3 Lettere
1. La resa dei conti
Salve Dame,
sono preoccupato per lei; mi faccia sapere che sta bene. Ieri sentendo le notizie ho appreso di una donna deceduta in seguito ai danni provocati da la deflagrazione si un missile su un palazzo.
La resa dei conti è giunta; Trump è stato di parola. I turbanti hanno ciò che meritano ma ancora è poco.
Qualche dibattito ieri ha già evidenziato come i sinistri stiamo masticando amaro. Un rettore (comunista naturalmente) ieri contro Angelica Calô; fanno ribrezzo questi personaggi, stanno da sempre dalla parte sbagliata della storia e continuano a mestare nel liquame.
Ma il paesaggio mondiale sta cambiando grazie a Trump e al nostro Premier ebraico.
Mi faccia sapere come sta.
Un forte abbraccio
Yosef ben Hektor
Caro Yosef,
Io sto bene e la ringrazio per l'interessamento. Qui passiamo il tempo tra casa, rifugio e l'ascolto delle ultime notizie.
Si la resa dei conti è giunta e il capo malefico dei turbanti non c'è più. Dobbiamo solo augurarci che anche l'opposizione iraniana acquisti forza e soprattutto armi, per combatterli da dentro mente Trump e Bibi fanno il lavoro grosso da fuori. Cosa vuol fare, i comunisti non cambieranno mai. Sono al mondo per difendere i satrapi e sputare sulle democrazie che permettono loro ogni cosa.
Ieri un mi vicino di casa mi ha detto "il prossimo anno in vacanza a Teheran".
Speriamo, anzi non voglio sperare, voglio essere sicura.
Un cordiale shalom
Deborah Fait
==================================================
2. Per la fine della Repubblica Islamica
Deborah,
SPERIAMO CHE LA Repubblica Satanica SVANISCA PER SEMPRE con tutta la sua malvagità e proxies che per decenni hanno terrorizzato e insanguinato una parte del creato.
SPERIAMO che il popolo Iraniano riesca a trovare la forza e la determinazione per creare una vera REPUBBLICA DEMOCRATICA, ispirata ai migliori esempi dell' OCCIDENTE.
SOLIDARIETÀ E STIMA A BENJAMIN NETANYAHU e
DONALD J.TRUMP
SHABBAT SHALOM !
Mario Angi
Caro Mario,
La sua speranza è la mia. Il popolo iraniano ha dimostrato di avere la forza necessaria e adesso con l'aiuto di Trump e Netanyahu mi auguro possano finalmente liberarsi dal giogo dei turbanti malefici e ritrovare la libertà.
Un cordiale Shalom
Deborah Fait
====================================================
3. Un Medio Oriente libero dagli ayatollah
Cara Deborah Feit,
Le scrivo in un momento che definire critico sarebbe un eufemismo. Siamo testimoni di ciò che appare come lo scontro finale per la stabilità del Medio Oriente, un conflitto tra Israele e l'Iran che rischia di ridisegnare la mappa geopolitica della regione. L'attuale situazione evidenzia dinamiche complesse e un cambio di paradigma strategico, specialmente per quanto riguarda il ruolo degli Stati Uniti.
Sembrerebbe, infatti, che l'amministrazione Trump, pur avendo dispiegato nell'area la più grande forza navale dai tempi dell'invasione dell'Iraq nel 2003 – un segnale di potenza inequivocabile – abbia in realtà dato una sorta di "luce verde" affinché Israele agisca direttamente. La strategia sottostante pare essere quella di permettere a Israele di sferrare un primo attacco decisivo, per poi intervenire in un secondo momento, qualora fosse necessario, per suggellare la vittoria e stabilizzare l'area secondo i nuovi termini dettati da Gerusalemme.
