Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Ben Dror Yemini: La democrazia deve difendersi Intervista di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio Data: 03 marzo 2026 Pagina: 1 Autore: Giulio Meotti Titolo: «La democrazia deve difendersi»
Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 03/03/2026, a pagina 1-I, l'intervista di Giulio Meotti a Ben Dror Yemini dal titolo: "La democrazia deve difendersi".
Giulio Meotti
Yaakov Amidror, ex generale di stato maggiore israeliano e consigliere per la Sicurezza nazionale del governo di Benjamin Netanyahu, sostiene che l’ingresso di Hezbollah nel conflitto equivale a una dichiarazione di guerra e che Israele, insieme agli Stati Uniti, punta a distruggere il programma nucleare e missilistico iraniano e a indebolire il regime fino a favorirne il collasso
Roma. “Hezbollah è entrato in guerra, lanciando missili e droni contro Israele e per noi è una dichiarazione di guerra”. Così al Foglio Yaakov Amidror, ex generale di stato maggiore israeliano e consigliere per la Sicurezza nazionale del governo di Benjamin Netanyahu. “Ci vorranno giorni per vedere altri attacchi israeliani in Libano e intanto americani e israeliani continuano la guerra in Iran”. Guerra che ha tre obiettivi, dice Amidror. “Il primo è distruggere il loro programma nucleare e militare. Qualsiasi apparato legato a questo programma verrà raso al suolo. Il secondo obiettivo è far sì che gli iraniani al termine della guerra non avranno più modo di produrre missili. Dopo la guerra di giugno 2025 il programma nucleare iraniano è stato molto indebolito. Ma hanno cercato di riprenderlo, soprattutto nella parte missilistica”.
Il terzo obiettivo è più complicato. “Perché non è misurabile: indebolire il regime iraniano al punto che l’opposizione potrà uscire di casa, senza paura di essere massacrata, e prendere il potere. Come? Non lo sappiamo ancora. E’ chiaro che le Guardie della rivoluzione verranno distrutte, poi toccherà ai Basij, ma parliamo di un milione di persone fedeli al regime. Non sarà facile”.
C’è anche un approccio indiretto, spiega Amidror: “Gli Stati Uniti stanno distruggendo la marina iraniana, che ha interrotto il traffico nello stretto di Hormuz”. Israele è non solo fiducioso che un cambio di regime in Iran sia possibile, ma che gli Stati Uniti rimarranno in campo finché non accadrà, hanno dichiarato ieri alti funzionari israeliani ai giornali del paese. Raz Zimmt, direttore del programma Iran e asse sciita presso l’Institute for National Security Studies, stima che lo scenario più plausibile in questa fase non sia un cambio di regime, ma piuttosto un cambiamento all’interno dell’attuale leadership. Riguardo alla domanda su quando gli iraniani scenderanno ancora in piazza, Zimmt dice: “Il presupposto di base è che i Basij e le Guardie rivoluzionarie siano ancora in grado di reprimere efficacemente le manifestazioni. Ci vorrà molto tempo prima che i cittadini iraniani si sentano abbastanza sicuri da scendere in piazza”. “Perché il regime non dovrebbe collassare?” si domanda retoricamenteAmidror. “Io spero che si arrivi al collasso. Non possiamo fare il regime change al posto degli iraniani. Se non dovesse accadere, faremo in modo che il regime non abbia i mezzi per distruggere Israele, per produrre missili e per assemblare armi atomiche. Ma sono ottimista che a un certo punto la dittatura cadrà. Più diventa debole, più aumentano le possibilità che crolli. Il regime iraniano a Teheran ha lo stesso sostegno che aveva Saddam Hussein a Baghdad, che aveva una sua base. La differenza sono i soldati americani che entrarono in Iraq”. Donald Trump ieri ha dichiarato di non escludere l’invio di truppe in Iran se necessario. “Non dico come ogni presidente: ‘Non ci saranno uomini sul campo’. Dico ‘probabilmente non ne abbiamo bisogno’ o ‘ci saranno se sono necessari”, ha detto Trump al New York Post. I dirigenti della Repubblica islamica non faranno come gli Assad in Siria, spiega Amidror. “I capi del regime iraniano non scapperanno a Parigi, è gente seria, gente tosta, rimarranno e combatteranno”. La domanda è quanto può resistere l’Iran. Pini Yungman, ex capo della Difesa aerea della Rafael Advanced Defense Systems ed excomandante della difesa aerea dell’esercito israeliano, oggi presidente di Tsg Group, sviluppatore di un sistema di comando e controllo che svolge un ruolo chiave nella protezione del fronte interno israeliano, avanza un’ipotesi: “Dato che hanno già lanciato dai 150 ai 175 missili contro Israele, oltre ai missili contro i paesi del Golfo, tra cui l’Arabia Saudita, si stima che abbiano lanciato in totale 250 missili. Questo significa che hanno ancora abbastanza missili per resistere per giorni, ma non per mesi”. Yungman stima l’arsenale iraniano a ben oltre mille missili, sebbene la Repubblica islamica potrebbe aver iniziato la guerra con più del doppio. La politica di Teheran di razionamento dei missili contrasta con il suo approccio durante la “guerra dei 12 giorni” di giugno: duecento missili lanciati in una notte. E questa volta, l’Iran sta anche sparando contro le basi statunitensi nei paesi del Golfo e contro le portaerei statunitensi nella regione. Amidror invita a trarre numerose lezioni da questa guerra. “E’ chiaro che il tempo in cui le democrazie come Israele e America guardano i nemici e si ritirano impauriti è finito. Non c’è più paura di affrontare il male e le dittature. Da quando americani e britannici decisero di non rispondere ad Assad dopo l’uso di armi chimiche, le famose linee rosse di Obama, era chiaro che le democrazie avevano paura. Pensiamo che le dittature siano forti e che non possiamo fare niente, ma non è vero. Khamenei pensava di poter fare quello che voleva. In occidente si pensava ‘è un regime che uccide 30 mila cittadini e che vuole l’atomica, cosa possiamo fare?’. Ecco cosa puoi fare. E se abbattiamo il regime iraniano, si pensava, il mondo si infiammerebbe. Falso. Puoi rovesciare un regime con la forza. La democrazia deve essere aggressiva di fronte alle minacce. Poi c’è una lezione per Israele: dobbiamo essere forti”. E una per l’Europa. “Non avete più stamina?”.
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