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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
04.03.2026 Natan Sharansky: Se l’Iran cade sarà come un nuovo Muro di Berlino
Intervista di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 04 marzo 2026
Pagina: 1/I
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Se l’Iran cade sarà come un nuovo Muro di Berlino. Intervista a Natan Sharansky»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 04/03/2026, a pagina 1-I, l'intervista di Giulio Meotti a Natan Sharansky dal titolo: "Se l’Iran cade sarà come un nuovo Muro di Berlino".

Informazione Corretta
Giulio Meotti

 

Natan Sharansky, dissidente sovietico e ministro di Israele

“Non sappiamo se Israele riuscirà a distruggere le capacità nucleari dell’Iran o se i dissidenti iraniani riusciranno a rovesciare il regime, ma una cosa è chiara: speriamo che il regime più pericoloso del mondo affronti presto la sua fine”, scriveva un anno fa sul Washington Post Natan Sharansky, che se ne intende di dissenso in dittatura, essendo il più famoso dei refusnik, gli “ebrei del silenzio” dell’Unione sovietica. Dopo gli studi al prestigioso Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca, dove si laureò in Matematica applicata, Anatoly lavorò come programmatore. Ma nel 1973, a venticinque anni, decise di fare domanda (respinta) per un visto di uscita verso Israele, spinto da un’identità ebraica riscoperta e da un rifiuto radicale del sistema che soffocava ogni libertà. Divenne portavoce del Gruppo Helsinki di Mosca, l’organizzazione che monitorava il rispetto degli accordi sui diritti umani. Collaborò con Andrei Sakharov, simbolo vivente della dissidenza sovietica. Nel 1974 sposò Avital; il giorno dopo le nozze lei partì per Israele, portando con sé la promessa di lottare per la sua liberazione. Non si sarebbero rivisti per dodici anni. Il 15 marzo 1977 il Kgb lo arrestò: “Alto tradimento”. Un processo farsa lo condannò a tredici anni di gulag.

Nel tribunale, prima della sentenza, Sharansky disse: “A questo tribunale non ho nulla da dire. A mia moglie e al popolo ebraico dico: l’anno prossimo a Gerusalemme”.

Nove anni di celle di isolamento, lavori forzati in Siberia, fame, freddo, interrogatori. Mantenne la lucidità giocando a scacchi contro se stesso, componendo poesie in testa, rifiutando di firmare atti di abiura. La sua resistenza divenne una storia globale: presidenti, senatori, intellettuali, manifestanti, in tanti chiedevano la sua liberazione. L’11 febbraio 1986, a Berlino, lo scambio: il piccolo Sharanski, stretto in un cappotto, con il colbacco di pelliccia, accanto all’ambasciatore americano, che era andato a riceverlo, fu liberato in cambio di spie sovietiche. Atterrò a Tel Aviv la stessa sera e cambiò nome in Natan.

Nel 2007, a Praga, Sharansky organizzò la conferenza internazionale sulla democrazia e sulla sicurezza, con George W. Bush, Václav Havel, il campione di scacchi Garri Kasparov e José María Aznar. C’era anche Amir Abbas Fakhravar, il dissidente iraniano. Sharansky, che oggi ha 78 anni, non ha perso niente dell’entusiasmo del sostenitore internazionale della libertà e della democrazia.

Si dice che la caduta del regime iraniano sarebbe come la caduta del Muro di Berlino. “Beh, lo spero”, dice Sharansky al Foglio. “In realtà, l’Iran era maturo per una rivoluzione dal basso da molti, molti anni. Nel 2009 pensavo che fosse un buon momento. Ma poi Obama ha deciso che dialogare con il regime fosse meglio che cambiarlo. Questa volta la situazione è opposta e il mondo libero e il presidente americano - e naturalmente Israele - credono di dare al popolo l’opportunità di far sentire la propria voce. E anche se negli ultimi mesi sono stati pesantemente oppressi, credo che nel giro di una o due settimane potremmo vedere qualcosa accadere, forse anche prima. La mia stima è tra una o due settimane. Quindi sì, c’è una grande possibilità. Ma più in generale, non è solo questo l’aspetto importante: ciò che conta è anche che sempre più paesi comprendono che cooperare con Israele è per loro più importante che combatterlo. Credo davvero che si tratti dell’ingresso in una seria opportunità per creare un nuovo medio oriente con una reale possibilità di pace e stabilità”.

Il comunismo crollò, soprattutto a Berlino est o a Praga, senza sparare un colpo. Questo regime religioso islamico è molto crudele. “Ma la crudeltà del regime da sola non è sufficiente” prosegue Sharansky. “E’ molto importante che la popolazione non creda più nell’ideologia del regime. Come la chiamo io, quando la maggioranza è composta da ‘doppi pensatori’, cioè persone che non credono nel regime ma fingono, allora, nel momento in cui il regime si indebolisce, si verifica un massiccio passaggio dal doppio pensiero al dissenso e alla rivoluzione. Da questo punto di vista, sì, possiamo dirlo con certezza. Il comunismo è crollato senza sparare un colpo. Anche l’Unione sovietica - ed è ciò che noi dissidenti abbiamo creduto per molti anni perché dall’interno vedevamo come sempre più persone diventavano ‘doppi pensatori’ e quanta energia in più il regime doveva investire per tenerle sotto controllo. Ed è stata questa la base delle previsioni di molti dissidenti secondo cui era destinato a fallire. Se guardiamo all’Iran, già da molti anni sempre più persone non fanno affidamento, non credono più nell’ideologia ufficiale. Già 15 anni fa abbiamo visto cose che non esistevano in nessun altro regime dittatoriale: grandi sindacati indipendenti - oggi distrutti. Organizzazioni femminili, organizzazioni studentesche - anche se non politiche, oggi distrutte. Ma hanno incoraggiato molto il processo del ‘doppio pensiero’: le persone non si fidavano dell’ideologia ufficiale. Da questo punto di vista, come accadde nell’Unione sovietica, nel momento in cui il regime si indebolisce, le persone semplicemente smettono di obbedire. Cominciano a ‘scappare’, cioè ad allontanarsi dal regime. Molti anni fa, nel 1969, il mio amico Amalrik scrisse un libro: ‘L’Unione Sovietica sopravviverà fino al 1984?’. L’immagine era questa: quando devi tenere un prigioniero sotto tiro continuamente, nel momento in cui i tuoi muscoli si indeboliscono e il fucile si abbassa, il prigioniero scappa. In senso allegorico, può essere la stessa situazione in Iran. Il regime si sta indebolendo. Negli ultimi mesi ha ucciso decine, migliaia di persone. Ha le armi. L’opposizione no. Ma se continua così, le persone ‘scapperanno’, cioè si allontaneranno da questo regime. Ed è questo che sta accadendo”.