Questo scenario ci riporta a una verità storica fondamentale che il popolo ebraico ha imparato a caro prezzo: alla fine, gli ebrei devono essere in grado di difendersi da soli, senza aspettare l'aiuto o l'approvazione di nessuno. La storia di Israele è costellata di momenti in cui l'inerzia o la convenienza geopolitica delle altre nazioni hanno lasciato lo Stato ebraico isolato. Pensiamo alla guerra d'indipendenza del 1948, combattuta mentre il mondo guardava, o alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, dove Israele ha dovuto agire preventivamente per evitare la propria distruzione. Anche nella Guerra del Kippur del 1973, Israele si è trovato inizialmente solo a fronteggiare un attacco a sorpresa massiccio.
Il 7 ottobre è l'ultimo, tragico esempio di tale situazione. Dopo quel barbaro attacco, nessuna nazione ha aiutato Israele in modo diretto sul campo. Al contrario, la comunità internazionale ha spesso risposto imponendo limitazioni alla sua guerra di difesa, cercando di imbrigliare la sua risposta militare in nome di una presunta moderazione che, nei fatti, non ha fatto altro che prolungare la minaccia terroristica.
In questo contesto, la relazione con l'attuale amministrazione americana assume un significato diverso. Nonostante la complessità del momento, Israele ha in Donald Trump il più grande supporter che abbia mai avuto alla Casa Bianca. Questo sostegno incondizionato ha permesso al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di operare con una libertà di manovra strategica precedentemente inimmaginabile. Grazie a questa "copertura" politica, Israele ha potuto portare a termine l'operazione a Gaza con l'obiettivo di smantellare definitivamente Hamas.
Ora, lo sguardo è rivolto al vero centro della destabilizzazione regionale: l'Iran. Il sostegno americano permette a Israele di intervenire direttamente contro la Repubblica Islamica e di "fare pulizia" di Hezbollah in Libano. Non si tratta più di contenere la minaccia, ma di eliminarla. La possibilità di agire senza le inutili limitazioni imposte in passato da alleati più preoccupati delle apparenze diplomatiche che della reale sicurezza è una svolta storica.
Questo scontro finale non riguarda solo i confini territoriali, ma la natura stessa della stabilità mediorientale. Un Medio Oriente liberato dall'influenza egemonica iraniana è un luogo in cui la pace, fondata sulla forza e sul rispetto reciproco, è finalmente possibile. Israele sta agendo per garantire che i propri cittadini, e i popoli liberi della regione, possano vivere senza la paura costante della distruzione.
La storia ci insegna che i tentativi di pacificazione con regimi ideologicamente votati alla distruzione di Israele hanno sempre portato a conflitti più sanguinosi. Il sostegno di Trump permette di spezzare questo ciclo. Permette a Israele di chiudere i conti, di garantire la propria sicurezza e di imporre un nuovo ordine basato sulla realtà dei fatti, non sulle illusioni diplomatiche.
In conclusione, ci troviamo di fronte a una convergenza unica tra la necessità imperativa di autodifesa ebraica e la volontà politica americana di sostenere tale autodifesa fino alle estreme conseguenze. È un momento storico che richiede coraggio, determinazione e una visione chiara del futuro.
Con i migliori saluti,
Luca
Caro Luca,
La sua cronistoria delle guerre combattute in totale solitudine da Israele è perfetta. Ma c'è di peggio perché non solo siamo stati lasciati soli di fronte a un immenso mondo arabo assetato di sangue ebraico, ma ci hanno messo anche in difficoltà con embarghi vari e centinaia di risoluzioni ONU contro il Paese che mezzo mondo voleva spazzare via, e che in alcuni casi vuole ancora farlo. Quest'ultima guerra vede Trump e Bibi alleati perfetti. Israele è andato avanti per primo e l'esercito USA lo ha seguito. Perfetta sincronia e bravura eccezionale di entrambi gli eserciti.
Speriamo che riescano a ridare libertà al popolo iraniano in brevissimo tempo.
Un cordiale shalom
Deborah Fait