Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Piovono bombe americane sui siti nucleari di Teheran. Il nuovo fronte è il Libano Cronaca di Daniele Dell'Orco
Testata: Libero Data: 03 marzo 2026 Pagina: 2 Autore: Daniele Dell'Orco Titolo: «Piovono bombe americane sui siti nucleari di Teheran. Il nuovo fronte è il Libano»
Riprendiamo da LIBERO del 03/03/2026, a pag. 2, con il titolo "Piovono bombe americane sui siti nucleari di Teheran. Il nuovo fronte è il Libano" la cronaca di Daniele Dell'Orco.
Daniele Dell'Orco
Gli Hezbollah hanno attaccato Israele come rappresaglia per l'uccisione di Khamenei. E Israele ha bombardato Beirut e le basi di Hezbollah, proseguendo con la sua campagna di decapitazione del partito terrorista sciita in Libano. E' il nuovo capitolo (e il nuovo fronte) della guerra in Iran
La guerra “aerea” tra Iran e l’alleanza israelo-americana si è allargata ieri su tre fronti: cielo, Levante e Golfo. Teheran ha continuato a lanciare missili e droni contro Israele e contro obiettivi legati agli Stati Uniti nella regione; Washington e Gerusalemme hanno risposto con nuove ondate di raid in profondità, colpendo obiettivi di sicurezza, intelligence e del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica a Teheran, mentre il Libano è tornato a essere campo di battaglia, con un’ondata di attacchi aerei contro le proprietà dell’associazione Al Qard Al Hasan, fra i principali finanziatori dei terroristi sciiti di Hezbollah. E il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar non esclude un’offensiva di terra nel Paese dei Cedri.
In Israele l’ultima salva iraniana del pomeriggio ha fatto scattare sirene nel centro del Paese, stavolta senza vittime, ma proprio nelle stesse ore in cui si sono celebrati i funerali di tre fratelli adolescenti, rimasti uccisi durante un raid di domenica a Beit Shemesh, nei pressi di Gerusalemme. L’attacco iraniano aveva causato almeno nove morti.
Sul versante offensivo, gli Stati Uniti hanno intensificato i colpi nel cuore dell’Iran. Ieri pomeriggio esplosioni sono state segnalate nell’area di Isfahan, zona sensibile per presenza di impianti strategici e militari. Fonti della regione parlano di un attacco anche su impianti di arricchimento dell’uranio, mentre da Teheran filtrano versioni contraddittorie: ammissioni parziali, smentite e il consueto gioco di nebbia informativa, con un’accusa da parte del capo dell’Organizzazione iraniana per l'energia atomica, Mohammad Eslamii ai «regimi criminali degli Stati Uniti e di Israele» che domenica pomeriggio avrebbero preso di mira «il sito nucleare di Natanz con due brutali attacchi». Il tratto tipico di questa fase è la propaganda, e la verità diventa un campo minato quanto le piste d’atterraggio.
Il fronte libanese, intanto, ha registrato un nuovo salto di qualità. L’Idf ha annunciato di aver completato una vasta tornata di attacchi contro Hezbollah, con circa 70 obiettivi colpiti tra depositi d’armi e basi di lancio. Secondo l’esercito israeliano, erano infrastrutture pronte a essere usate contro Gerusalemme.
In parallelo, la campagna di “decapitazione” continua. Ieri la Jihad islamica palestinese ha dichiarato che il comandante della sua ala militare in Libano, Adham al-Othman, è stato ucciso in un raid su Beirut. Per Israele, colpire figure ponte tra milizie palestinesi e apparato del Partito di Dio significa spezzare catene operative e ridurre le opzioni di ritorsione. Colpisce, stavolta, che il governo di Beirut abbia vietato, dichiarandole illegali, le attività militari e di sicurezza di Hezbollah per non esporsi a rappresaglie israeliane.
Ma il dato più allarmante di ieri è arrivato dal Golfo, dove l’escalation produce errori fatali. Tre caccia statunitensi F-15E impegnati in missioni legate alle operazioni sull’Iran, sono stati abbattuti sopra il Kuwait da difese aeree locali in un episodio di fuoco amico. I sei membri degli equipaggi si sono eiettati senza problemi e sono stati recuperati in condizioni stabili. Il Kuwait ha riconosciuto l’errore e avviato un’inchiesta: un inciampo che racconta la congestione dei cieli e la pressione su radar e catene di comando, con il rischio concreto che un incidente diventi casus belli.
Sul piano strategico, l’Iran sembra puntare a dimostrare resilienza e capacità di colpire a distanza, anche a costo di consumare scorte. Israele e Stati Uniti, al contrario, puntano a ridurre rapidamente la capacità missilistica e la rete di proxy, portando la guerra fuori dai confini israeliani e spezzando l’asse Teheran-Beirut.
Il rischio reale, però, è che il conflitto possa allargarsi. Alcuni droni iraniani hanno colpito la base militare inglese di Akrotiri, a Cipro, avvalorando ancor di più le mosse di Regno Unito, Francia e Germania già in procinto di partecipare all'iniziativa militare di Washington e Tel Aviv.
Israele, Usa ed eventuali alleati europei dovranno inibire la capacità di lancio dei missili iraniana che sta seminando caos tra Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Parallelamente, le incursioni aeree in Iran dovranno impedire alla leadership iraniana superstite di riorganizzarsi. Gerusalemme impara dalle guerre precedenti: se la catena di comando resta intatta, i razzi tornano; se si spezza, la deterrenza regge almeno una stagione. Teheran può però giocare la carta della sostituzione rapida, trasformando la partita in un confronto di pazienza politica.
Intanto l’onda d’urto economica si fa sentire: il Golfo in fiamme e lo Stretto di Hormuz chiuso spinge in alto i prezzi dell’energia e del petrolio, e costringe compagnie aeree e marittime a ricalcolare rotte e assicurazioni. Nel frattempo il ministro degli esteri Antonio Tajani in audizione nelle commissioni di Camera e Senato ha riferito che nell'area del Golfo sono presenti 70mila italiani e che 200 studenti italiani rientreranno in Italia da Abu Dhabi.
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