Sharansky crede che ci sia una sorta di stanchezza nelle democrazie occidentali nei confronti della libertà. “Più che stanchezza. Direi che se guardiamo al cosiddetto movimento ‘woke’, molto popolare in America - il cosiddetto movimento progressista è un neo-marxismo-leninismo. Se si sostituisce la parola ‘razza’ con ‘classe’, si ottiene praticamente parola per parola il linguaggio marxista che studiavamo nelle scuole sovietiche: l’idea che il mondo sia diviso tra oppressori e oppressi, che gli oppressori abbiano sempre torto e gli oppressi sempre ragione. Quindi non bisogna lasciare parlare gli oppressori. Si dà spazio agli oppressi. Le persone non vengono definite per i loro talenti individuali o per le loro idee politiche, ma per l’appartenenza alla classe degli oppressori o degli oppressi. Questo era il marxismo, che ha fallito praticamente ovunque. Il fatto che nelle democrazie moderne possa riemergere senza che le persone nemmeno capiscano, non ricordano cosa significhi comunismo. E quando lo si fa notare, rispondono: e allora? Chiamalo marxismo, che importa? Ma sì, non sappiamo più cosa significhi per la libertà. Ero molto preoccupato. Sembra in ritirata. Ma se sia in ritirata perché le persone apprezzano davvero la libertà oppure no, resta da vedere”.

L’Europa ha sbagliato nella sua politica di contenimento della dittatura iraniana. “Sì, non solo l’Europa. Anche Israele a volte ha iniziato a credere che si potesse trovare un equilibrio con queste dittature. Abbiamo ignorato il fatto che vogliono distruggerci. Dicevamo che erano troppo grandi per distruggerci e che, con la pressione del mondo libero, potevamo permettere ad Hamas di ricevere cinquanta milioni di dollari l’anno dal Qatar, e che così si sarebbe creato un equilibrio. Abbiamo pagato un prezzo molto alto. Per questo abbiamo abbandonato quell’ideologia. Ma in occidente la politica di appeasement verso il comunismo è continuata fino a Reagan e Thatcher che l’hanno cambiata. Era molto popolare in Europa. E quando l’Europa ha permesso a decine di milioni di persone di arrivare senza l’obbligo di vivere secondo le norme democratiche — non sono contro l’immigrazione, sono contro un’immigrazione non controllata politicamente - queste persone si sono unite all’Europa, ma non alla democrazia europea; hanno mantenuto un’identità musulmana estremista. Ho sempre creduto nell’unione tra libertà e identità. Ma qui l’Europa ha rinunciato alla propria identità in nome della democrazia. E chi è arrivato non ha apprezzato la democrazia, ma è rimasto fedele alla propria identità. E’ stata una situazione molto esplosiva. Una volta parlavo con il filosofo francese Alain Finkielkraut. Gli chiesi, circa dieci anni fa: ‘pensa che ci sia un futuro per gli ebrei in Francia?’. Rispose: ‘Non lo so. Ma la mia preoccupazione è più grande: c’è un futuro per la Francia in Francia?’. Era una grande domanda per l’Europa. E lo è ancora. Spero che ora sia più chiaro — non ancora del tutto, ma più chiaro — che non si dovrebbe concedere la cittadinanza a persone che non sono pronte a far parte del mondo democratico”. Sharansky resta fiducioso che l’occidente, come idea e come civiltà, abbia un futuro. “Non c’è dubbio che sia in declino. Ma sono un grande sostenitore della forza della libertà. Credo che ogni persona abbia due desideri fondamentali: il desiderio di essere libera e il desiderio di appartenere, libertà e identità. Per 30 o 40 anni l’Europa ha creduto che l’identità non fosse importante. Come mi disse molti anni fa un diplomatico francese: noi francesi abbiamo deciso di non essere francesi, ma europei. I tedeschi hanno deciso di non essere tedeschi, ma europei. E così abbiamo avuto la pace. Se solo voi in Israele smetteste di insistere sul fatto di essere uno stato ebraico e democratico e diventaste semplicemente uno stato dei cittadini, non avremmo alcun conflitto in medio oriente. Ora spero che sia chiaro a tutti che era un’assurdità. Le persone vogliono essere libere e appartenere. Sono ottimista. Anche se per un periodo siamo stati in ritirata, spero che ora finisca. Da questo punto di vista, forse stiamo vivendo un nuovo ‘momento muro di Berlino’, un crollo della filosofia antidemocratica”.

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