Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L'ambasciatore degli Emirati: «Non staremo fermi sotto le bombe» Intervista di Costanza Cavalli
Testata: Libero Data: 03 marzo 2026 Pagina: 11 Autore: Costanza Cavalli Titolo: «Abdulla Alsubousi: «Non staremo fermi sotto le bombe. Pronti a reagire»»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 03/03/2026, a pag. 11, l'analisi di Costanza Cavalli: "Abdulla Alsubousi: «Non staremo fermi sotto le bombe. Pronti a reagire»".
Costanza Cavalli
Abdulla Alsubousi, ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia
Il conflitto tra Usa-Israele e Iran, in poche ore, si è esteso a buona parte della regione mediorientale. L’Iran ha colpito i Paesi del Golfo: gli alberghi e l’aeroporto di Dubai, i moli usati dalla Marina francese ad Abu Dhabi, una postazione americana a Erbil, in Iraq, una petroliera nel Golfo, il porto omanita di Duqm, uffici della Us Navy in Bahrein, target in Arabia Saudita, Kuwait, Qatar. Ha violato gli spazi aerei di Siria e Giordania, un drone ha raggiunto Cipro, Hezbollah ha lanciato razzi su Israele. La scelta di Teheran di estendere i propri attacchi sin dall’inizio indica che siamo di fronte a una battaglia per la sopravvivenza. In questo quadro, anche gli Emirati Arabi Uniti, che ospitano oltre 30mila italiani, rischiano di trovarsi di fronte a un bivio: reagire, anche grazie al supporto militare americano, o limitarsi alla difesa.
«Ci troviamo in un momento senza precedenti – spiega Abdulla Alsubousi, ambasciatore emiratino in Italia – Abbiamo lavorato duramente per evitare questo conflitto, ma l'Iran ha intrapreso azioni ingiustificabili e illegali: ha colpito non solo basi militari, ma hotel e infrastrutture civili. Ad oggi il Ministero della Difesa ha annunciato la morte di tre persone e il ferimento di 68, legati principalmente alla caduta di detriti causati da operazioni di intercettazione».
I Paesi del Golfo hanno firmato un documento congiunto con gli Usa in cui rivendicano il diritto all’autodifesa e affermano che stanno preparando una controffensiva. Che cosa vi state preparando ad affrontare?
«Siamo pronti a reagire a qualsiasi evoluzione delle manovre iraniane. Abbiamo diritto alla ritorsione di fronte a tali aggressioni, anche se il nostro obiettivo è trovare una via d’uscita che risparmi alla regione un ulteriore e devastante conflitto. Ma la nostra leadership non lascerà nulla di intentato per garantire la difesa nazionale».
Con il proseguire della guerra, le capacità missilistiche iraniane si degraderanno ulteriormente. Nonostante i vostri appelli alla de-escalation, alla fine sarete costretti a rispondere con attacchi diretti?
«La nostra posizione è sempre stata improntata alla massima prudenza, dichiarando chiaramente, prima dell’inizio delle ostilità, che non avremmo permesso l’uso dei nostri territori per attaccare l’Iran. Tuttavia, la gravità della situazione ha imposto una riflessione profonda: gli Eau non intendono restare inerti mentre continuano a essere bersaglio di una pioggia di attacchi illegali e ingiustificati.
Se le circostanze dovessero sulla contrapposizione militare, poiché solo attraverso una stabilizzazione politica potremo garantire che i progetti di sviluppo e le grandi vie di comunicazione tecnologica e commerciale diventino una realtà duratura per le generazioni future».
Anche per questo il presidente Trump ha parlato di «guerra preventiva» e, se non di un “cambio” de regime degli ayatollah, certamente di un’ “alterazione”, che spetterà al popolo iraniano. Dopo 47 anni, che cosa possiamo augurarci per gli iraniani?
«Desidero ribadire la posizione ufficiale e ferma del mio Paese, basata sul rispetto della sovranità nazionale. La direzione futura dell’Iran appartiene esclusivamente al popolo iraniano. La nostra speranza è di avere un vicino amichevole che desideri vivere fianco a fianco con noi e con il resto della regione in un clima di pace, lontano dalla minaccia di un’escalation militare».
Che cosa possono fare gli europei? E l’Italia? Avete avanzato delle richieste agli alleati?
«La nostra posizione è che la stabilità della regione sia un interesse globale, non solo locale. Ai nostri alleati chiediamo di sostenere la via della de-escalation e del ritorno al processo politico. La nostra priorità è evitare che questo uragano regionale travolga gli sforzi di pace fatti negli ultimi anni. Inoltre, è fondamentale che i partner internazionali condannino fermamente le azioni illegali e ingiustificate che hanno preso di mira i territori vicini».
Gli Eau, e in particolare Dubai e Abu Dhabi, dispongono di uno degli scudi aerei più sofisticati al mondo, con sistemi stratificati come Thaad, Patriot, batterie a corto raggio e difese dedicate ai droni. I numeri diffusi nelle ultime ore parlano di un tasso di intercettazione molto elevato, superiore al 90% per missili e droni diretti contro il territorio emiratino. Questo può rassicurare i suoi concittadini e gli stranieri sul vostro territorio?
«Per darle qualche cifra, il nostro Ministero della Difesa ha diffuso alcuni dati ufficiali: il nostro sistema di difesa ha rilevato ad oggi oltre 174 missili balistici, 161 dei quali sono stati distrutti, e 689 droni, dei quali 645 sono stati intercettati. Grazie alla nostra infrastruttura di difesa, in confronto ad altre zone di conflitto, il nostro territorio rimane un luogo sicuro, e siamo pronti per qualsiasi azione l’Iran deciderà di intraprendere. La nostra priorità assoluta continua a essere la protezione della vita e della stabilità di chiunque risieda o si trovi attualmente negli Emirati Arabi Uniti».
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