stessi e anche in Europa.
Ciò che invece non si può sostenere – come invece si afferma con disinvoltura in diversi ambienti politici – è che l’intervento contro il regime iraniano sia per definizione illecito dal punto di vista del diritto internazionale. Il richiamo automatico al divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali risulta improprio se riferito alla Iran, ossia a uno Stato che viene descritto come belligerante e attivo nel minacciare e colpire Stati Uniti e loro alleati.
L’intervento israelo-statunitense, dunque, pur criticabile secondo le diverse sensibilità politiche, viene presentato come legittimo sul piano del diritto internazionale in quanto volto a neutralizzare una minaccia effettiva, consistente e persistente. A sostegno di questa tesi si richiama la reazione iraniana agli attacchi: Teheran avrebbe bombardato, oltre a Israele, anche Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita, Oman, Iraq e Cipro, colpendo non solo obiettivi militari ma anche infrastrutture civili, porti, aeroporti, condomini e alberghi.
Secondo questa ricostruzione, tale risposta dimostrerebbe l’assenza di limiti operativi e politici del regime, accusato di non arretrare di fronte a programmi di natura terroristica. Viene inoltre respinta l’obiezione secondo cui l’Iran avrebbe preso di mira quei Paesi solo dopo essere stato attaccato. Il “dopo”, si sostiene, non esisterebbe se si considera che nel 2024 Teheran avrebbe già lanciato centinaia di missili, razzi e droni contro civili israeliani e continuato a rifornire di armi gli Houthi impegnati contro il traffico commerciale nel Mar Rosso.
In questa prospettiva, il ricorso costante al “diritto internazionale” da parte dei critici dell’intervento verrebbe interpretato come un argomento formale utilizzato per difendere una presunta stabilità regionale garantita dall’Iran. Una stabilità che, secondo questa lettura, avrebbe prodotto centinaia di migliaia di vittime in Siria e Yemen e contribuito al collasso del Libano sotto l’influenza di milizie filoiraniane, mentre le United Nations sarebbero rimaste sostanzialmente inerti.
Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante.